‘Il battesimo del bambino’ di Silvia Salvagnini: una lettura

Il battesimo del bambino di Silvia Salvagnini è una delle poesie contenute nel calendario utopico 2017 di Sartoria Utopia (qui).

C’è nella poesia di Silvia Salvagnini come una luce che illumina il senso delle cose; una luce che entra dolcemente nel testo, a scoprirne la forza di comprensione della realtà poeticamente detta, “costruita”, fatta di un lavorio incessante. Alcune volte si potrebbe parlare di ‘rivelazione’ di un dire poetico, che da dentro il proprio “mistero e segreto” si fa palese e autentico; un manifestarsi che, grazie alla centralità della parola e alla sperimentazione linguistica – che guardano a elementi della tradizione ma di continuo ne spostano i confini – portano il lettore in ‘presenza’ di un lavoro battente e a tratti ossessivo sul significante prima che sul significato. Ciò che accade, nello stesso momento, assumerebbe anche i tratti di una ‘epifania’, intesa come “manifestazione” o ancora “rivelazione” che, dall’interno, emerge con forza all’esterno – e verrebbe poi da dire nel mondo.

A proposito del tema dell’infanzia che Salvagnini affronta in modo preponderante nella sua poesia – e più volte sul nostro blog attraversato; a fine pagina qualche link di riferimento – alcuni autori e studiosi si sono espressi per focalizzarlo. Fabio Simonelli, nel 2005,  ha scritto: «La cifra del verso si piega docilmente alle esigenze di un’autrice che mischia amabilmente un registro distaccato e infantile con l’efficacia della narrazione puntuale.» mentre Maddalena Bergamin, che nel 2015 è stata organizzatrice del Convegno Génération 80 presso l’Université Paris-Sorbonne, ha affermato: «Quello di Silvia Salvagnini è un lungo, interminabile, discorso ai bambini che siamo. Lungo come una parola ascoltata da sempre e compresa soltanto a vent’anni. Interminabile perché qualcosa, da sempre, ci è sfuggito.» Due direzioni del tutto conciliabili, che considerano l’importanza – la crucialità – della parola, del discorso e dell’ascolto come determinanti nello stile autoriale; lì dove tutto si gioca e si trasforma – nella poesia – il sistema-lingua assume interamente il ruolo di protagonista che gli viene conferito. Un ruolo in apparenza scontato e nella realtà difficile da sostenere proprio per la spinta cui è sottoposto: tornare e ritornare ad annunciare quella potenza indissolubile che gli è propria.

Questo è anche il caso del testo di Il battesimo del bambino, nel quale si prosegue la direzione intrapresa da Salvagnini in altre poesie; oltre che ne L’orlo del vestito, anche nelle ninna nanne e negli inediti dedicati al mondo dell’infanzia. L’utilizzo dell’anastrofe e della derivazione come figure retoriche di riferimento è pregnante, così come lo sono l’anafora ma soprattutto l’assonanza e la rima baciata (anche all’interno dei versi) che conferiscono al testo un tono cantilenante, di filastrocca, adatto al tu di riferimento, sia esso bambino o adulto. Il lessico comprende termini che toccano parimenti l’umano, il regno animale e quello naturale; tra questi ci sono “amore”, “acqua”, “aiuole”, “ali”, “aria”, “nido”. Dal punto di vista delle reiterazioni linguistiche presenti in testi differenti, è interessante notare come queste tre direzioni proposte si armonizzino spesso fra loro, creando un percorso che riesce a raccogliere in sé da un lato (lessicale e tematico) la tradizione poetica italiana, dall’altro la contemporaneità e la realtà com’è nello sguardo di chi scrive in un presente. Ciò resiste dentro la lingua; un’attenta scelta del lessico amplifica le possibilità formali. Così nei versi «Senti […] come la colomba ti colomba […] senti come l’aria ti dolcezza/ senti come il tiepido ti tiepezza/ come breccia la brezza» i sostantivi “colomba”, “dolcezza” e l’aggettivo “tiepido” diventano anche verbi (con valore riflessivo) mentre l’assenza del verbo nell’ultimo verso e la presenza di “breccia” – di un varco – ‘apre’ a un’interpretazione che accoglie ancora una volta la dimensione dell’apprendimento e l’imperfezione dell’umano, tipiche della poesia di Salvagnini.
C’è inoltre uno stupore che caratterizza l’intero testo presentato oggi e muove dalla voce della poeta oltre le estremità del significato: di nuovo è il linguaggio ad essere impregnato di questo stupore infantile e lo sguardo a posarsi su novità ad ogni verso, in un’osservazione guidata dalla poeta-pedagoga in quest’esplorazione prima del mondo, in questo “battesimo” che etimologicamente mette in campo l’immersione – linguistica? – ma anche la “purificazione”. Un tratto, quello dello stupore, che caratterizza la poetica dell’autrice, gravida di spunti a più livelli in una poesia in grado di sorprenderci a ogni nuova lettura.

© Alessandra Trevisan

Alcuni post e articoli in cui ho trattato della poesia dell’autrice:

https://poetarumsilva.com/2014/08/14/silvia-salvagnini-l-orlo-del-vestito-una-lettura/

https://poetarumsilva.com/2017/03/28/il-giardiniere-gentile-silvia-salvagnini/

https://poetarumsilva.com/2017/04/14/due-ninne-nanne-inedite-di-silvia-salvagnini/

https://poetarumsilva.com/2017/06/16/salvagnini-maier-immagini-pedagogia-infanzia-poesia-fotografia/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...