proSabato: Goffredo Parise, ‘Vietnam’ da ‘Guerre politiche’

GOFFREDO PARISE
GUERRE POLITICHE
VIETNAM

…….Un marine mi crede francese e comincia a parlarmi in un francese di New Orleans, quasi incomprensibile. Quando dico che sono italiano mi raggiunge un ragazzo che si chiama Carmelo Cipollone, siciliano. Ha diciannove anni. Mi parla fittamente e i marines che fanno cerchio intorno a noi dicono ridendo: − Mafia, italian mafia −. Infatti Carmelo mi offre tutto quello che ha. Parla ancora quasi perfettamente il suo dialetto perché è in America soltanto da undici anni. Gli chiedo se ha già partecipato a qualche combattimento. Mi dice che la sua compagnia ha già avuto quattro imboscate. A questa parola, che anche gli altri capiscono, molti si avvicinano e vogliono raccontare.
…….Capisco, ascoltandoli, che per loro la guerra si svolge in un’atmosfera di dissociazione molto simile al sogno. Tutti quelli con cui ho parlato hanno voluto dirmi subito i mesi, i giorni, le ore che mancano al ritorno in America. Ho tentato di parlare più a fondo sui perché di questa guerra. Non sanno nulla di nulla, non fanno che pensare all’America, per loro il Vietnam è come una specie di luna popolata di VC, cioè di qualcosa di piccolo, sempre nascosto, il diavolo che prolifera in folletti e coboldi medievali. Non si fanno domande, il loro modo di obbedire è buono, umile, infantile come quello di certi sordomuti. Grava su tutti una frustrazione che è la frustrazione endemica americana. Qualcuno ha nel sacco un libretto da leggere, sono pocket books, con donna nuda, ufficiali nazisti con frusta in mano, western, Il tormento e l’estasi. Non un solo soldato ha con sé un libretto sul Vietnam, che è il paese dove si trova. Uno era un benzinaio della Amoco su un’autostrada del Nebraska. Non si è mai mosso dal Nebraska. È partito di lì ed è arrivato qui, non ha visto Saigon, non ha la minima idea di come e dove sia il Vietnam, non si è mai occupato di politica, non legge i giornali. Del Vietnam sa che è un paese dove ci sono “many, many VC” da prendere. Ci alziamo da terra perché il capitano sta formando le pattuglie. Procediamo a pettine tra gli sterpi, i boschetti e i crateri delle bombe che sono arrivate prima di noi per farci strada. Cammineremo per circa tre ore fino a congiungerci con le altre pattuglie che vengono verso di noi dalla direzione opposta. L’aria è quella di un bagno turco.

© Goffredo Parise, da Guerre Politiche – Vietnam, Biafra, Laos, Cile, Einaudi, Torino, 1976

Questo testo è stato gentilmente scelto per la rubrica da Cristina Fiore, artista/performer e curatrice. Il suo sito qui.

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