proSabato: Carmelo Bene, Ofelia

Ofelia

   Ofelia (così la diremo la collegiale che mi si presenta) chiude a due tre mandate un baule-armadio da viaggio per cui è entrata e, circospetta, spiega tremante un foglio e vi si specchia-legge.
   Lilì, che in tutto per lei temporale di flash, scena vuota è la sua cameretta – in più e più solitudini, si specchia nelle pagine dell’universo Will(iam)… Ofelia legge e legge dissociata dalla fanciulla scritta. Frugando nei bauli del solaio proibito, ha scelta a caso certi morti fogli, per amor di frequenza, assiduità innamorata, maldestramente in cerca del suo Amleto azzurro. Non è una svergognata la Lilì: certe curiosità proprie dell’età sua, questo sbocciare in donna ogni istante, il controllo del proprio corpo adolescente o no, frequentato ma sì allo specchio, sì; ma dopo aver girato almen tre volte la chiave nella toppa del solaio-amnesia d’Amleto-cameretta di povera ragazza rosa come quasi tutte le altre…
   Ofelia fruga nel cuore dell’amato (oh, beata!) tramite la sua propria intimità riflessa. Oh, lettura ragazza, oh, apprensione di merletti e di pizzi in cascata sul pavimento sordo dell’amore non corrisposto!…
   E il suo dire, quel dire a fior di labbra, quel non osar di baci che a se stessa nella pagina-specchio che la informa del corpo, del suo viso, degli occhi e non dell’altro – belli d’Altro, quegli occhi – sì, il suo dire si dissocia crudelmente dai gestii di lei via via più disattenta quanto più e più ostinata: e una virgola è un capello fuori posto, capezzoli sorpresi, quei due punti, e la sua bocca che dice è presto detto da quel po’ di rossetto che non dis-dice.
   Oh lettura! Oh maquillage!
   Povera Ofelia! povera Lilì!: così compresa della tua distrazione; oh riflessi!… Ti distruggi allo specchio Lilì; e ti cadono i fogli addormentati di tra le mani (oh, le mani! oh carezze!) ahi!, all’infinito ti confonde lo specchio, giù, sui ghiacci del pavimento sordo dell’amore non corrisposto…

Oh, come lei è laggiù,
come la notte è nera!
Ahi, che la vita è una stordente fiera!

   Ahi! Lilì, “così magra e così eroica!”, creatura mal riflessa e poi riflessa mai più! Smetti queste tue lacrime! pace ai lunghi capelli! non sfigurarti ancora. Vedi, è entrata nella tua stanzetta la morte istitutrice, e ti dispone, annegata da citazione oggi economica sopra le coltri d’acqua d’un bel(letto) dipinto da Millais.

da Carmelo Bene, Sono apparso alla Madonna, Bompiani, 2016, pp. 58-59.

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