Una frase lunga un libro #98: Domenico Brancale, Per diverse ragioni

Una frase lunga un libro #98: Domenico Brancale, Per diverse ragioni, Passigli 2017, € 12,50

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Cercavo la quotidianità minuta. I gesti ripetitivi.
Tutto ciò che si dilata nella durata delle cose.
La complicità delle ombre. La luce della polvere.
I volti della natura morta in ogni distanza.
L’indistinto scricchiolio delle pareti. La forma dell’aria.
Le voci dentro. La materia
dove solo il sangue sa penetrare sempre.

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Se, come scrive Alberto Manguel nella bellissima nota che chiude Per diverse ragioni: “[…] questo libro che abbiamo tra le mani è l’ultima bozza a cui Domenico è giunto, ma non l’ultima in assoluto. Il lettore ne crea un’altra, il traduttore un’altra ancora, garantendo con queste versioni successive una qual modesta immortalità all’opera”, allora esiste una versione di questa raccolta di poesie di Brancale che è la mia, la mia versione di lettore che mi accompagna da un paio di mesi. Io lettore ho compiuto un viaggio tra le parole del poeta, parole scelte dopo averne – ne sono certo – scartate molte; parole che mostrano un lampo, una fiammella, uno spiraglio su quello che prima dei versi è stato osservato, registrato, studiato. Lo spiraglio è quello che sul foglio si fa poesia. Qualcosa che ha un prima non raccontato ma necessario, qualcosa che avrà (e nel caso della bella poesia accade sempre) un dopo, altri spiragli, altri immaginari, addirittura altre memorie. Questo è semplice e meraviglioso. Un libro di poesia è davvero l’ultima bozza del poeta, io che leggo revisiono, io che leggo sostituisco, io che leggo vedo qualcosa che mi appartiene, io che leggo ricordo, io che leggo mi commuovo. Compio tutte queste azioni, vivo le emozioni grazie a uno strumento che qualcuno mi ha messo tra le mani. E quello strumento è il libro, e quella chiave sono le poesie.

Sapevo. Non sarebbe rimasto niente del corpo
che potesse ancora essere detto.

Il vuoto nel vuoto della parola conferma tutto
anche quello che è mai stato.

La raccolta di Domenico Brancale è divisa in tre parti: Da ogni sotto respiro; Per diverse ragioni; Tu è la parola. Il viaggio è però unico, ogni poesia è conseguenza dell’altra come se fossero incatenate e conseguenza di un unico respiro. Si badi, questo effetto non è semplice da ottenere, riuscire a costruire mattone dopo mattone un palazzo in versi che sta perfettamente in piedi sia sotto il profilo statico sia sotto il profilo emotivo è cosa complicatissima; Brancale ci è riuscito.

La prima parte è di una delicatezza estrema, Brancale ci porta nel dolore della malattia, ci porta nelle vicinanze della morte, e i respiri aprono crepe nei muri anche quando sono gli ultimi; siamo forse dentro a un ospedale, ma siamo certamente dentro le nostre vite. A tutti noi è toccata una malattia, una morte di un caro, a tutti noi è toccato soffrire e allora ogni poesia è il nostro caro allettato, la finestra dalla quale abbiamo guardato un parcheggio cui tornare a fine orario visite, la sedia dalla quale abbiamo osservato un altro malato. Il lamento dell’estraneo è più interessante perché è distante da te, eppure ti appartiene, eppure ti riguarda. La malattia si consuma tra flebo e carezze, cosa speriamo se non la fine della pena? L’ultimo respiro di chi soffre è il nostro nuovo primo respiro, e non è liberazione è accompagnamento; è tenere prima per mano e dopo nel ricordo. L’amore non cambia, non passa, il male – invece – ha fine.

Si amano. Qualcuno, almeno uno, crede nell’altro

Per diverse ragioni la parte centrale del libro è una storia d’amore? È il racconto di spostamenti nel tempo e nei luoghi, con qualcuno? Con nessuno? Un amico o un’amante non importa. Contano le ragioni che non sono mai una sola e meno che mai la stessa. Il noi e il tu qui si sovrappongono e confondono. Se c’è qualcuno con cui condividere le cose quel qualcuno finisce per diventare te, e tu diventi l’altro. L’amore è uno scambio continuo, è un transito, è una domanda di cui nessuno conosce la risposta. Brancale è fortunato e può scrivere poesie che ci permettono di ampliare il campo d’osservazione e il numero delle domande. Siamo dei quesiti aperti, che fatica. Il quotidiano e la sua crudeltà, il letto da dividere e la metà vuota, Parigi e Venezia (e dove se no?), il dolore e quel che rimane, il peso dei giorni e la leggerezza di alcune ore, l’importanza dei momenti e di una finestra che guardi sull’acqua.

Questo spazio dove non sei

Lo spazio può allargarsi fino a diventare infinito, dove non sei, e questo spazio – se facciamo attenzione – è il campo nel quale si è giocato tutto il libro. Lo spazio di un letto dove si consuma il dolore, lo spazio di un tempo in cui si realizza un amore, lo spazio bianco dove si consumano tutte le assenze, dove regna il digiuno. La ricerca, dentro questo spazio, del punto preciso in cui si frantumano le cose e di quello dal quale ripartire è il tentativo che Domenico Brancale compie attraverso poesie molto belle.

Questa nota intende offrire nulla di più di un paio di chiavi di lettura, e perciò è anche questa una bozza, e perciò è anche questa un punto di partenza.

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© Gianni Montieri

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Si possono leggere alcune poesie della raccolta qui: PerDiverseRagioni/testi

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