Una frase lunga un libro #96: Carmen Gallo, Appartamenti o stanze

Una frase lunga un libro #96: Carmen Gallo, Appartamenti o stanze, d’If, 2016; € 16,00

*

non è questo il posto dove ci siamo parlati
non è questo il posto dove ci siamo portati

 

Nella nota finale al libro Carmen Gallo scrive: “Questo libro racconta una storia”, ed è vero, e racconta una storia che viene da molto lontano, e il lontano noi non lo conosciamo, è una storia che è somma di molti passati. Una storia fatta di pareti attraversate, di domande lanciate dove le parole rimbalzano e risuonano. Questa è una storia di lettere agganciate in modo da far rumore. In Appartamenti o stanze Carmen Gallo scrive un poemetto in cui un noi continuamente sdoppiato, moltiplicato e poi smembrato, un noi ripetuto e poi lanciato nel vuoto, un noi assottigliato e che guarda, si aggiunge ad altri noi per osservare oltre e meglio e, dopo, da più vicino. Questa persona plurale attraversa appartamenti e stanze; e questi appartamenti, che spesso non sembrano case, non ne hanno il calore, non ne hanno il colore, sono di una o più stanze, sono dilatazioni di tempo, circoscrizioni di stati d’animo e sono abitati da fantasmi. Le voci che raccontano parlano ai fantasmi, ai fantasmi chiedono, ai fantasmi rispondono; ma la poeta chiede anche di confondersi, di scomparire, come se niente fosse, da una stanza all’altra, ed ecco che diventa fantasma lei stessa, ai fantasmi si unisce, e a un certo punto (e il punto può essere diverso a ogni lettura) la prospettiva si ribalta, come in un cambio di scena, e il fantasma comincia a raccontare.

Mi pare, però, che questo sia un libro che faccia qualcosa in più del semplice raccontare, o meglio la storia che racconta ha la pretesa (riuscendoci) di essere intima e universale: perché tutti guardiamo senza vedere, tutti mettiamo bocca e parole nel lato oscuro dell’altro, ma l’altro non sappiamo mai chi sia e, ogni tanto (e qui si avverte il pericolo), l’altro non siamo che noi. Il fantasma. Circa il suo romanzo La prima verità (Einaudi, 2016), Simona Vinci dice che ogni storia è una storia di fantasmi; D.T. Max intitola la biografia di David Foster Wallace Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi (Einaudi, 2013; trad. Alessandro Mari); leggendo il libro di Gallo viene da pensare: Ogni storia è raccontata da un fantasma.

La donna nell’albergo si è accorta
che di notte sul letto la guardiamo.
Ha fatto colazione e se n’è andata.
Noi prendiamo posto nella sua macchina.
Sistemiamo gli specchietti, le allacciamo la cintura.
La donna accelera, frena, tiene gli occhi aperti.
Noi intanto la guardiamo, noi la guardiamo sempre.

Naturalmente il fantasma è la nostra paura, è il nostro tormento, è il nostro devoto e fedele e maledetto amico che sempre e per sempre ci accompagna. Le poesie di Carmen Gallo sono costruite benissimo; la scelta della parole è accurata, così come quella della punteggiatura; il ritmo è straordinario, la stessa disposizione dei testi nella raccolta tiene conto del ritmo al pari del senso. Le voci vanno e vengono e si sovrappongono, un po’ come accade sul palcoscenico in teatro. I testi sono taglienti e hanno il pregio di non essere consolatori. Ad ogni pagina che si volta, dopo ogni poesia si avverte un click (lo stesso di cui parlava proprio David Foster Wallace riferendosi ai racconti di Barthelme), come di una serranda abbassata, di una porta sbattuta o spalancata, di un mondo che ci si presenta.

È un libro visivo, leggendo ho visualizzato: un bambino che cresce fino a sparire, una crepa, un uomo e la sua frattura, un uomo e la sua sutura, una donna che rotola, un’altra che passa attraverso un muro, una donna buona e cattiva, o sono due, qualcuno che muore, una parete che viene in avanti, un muro che cade, una seduta spiritica, una candela, un tavolo, una sedia, due sedie, qualcuno che non vuole morire, che non muore, gruppi di quattro persone, e un altro uomo e un’altra donna, gruppi di due persone, l’asfalto, un bar, una luce che filtra tra le ombre, e molti occhi che poi diventano due.

La donna è tornata a trovarci, e ci ha chiesto di sparire. Non
vuole più ascoltare le storie che raccontiamo. Noi proviamo a
toccarla e a baciarla, ma lei è al centro della stanza, e noi non
riusciamo a raggiungerla.

Non è detto che sia questo ciò che Gallo ha scritto, non so se sia ciò che ha immaginato, ma è quello che mi ha investito. E poi questo libro parla con la precedente raccolta di Gallo – Paura degli occhi, L’arcolaio 2014 – (quando ne scrissi usai queste parole “Questo libro racconta una storia”, chi l’avrebbe mai detto) è scosso dallo stesso tumulto, cambia la scena ma non di molto, lì si era combattuta una battaglia a due qui si mostrano la guerra e la pace che stanno nelle cose, si combatte e si racconta da un’altra trincea distante appena un ballatoio, un sospiro, un controsoffitto, un rinforzo delle travi portanti, ma la capacità di guardare è la stessa. Se esiste un tremore non possiamo non riconoscerlo, non lo possiamo scordare.

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© Gianni Montieri

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Si possono leggere altre poesie da Appartamenti o stanze cliccando qui:   Gallo/AppartamentiOStanze 

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