Carmen Gallo, Appartamenti o stanze

Parigi, foto di gianni montieri

Parigi, foto di gianni montieri

Carmen Gallo, Appartamenti o stanze

*

I.
L’uomo ha accompagnato il vetro
lungo una linea gonfia e verticale
il sangue si è rappreso in fretta
sul braccio lasciato staccato
dall’asfalto incerto delle luci
le voci sul fondo della piazza
fatta più alta dagli alberi tagliati
la testa reclinata sotto il peso
degli occhi aperti, abbassati
a cercare il bicchiere più vicino.
L’uomo urla e piange sotto di noi
da quel fondo che abbatte coi denti
ha voglia di vedere subito il conto
della città che crepa intorno
e noi seduti a misurare i pozzi
e l’ambulanza troppo vicina ai tavoli
lui ci guarda e ci chiama
mostra lenta la recisione
quelli lo prendono e lo legano
tra fili nudi e trasparenti.

*

II.
Le persone intorno ai tavoli
sono andate ad abitare
uno spazio chiuso, laterale.
Parlano, si separano
occupano gli spazi tra i libri
e le sedie. Sono nel tempo
dove lui non è più. C’è una donna
con i capelli lunghi e neri. Dice
ai tavoli di spostarsi, di lasciare
libero lo spazio per chi vuole ballare.

*

III.
C’è una donna bianca che siede lì da dieci anni.
L’uomo con il vetro non l’ha mai visto.
Ha sentito la sua voce, ma la donna
non riconosce le lingue e i giorni.
Non chiedetele perché sia lì.
La donna ha un ricordo preciso, e uno solo.
Questo le basta perché ha molti fili
e non vuole essere legata altrove.
La donna non vuole nemmeno parlare con noi.

*

IV.
L’uomo ha ballato e sudato
per tutto il tempo della festa
ha squarciato l’aria densa
di una stanza affollata
ha mostrato i denti e i passi
ha risposto agli impulsi
cadendo piano all’indietro.
La musica è alta, e la voce non arriva
a spalancare la finestra. Tutti sentono
la mancanza dell’aria. Noi siamo in piedi
a sostenere il soffitto che è diventato
sempre più curvo e poi è caduto e ci ha raccolti
e siamo diventati pareti bianche
conchiglie con le bocche chiuse.

*

V.
Le donne intorno al tavolo hanno fatto il nostro nome
non sono state contenute, non sono state riprodotte
hanno scandito chiaramente il nostro nome
hanno agitato bene tutte le lettere
e se le sono infilate una a una nella bocca.
Solo adesso si sentono piene della stanza.
Le donne hanno visto la nostra faccia
e hanno sollevato il soffitto. L’aria adesso
sale dal pavimento, l’uomo sparge i passi
e noi siamo tornati con le donne a sedere
e a misurare i pozzi.

*

VI.
La donna bianca annuisce o trema.
Vista di profilo annuncia
tempesta, giudizio, concordanza
difficile della parola al senso.
Le donne si alzano e la guardano.
Si appannano vetri dietro respiri.
Noi spegniamo la luce perché ora è notte.

*

VII.
L’uomo si sveglia sul balcone
e preferisce non guardare
dietro i vetri che gli fanno da schienale.
Il buio intorno è alto. L’uomo si tiene
le ginocchia, misura con gli occhi
la resistenza all’urto in base alla distanza.
La donna nella parete di fronte dorme.
Solo le labbra continuano
a guardarci e a domandare.

*

VIII.
La donna con i capelli neri
ha sceso le scale con le braccia vuote.
La donna bianca l’ha salutata
con gli occhi nelle mani.
La donna guida, e cerca un posto dove stare.
Sulla strada c’è un incidente
e un uomo che ha freddo.
Ha una coperta sulle spalle
e c’è un crepaccio di braccia
che portano giù. La donna si sporge,
e guarda. Fissa gli alberi, e le radici capovolte.
Noi restiamo in macchina, e chiudiamo
bene i finestrini.

*

IX.
L’uomo è rientrato in casa
rompendo il vetro con il gomito.
Ha sistemato i tavoli e ha preparato un caffè
alle donne che dormono in un angolo.
Appena sveglie hanno raccontato
la storia dell’uomo accuratamente lacerato.
L’uomo ha fatto a pezzi il giornale
e ha pianto. Le donne hanno urlato
e sono diventate piccolissime.
L’uomo le sistema una sopra l’altra
e chiude la porta della stanza.
La donna bianca sente le voci
ma non distingue i giorni. Quando arriva
nella stanza le donne tornano grandi
e urlano più forte. Noi le chiudiamo tutte a chiave
e non si sente più nessun rumore.

***

© Carmen Gallo

*

Nota: Questi testi sono stati pubblicati nel numero 19 della rivista L’Ulisse. Ringraziamo Carmen Gallo e Italo Testa, per averli concessi

 

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