‘Rosso, poesie d’amore e di rivolta’ di Beppe Costa

Beppe Costa, Rosso, poesie d’amore e di rivolta, Roma, Associazione Culturale Pellicano, 2016, pp. 118, euro 10,00 

Nuova edizione di un volume uscito nel 2012 per VoloPress − ora nella collana Poetry By The Planet diretta da Antonino Caponetto per l’Associazione Pellicano − questa raccolta di Beppe Costa si riaggancia, per affinità tematica, ai suoi precedenti lavori ritessendo una trama ampia. Rientriamo così nella poetica autoriale come già con, ad esempio, L’ultima nuvola (di cui si parla qui), raccolta che viene in tempi più recenti.
C’è almeno un testo, in particolare fra i primi di questo libro, che inquadra l’io lirico-poetico e tutto il suo dire (p. 19):

Ultime

Ho creduto di fare
qualche volta di dare
sognato viaggi
cambiare qualcosa
almeno dentro di me

Ho creduto d’amare
qualche volta di vivere
vedo sempre partire
tanti pezzi di cuore
che vanno dentro e fuori
umanità folle o corrotta
forse solo impazzita

Il rifugio nei libri
che sembrano sparire
la poesia che muore
come muore il paesaggio
anche dentro di me

L’estate porta con sé
ancora una volta
gli ultimi beni rimasti
gli ultimi che hanno tentato
d’insegnarmi a vivere

In questo testo sono infatti presenti (se non esplicitamente anche in filigrana) “amore e rivolta”, gli stessi del titolo: due sostantivi che hanno a che fare più con la voce del poeta o meglio con il suo punto di vista, che dice liricamente l’amore – lo afferma, lo sostiene nella sostanza – mentre tende lo sguardo verso il fuori, lo rovescia: radicalizzando il senso del tempo, l’io immagina dove l’osservazione della vita muti, ossia ‘dal di dentro’.
Uno dei tratti più importanti della poesia di Beppe Costa è proprio la capacità di penetrare il quotidiano con una comprensibilità ‘estrema’ del verso, stando appunto sulla soglia: il campo semantico del testo citato lo ribadisce, acuendo un finale che focalizza − come in tutti i testi del poeta − la materia sull’esperienza. 

Non è difficile individuare come la corruttibilità dell’uomo resti ferma e viva anche in questi versi; così anche i colori (e soprattutto due che andiamo a individuare) hanno una loro precisa valenza:

Dissolvenze in nero

Entravo in case
coi cassetti colmi di sogni
entravo nelle coperte
fra le lenzuola
poggiato su cuscini altrui
altri pensieri
s’accomunavano ai miei
prendevo i loro tremori
le loro malattie
incuranti lasciavano libero spazio
a ladri amanti e assassini
cercavo per loro vie di scampo
eppure i loro nemici
dormivano accanto
trappole contro tese ovunque
e come avere le chiavi
perdute da tempo
i sogni non sono comuni
ognuno abita il proprio
oppure occorre fare corsi
da scassinatore
o, meglio
accetto l’invito di rientrare sulla terra
mentre tutto, malgrado noi,
torna a dissolversi in nero

Secondo l’antropologo Michel Pastoureau, il nero rappresenta “la colpa, il peccato, la disonestà”, e si contrapporrebbe qui al Rosso. Così il sogno, nella sua dimensione propria e più pura, funge da motivo di contrapposizione con la realtà umana, alterata e deviante. C’è anche un ulteriore aspetto, qui, che possiamo cogliere: è quello della condivisione del poeta di un’intimità che riceve e dà; quell’entrare nelle case degli altri e lì cogliere tutto ciò che le loro vite hanno trasmesso indica altresì una disposizione d’animo aperta al dialogo, al farsi attraversare, ancora, dall’esperienza altrui e propria. E tornando al colore:

Rosso

Del rosso abbondante in strade morenti
del rosso di cuori che non vedono sole
del rosso di sole che non vedono cuori
di cuori al macello
di albe infuocate da spari di cielo
di rosso del sangue di fuochi
di giochi
di rosso del sangue d’una vita
che nasce
di rosso della madre che muore
di rosso annerito da miniere e sudori
del rosso del vino che ha sconfitto
la vita
del rosso del vino che ubriaco di te
del rosso di palco di sera da sballo
di rosso d’amore a volte al tuo fianco
del rosso tramonto che scambia
i miei giorni
del giorno che vita che mi riporta a te
del rosso di luce di quadri d’autore
di rosso di fiamma al camino che scalda
del rosso di croce quand’è solidale
di rosso che brucia ma non porta calore
di rosso d’un fiore per errore raccolto
di rosso di viscere di lava
alla terra che lava
di rosso chiarore che esplodendo non vedi
di rosso che vesti quando svesti il pudore
di rosso di labbra che apri alle labbra
del rosso ferita al tuo ventre e così
la mia vita comincia

Innegabile come la doppiezza e l’ambiguità del rosso così com’è anche nella visione di Pastoureau − dolce-amara − irrompa in un testo carico di anafore e in cui l’accumulo di sostantivi conduce, velocemente, al finale, allineato tenacemente ai temi di cui sopra.

La vitalità totale di questa poesia porta in sé una potenza che, ancestralmente, riconduce alla vita di fronte alla vita stessa, grande magma talvolta indecifrabile, continua fonte d’ispirazione e puro sentire per quanti traspongono con la parola, e così della vita interpretano a loro modo le forme e i significati.

© Alessandra Trevisan

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