Anna Maria Carpi, Poesia per sconfiggere la morte

Anna Maria Carpi, foto di Anna Toscano

Anna Maria Carpi, foto di Anna Toscano

Anna Maria Carpi, Poesia per sconfiggere la morte

di Anna Toscano

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La poetica di Anna Maria Carpi è da ascriversi in quella linea che Debenedetti chiamava, nel suo studio sulla poesia del Novecento, della semplicità; ovvero la leggibilità come pratica comunicativa contro l’illeggibilità e l’incomprensibilità del discorso. Il linguaggio poetico di Carpi è apparentemente semplice, quasi umile nel suo uso comune: è una lingua che evita l’oscurità per assestarsi in una zona dove la poesia non è comunicazione ma non la esclude. In Compagni corpi (2004), in E tu fra i due chi sei (2007), poi in L’asso della neve (2011) e infine in Quando avrò tempo (2013) le poesie di Carpi sono in forma di monologo, a volte dialogo e spesso di racconto. Tre forme di espressione attraverso cui Carpi cerca di autodefinirsi, di darsi un dove, un quando e un perché, in una ricerca dove la domanda non è mai assente. Si notano, infatti, punti interrogativi che costellano le quattro raccolte: non sono domande di incertezza bensì una richiesta di conforto all’altro nel gioco interlocutorio poetico che è il dialogo. Nell’ultima raccolta le formule interlocutorie si fanno più rade ma al contempo più urgenti: l’urgenza della domanda è l’urgenza di venire compresi e comprendere, infatti si trovano domande a Dio e invocazioni al Magnificat di Bach.
I cari temi di Anna Maria sono i misteri grandi e piccoli della vita quotidiana, in un continuo tentativo di raccordo con la realtà. I luoghi sono interni, casa – o sotto casa, sul marciapiede – treno o metropolitana, dai quali si scorgono paesaggi esterni con aspetti nordici – eredi delle sue origini irlandesi e della tradizione tedesca di cui è studiosa e traduttrice – o esterni ampi e senza confini. I suoi dove sono postazione da cui poter osservare gli altri nel tentativo di scorgere un senso, una condivisione delle umane prassi. Il tempo in queste raccolte è intrinsecamente legato al tempo della forma narrativa, in quanto non vi è spazio per le usuali sospensioni poetiche: qui il tempo scorre e non si ferma, in un continuum narrativo che è esplorazione. La presenza dei libri nelle sillogi è costante, quasi una invocazione o un rifugio, “quale posto più sicuro di una biblioteca” difatti scrive. Ma anche il patema per alcuni altri, per la sorte di quell’umanità bella e indifesa come l’orso polare, ne L’asso della neve, o nell’ultima raccolta per gli sciagurati migranti o gli sventurati venditori di rose testimoni di una “pietà astratta”. Vi è l’immagine della neve che ricorre di raccolta in raccolta con il suo manto che ovatta ma anche mette in risalto le umane passioni e a volte le umane viltà: l’asso ormai inutile scartato nella neve, il passato che “splende come un campo di neve”.
L’apparenza, il manto della poesia di Anna Maria Carpi, è quella di una compostezza composta, di una misura data da una ironia sottile, di un ordine, di una stabilità acquattata tra metrica ed elencazione di oggetti, la compostezza di una proclamata pietà per il mondo ma che giunge da un cuore con “l’accesso stretto” dal quale “tutto quello che ho dentro non mi passa”.
Sotto il manto di neve di questa poesia la condizione lacerante dei “se”, dei periodi ipotetici, dei ”fosse”, degli “avesse”, dei “sarà stata poi lei?”, dei “quando avrò tempo”. Sotto il manto “solo un metro più sotto / c’è la disperazione” e gli oggetti allineati non reggono più – “di far ordine non è mai il momento” – le persone nei sedili accanto non fanno più da sponda ai pensieri, sotto il manto della compostezza c’è la comune condizione umana della disperazione alla ricerca di quell’”altrove, altrove, sono sempre altrove” che sia “un nido sconosciuto / introvabile dalla morte”. La morte va sconfitta, anche a suon di versi, perché la poesia non abbia fine perché la vita non abbia fine: “O io sono immortale oppure niente”.

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© Anna Toscano

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Nota: Questo articolo è uscito nel numero 73 di «Atelier», (marzo 2014). Ringraziamo Anna Toscano, Giuliano Ladolfi e Fabiano Alborghetti per avercelo concesso. Questo articolo si inserisce in un percorso di articoli su Anna Maria Carpi che trovate su Poetarum Silva/Carpi

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