Inediti di Mauro Barbetti

ASCISSE

Di quei paradisi
rosi dentro
rasi all’orlo
presi all’incarto
e senza incanto resi
Non per me
s’infiamma il giorno
diversa chiesa conforta
e laica preghiera
con versi stentati
a definirci l’attesa
S’incrina l’asse
su cui tutto giace
inclina al viola
là dove tace
all’imbrunire
la bruma odierna
e sfuma in notte
Dopo di che
non resta sulla porta
che poco più
di un’ombra astrale
e brevi scale
e ascisse a misurare
il rapporto tra una vita
ed il suo perdurare

 

PADRE

Sei del sasso a fine corsa
il fermo transito che è stato
vicenda che non dà misura
di traiettoria occorsa o distanza
ma di quel niente che perdura
nella vita quotidiana
in cui persa come tutti la partita
ti si è diradato il nome
dentro il fiato in lontananza

 

CONFRONTO PRIVATO

Ne convieni
Ci si ritrova per minimi pensieri
qui dove è tardi per nuovi schemi
e il meridiano è già ieri

Eri e sei
a te m’annoda
la vena al braccio
che ti preme contro a sera
lo sfilaccio d’affetto
che lieve approda
sebbene ancora insieme
a silenzi riservati
di paludi stigie

Vige tra noi
la stessa sintassi e struttura
le stesse pause
nei ritmi sonno-veglia
gli stessi passi
a rimbalzo di parete
non più i voli
non l’altura
Solo eroica resistenza

Presenza è la morte
che compare a volte
in un confronto privato
ove non può toglierci
che uno scampolo di tempo oltre
srotolato a definirsi altrove
Non ciò che è già realizzato
o che si porta a resoconto

Affronto il lento compiersi
ma tu sappi
che lieto è stato
il cammino con te
a me
che ho lasciato un fagotto
nel portico di sotto
come a dirti
di non dimenticare

 

PENSIERI DI COMPLEANNO

Il vento sposta
spazi luminosi
nell’instabilità dei pini
auto al ritorno
su viali novembrini
dove s’avverte appena
la sinclinale che fa
il tempo
Che quando guidi
non realizzi
le attese espanse
ai semafori
le linee tese
tra i neri dell’asfalto
o ciò che non eri
dentro gli occhi
di un passante
Il giorno è transitato
nel tuo calendario
e in tutti gli altri
le ore
si sono fermate
e ripartite
da ogni punto
del quadrante
Anche tu passerai
– ti dici –
e forzi il blocco
d’un sorriso
Sarà pure una certezza
ma non è gran che
su cui poggiarci
un’esistenza

 

COMPARSE

A fine recita usciremo
attori non protagonisti
nella critica luce all’avvampo
percorrendo un’orbita ellittica
non visti da distratti spettatori
già estranei al loro campo visivo
Ci perderemo ripetendo
lenta l’ultima scansione
glissando su un qualsiasi diversivo
o sul trauma di un precoce addio
Solo per reciproca sottrazione
( non più tu – non più io )

 

DICONO

Cambiare sostanza
non essere carne e sangue
……..dicono
diversa sembianza
e assenza dal divenire odierno
A pensarlo
il paradiso ci è estraneo
più dell’inferno
sperimentato verso dopo verso
sul limitare di un addio
con l’ombra che arriva
………………..di traverso
dalla parte opposta del pendio
solida….. a chiuderci la via

 

PULIZIE DI FINE ANNO

Spaccarsi
eppure spacciarsi per intero
nel cuneo inserito dentro al tronco
nel troncarsi d’un carneo indurito
nel durare d’un trancio di cranio
metastasi di sé
metafora imprecisa
metamero alieno
Sperare in un metadone
che oggi mi curi
che duri fino a ributto
a rigetto
a assenza di me
quando resteranno solo
queste parole in atto
su velo di carta
vulgata o artefatto
Scorda pure
questo gelo d’esistenza
Rimuovilo….Scarta

 

DELLA SPERANZA IN UN MONDO D’ACQUA

Lontana
ti penso
all’equinozio
del mio bisogno
denso sogno
di cui nulla trapela
su questa battana
a pelo d’acqua
non sirena
né calma a cui si anela
né porti sicuri
né lèmuri
dall’altra parte
dell’emisfero
Sarà così che mi resti dentro
come sete alla calura
dura…..in un’ostrica di pensiero

 

ULTIME RIFLESSIONI DI GALILEO

Non vedo più ai vetri
la Via Lattea d’Arno sotto
io che usai lenti e metri
dotto a confermare latenti indizi
ora cieco m’offusco e disarmo
nello scuro di una stanza
e misuro spazi chiusi
seguendo l’eco che riavanza
attenta da muro a muro
E’ un rapporto matematico
la rifrazione di questo sordo suono
è un rapporto matematico
la mia vecchiaia appresso
è un rapporto matematico
il cromatismo d’acqua nel fiume
così come adesso lo ricordo
prima che s’accenda ogni lume
flebile sull’argine di sera
Mi lascerò in un’onda scura
un’onda che a foce mi conduca
agile feluca via da ormeggi
voce ormai senza censura

 

VERSO LA FINE

Esposto a lame di sole
e tagli di vento
il mio piccolo ragno
s’ingrotta
Nel ristagno si alimenta
La vita – sai –
tende a raggomitolarsi
verso la fine
con quel poco che riesca
a reggerne i fili
incerta
su un incerto confine

.

© Mauro Barbetti

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