proSabato: Vitaliano Trevisan, ‘Lupo’

proSabato: Vitaliano Trevisan, Lupo

Del lupo aveva sempre avuto paura. Sempre, quando era piccolo, sua madre gli diceva che un giorno il lupo sarebbe venuto e l’avrebbe mangiato, perché era proprio cattivo, certe volte. Il lupo mangia i bambini cattivi. Lui il lupo se lo figurava nero, enorme, i denti bianchi scintillanti, la bocca bavosa e gli occhi piccoli e cattivi. Sebbene non lo avesse mai veduto, era certo che fosse nascosto in un punto preciso, anche se vario, dunque, per essere esatti, in più punti precisi: nello sgabuzzino sottoscala, di fianco al corridoio che attraversava sempre di corsa, quando doveva andare al bagno da solo, e sul pianerottolo, in quell’angolo buio che non si illuminava mai neanche quando si accendeva la luce.
Per tutta la sua infanzia, non dubitò mai, neppure per un momento, dell’esistenza del lupo. Che non riuscisse mai a vederlo, era segno che il lupo sapeva nascondersi molto bene: si nascondeva in posti bui perché era di colore buio; non lo aveva mai sentito ringhiare né ululare, perché non ululava né ringhiava proprio per non farsi sentire. Tutto insomma confermava la sua esistenza.
Durante l’adolescenza ebbe dei dubbi, ma al bagno andava sempre di corsa e così per le scale. Prima di chiudere la porta della sua stanza, controllava sempre il pianerottolo,
accendendo e spegnendo piú volte la luce.
Divenuto più grande, lasciò la sua casa e si liberò così del lupo. Si sposò e andò ad abitare in un’altra città. I suoi genitori morirono, ma lui non tornò ad abitare nella sua casa di bambino, perché ormai la sua vita si era sviluppata altrove.
Gli anni passarono. Sua moglie stava per dargli un figlio. Un impulso, forte quanto inspiegabile, lo spinse a visitare la casa della sua giovinezza. Forse è ora di venderla, pensava. Tornò nella sua città, che non riconobbe quasi più, e si recò subito a visitare la casa.
Quando salì le scale per andare nella sua camera, controllò bene il pianerottolo, e così fece anche prima di entrare in camera e così quando decise di uscirne. Ripercorse il corridoio per andare al bagno e, a un tratto, lo prese una grande paura.
Guardò la porta dello sgabuzzino sottoscala e pensò che era ora di finirla, che alla sua età era assurdo avere ancora di queste paure. che stupido, pensò, ho ancora paura del lupo. Trasse un profondo respiro e aprì con decisione la porta dello sgabuzzino.
Dopo qualche giorno la moglie, terribilmente in apprensione, denunciò la sua scomparsa alla polizia. Non è mai stato via cosí tanto senza telefonare, disse alla polizia. Se n’era andato tre giorni fa e da allora non aveva piú sue notizie. Sí, disse, mi aveva detto che voleva andare a visitare la sua vecchia casa.
La polizia trovò il suo corpo nello sgabuzzino sottoscala, la gola squarciata. Il sangue, ormai secco, disegnava per terra una grande macchia nera di forma indefinita.

(1995)

.

© Vitaliano Trevisan, Lupo in Shorts, Torino, Einaudi, 2004

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.