“Aspettare la rugiada” di Damiana De Gennaro (di R. Canaletti)

aspettare_la_rugiadaDamiana De Gennaro e il palmo aperto della poesia
Su Aspettare la rugiada (Raffaelli Editore, 2017)

di Riccardo Canaletti

 

[…]
cos’è questa danza a cielo spento
che ferisce con i fiori
e costringe a camminare?

Man mano che si avanza nella lettura si compila l’inventario delle sorprese; in ogni misura la poesia di Damiana de Gennaro sorprende. Una delicatezza tutta orientale (la stessa di quel “aspettare la rugiada”) si intreccia alla chiarezza realistica della poesia italiana di un certo Novecento (quello di Pasolini, quello – in qualche forma – di Penna). Così l’intero libro, appunto Aspettare la rugiada, va costruendo un tessu­to denso a cavallo tra il sogno, o contemplazione, e la vita reale, o la registrazione. C’è infatti tutto, un’idea di viaggio prima di tutto; e l’idea, in particolare l’idea di viaggio, è tutta umana e legata ad un es­sente, ad un esserci qui e ora dai quali non si prescinde. Si aggiunge poi la “danza”, ovvero la pittura ae­rea, dunque più delicata, del concetto, il medium atto modellare la parola e l’idea piegandole ad un uni­co peso, quello della raffinatezza. Nella poesia assolutamente musicale di Damiana De Gennaro manca la vena narrativa, anzi potremmo definirla spoglia della greve masticazione che è il racconto. C’è la se­gnalazione, l’intuizione, la percezione che definisce lo spazio e la memoria, nessun “c’era una volta”, nessuna sovrastruttura. Tutto è sensibile e fermo al primo sguardo. Poi si rielabora, certo, lo si nota nel­la posa tecnicamente notevole dell’Haiku, ripresa qui non come struttura metrica, ma come cadenza ritmica.

taglia l’autunno di fianco
camminando nell’aria
e sulle labbra mi preme dei vuoti
che non so partorire

Ma la sua non è poesia icastica, né poesia concettosa. In Aspettare la rugiada Damiana De Gennaro asse­conda il gesto di ogni oggetto (ovvero la loro postura nello spazio) descrivendo l’ambiente con preci­sione clinica, eppure utilizzando una terminologia apparentemente lontana e di rimando. Forse in que­sto impianto “analogico” possiamo ritrovare il più importante riferimento occidentale: quello a una cer­ta poesia simbolista che, volendo o meno, esce dal libro.

ho visto lo spezzarsi delle albe
tra i cavi elettrici del cielo
almeno mille volte
per scivolarle dalle dita –

Il libro si presenta ben costruito e si apre all’interpretazione pur rimanendo nel suo assetto lineare da “gialloismo”, come a dire “non ci sono interpretazioni”. Infatti la poesia di De Gennaro è discreta, mo­desta seppur limpida, mai sovraccarica, mai eccessiva. È una poesia che come lei, anche con un po’ di malinconia (che altro non è che la “felicità di essere tristi”, Hugo), può essere appoggiata al lato senza dar fastidio: “depositami dove non ingombro”. Ma una volta letta non si può accantonare, anzi si rima­ne a riflettere sulla forza di ogni singolo termine, cucito addosso ad un qualunque oggetto, ereditando la tradizione della Szymborska e delle sue “pillole” e dei suoi “libretti per le istruzioni”. E in qualche mi­sura la poesia in Aspettare la rugiada funziona così: non pretende di insegnare nulla, ma si rivela un vero e proprio manuale di osservazione e di silenzio, un libro tecnico sul come costruire la propria architettura di acqua limpida sopra la realtà di ogni giorno, sopra quella realtà che Damiana De Gennaro ha saputo fotografare con folgorante autenticità.

© Riccardo Canaletti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...