La botte piccola #6: Dave Eggers, “Lei ribolliva, sbocciava”

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Ad esempio, il racconto è questo (da La fame che abbiamo, Mondadori 2004, trad. it. Matteo Colombo):

È una madre single e l’unico uomo che le interessa è suo figlio, che ha quindici anni e non ha chiamato. Sono le 2:33 del mattino e non lo sente dalle 17:40 del pomeriggio, quando le ha detto che si sarebbe fermato a cena fuori. Lei ora sta guardando un reality show alla tv, beve vino rosso con un goccio di gin e immagina di picchiare il suo unico figlio con una mazza da golf. Immagina di colpirlo forte in piena faccia, e pensa che il rumore che farebbe forse riuscirebbe a ripagarla della preoccupazione, dell’incapacità di dormire, delle centinaia e centinaia di pensieri orribili che le hanno incendiato la mente nelle ultime ore. Ma dov’è finito? Lei non sa nemmeno dove doveva andare, e con chi. È un tipo solitario, eccentrico. È, pensa, il classico adolescente che si fa tirare in mezzo da gente deviata su Internet. Eppure qualcosa le dice che è al sicuro, che sta bene ma che per qualche ragione non è riuscito a chiamare, o forse nemmeno ci ha pensato. Sta testando i suoi limiti, forse, e ci penserà lei a dargli una rinfrescatina sulle conseguenze del suo menefreghismo. E quando pensa a cosa gli dirà e con quanta foga glielo dirà, prova uno strano piacere. È un piacere simile a quello che si prova grattando energicamente un corpo in preda a un fortissimo prurito. Abbandonarsi a quel gesto, grattarsi ovunque e furiosamente – cosa che le è capitato di fare appena un mese fa, dopo un’orticaria – è stato il piacere più profondo che abbia mai sperimentato. E adesso, mentre aspetta suo figlio ed è consapevole di quanto sarà giusta la sua indignazione, di quanto ampiamente giustificato sarà gridare qualsiasi cosa davanti a quella faccia irresponsabile, si trova ad attendere il suo arrivo nel modo in cui un uccello rapace potrebbe attendere il suo pasto. Annuisce tra sé e sé. Si picchietta una penna sulle labbra riarse. Tenta di fare ordine nei pensieri, di decidere da dove cominciare. Quanto dovranno essere generiche le critiche che gli muoverà? Dovrebbero riferirsi espressamente a quella serata o costituire la soglia da varcare per discutere di tutte le sue mancanze? Quante possibilità! Avrà tutto il diritto di spingersi ovunque, di dire qualsiasi cosa. Versa un altro po’ di gin nel bicchiere basso pieno di merlot, e quando alza lo sguardo, alle 2:47, i fari della macchina di suo figlio stanno tratteggiando di luce la finestra del salotto. Sarà fantastico, pensa lei. Sarà copioso, magnifico; gratterà, gratterà e infine sboccerà. Si precipita alla porta. Non vede l’ora.

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