Nel «perfetto amore» di Emilio Rentocchini. Nota di lettura di Paolo Steffan

emilio rentocchini poetarum

Nel «perfetto amore» di Emilio Rentocchini
di © Paolo Steffan

Già l’esergo che Emilio Rentocchini ha scelto per la sua raccolta in lingua ci permetterebbe di scrivere pagine e pagine su uno dei migliori poeti del nostro tempo. Si tratta del distico finale del Sonnet 23 di Shakespeare: «O! Learn to read what silent love hath writ/ To hear with eyes belongs to love’s fine wit», poi ripreso nella traduzione di Giudici per chiudere l’ultima poesia di Del perfetto amore (titolo di raccolta a propria volta ispirato a un verso dello stesso Sonnet 23). In un sublime gioco sinestetico, sono condensate le sottigliezze dell’amore, ma è anche preannunciato il tipo di metro che Rentocchini ha scelto per la scrittura in lingua, in deroga alla usuale ottava impiegata per il dialetto: la forma sonetto.
Ma non è un sonetto canonico, come già ci mostra la lettura di Oltre l’oltre, poesia-prologo:

Gocce buie e materiche nel vuoto
chiaro del giorno nato non per noi
che siamo, in fondo affronto all’orizzonte
irrespirato: chi non è in bilico

«In bilico», come queste quartine e terzine ipermetre (gli endecasillabi si contraggono in decasillabi), esenti da rime e dominate da un insistito enjambement che ci fa scendere e scendere nel gorgo di un nuovo in bilico: siamo lì tra materialità sensuale e impalpabilità psichica, riassunte magistralmente nella chiusa:

dolce il tuo volto fissa le ginocchia
o appena il battiscopa: non è semplice
per niente intercettarti l’anima.

Una tensione corpo-anima che si rafforza subito nel sonetto che segue:

Perché sei carne e incarni qualcos’altro
tu lembo immateriale in cui respiro
e attrito assai più fisico del tempo
che ruga l’universo: anche per questo.

Siamo sempre «oltre l’oltre» e ci rimarremo per tutta la durata della nostra lettura, che senza troppi pudori, ha il pudore di un’oscurità benevola in cui queste due componenti necessarie − immateriale e materiale, «parole» e «baci» − convivono continuamente.
Ma l’oltre, così reiterato e così forte è anche la misura dell’oltraggio, come insegnava l’Oltranza oltraggio di Zanzotto (anch’essa, guarda caso, un notturno). E così Rentocchini, nel terzo sonetto, dominato da un paesaggio lacustre, ci presenta questo andare oltre in un tricolon pieno di senso: «di intravedere extrasentire osare». Ritornano anche il tatto e l’equilibrio − amoroso − tra tangibile e intangibile: «non hai paura – vero? -/ di camminare dove non si tocca.»

Non vorrei che sembrasse che stessi qui compilando una lettura testo per testo, ma la rara intensità e la bellezza superlativa di questi versi italiani di Rentocchini, condurrebbero, a volte, a voler scrivere di ogni singola virgola. Per questo, non posso non tornare sul quarto sonetto, Nel presente, che ha assunto tutto un suo pregnissimo senso, anche se riletto solo in verticale per parole-rima, e così infatti lo trascrivo, perché diventerebbe una poesia a sé, testimoniando quanto è il lavoro del poeta sulla perfetta densità di quanto leggiamo in posizione marcata:

terra vita ancora parola

cola assenza sempre, presente

macchina ghiaia sbatte

Amore. occhi finora.

Ci sono l’ancora e il finora del presente in un colare di speranza e Amore (con la maiuscola!), che − come sappiamo per via stilnovistica− passa attraverso gli occhi, in un amalgama di terra-ghiaia, di macchina (siamo pur sempre nel presente motorizzato!) e di vita (concretezza peritura) che può eternarsi− l’insegnano bene i sonetti di Shakespeare − solo per mezzo della parola poetica (impalpabilità senza fine). E in particolare «dentro l’amore la parola terra/ risuona d’acqua cupa e senza tempo», ci ricorda subito il sesto sonetto, chiudendo questo nostro cerchio.

Ma è nel quinto, invece, che va a specificarsi il contesto stradale appena intravisto nel «presente che spera la risposta da una macchina» «sulla ghiaia» e lì che il sentimento dominante è sancito:

scivola via la strada e ad ogni curva
che ci separa amore ci misura
per poi restituirci ciò che manca.

Eccolo – assoluto e leale – il perfetto amore!

* * *
Emilio Rentocchini, Del perfetto amore, con una nota di Marco Santagata, Donzelli, 2008. (Si è qui fatto in particolare riferimento a testi pubblicati alle pp. 11-16 e 88.)

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