Quando dici Mantova # 1- (battaglie)

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In principio ho il dubbio che i volontari del Festival siano creature celesti: se io sbucassi immemore e sprovvista di mappa da una botola in un punto random della città in grado solo di sussurrare l’evento cui voglio partecipare, loro mi indicherebbero luogo, ora e il più comodo punto ristoro lungo il tragitto. Creature celesti. Ma la mia collega ne conosce alcuni, e mi convince che esistevano già.
Mi convinco da sola, invece, che:
1) La battaglia di ieri tra Michele Serra e i suoi giovanissimi intervistatori, moderata da Federico Taddia, mordeva quasi il tallone per brio e verve ironica l’oggetto stesso della discussione: pronti al confronto, gli studenti al microfono hanno gettato ponti o incendiato navi sull’argomento del gap generazionale, e su quella particolare maniera di guardarlo che è la cifra dolente e caustica de Gli sdraiati.
2) Il “Translation slam” dovrebbe diventare materia d’esame, ora di laboratorio in ogni scuola. Stamattina, ad esempio, nell’incontro di apertura di questo ciclo, il traduttore Matteo Colombo ha argomento la necessità di una nuova versione, da lui stessa effettuata per Einaudi, de Il giovane Holden, mentre Anna Rusconi ha tratteggiato il lavoro di Adriana Motti, prima traduttrice del capolavoro di Salinger. Una slide sulle loro teste ha riportato per lungo tempo una citazione di Tim Parks, che comincia così: «Each generation needs its own translators». (E termina, cito a memoria, con quanto rispetto dovremmo ai traduttori.)
Battaglie, insomma. E punti ristoro. E svariate creature celesti.

© Giovanna Amato

2 comments

  1. «Each generation needs its own translators». Sfido ogni giovane a sostituire “te la sei scopata” con “te la sei insifonata”. Credo profondamente nel “divenire” delle traduzioni. La lingua è un fiume che non si ferma.

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