Le cronache della Leda #10 – Le biciclette

berlino - foto di gianni montieri

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Le cronache della Leda #10 – Le biciclette  

(a andrea pomella e marco rossari)

 

Una volta hanno votato la cittadina dove vivo, paese come lo chiamo io, tra le dieci più ciclabili d’Italia. In piazza, nei negozi, per un mese o due non si era parlato d’altro. Quindi andare in bici era una cosa di cui vantarsi. L’Adriana e la Luisa erano entusiaste del piazzamento. Io (la guastafeste secondo loro) pensavo, invece, che quando le cose normali, giuste ma minime, diventavano qualcosa per cui vantarsi voleva soltanto dire che non rimaneva più nulla per cui valesse la pena farlo. Ovvero erano sparite le eccezioni, ci si vantava dell’ovvio. Ma tu vallo a spiegare a quelle due. Io che facevo tutto a piedi ero la più ecologica di tutti ma non andavo certo a raccontarlo in giro come se fosse un evento.

Io e la Luisa ogni tanto prendiamo il treno e andiamo a Milano. Qualche mostra, due o tre librerie a cui sono affezionata, lo shopping che la Luisa adora. Siamo scese con la metropolitana a via Turati e da lì abbiamo passeggiato fino a piazza della Scala. Milano col sole sembra più europea ma forse è meno interessante di quando è grigia. Se devi passeggiare è meglio che ci sia il sole però, mi dice la Luisa e come darle torto. Appena fuori dalla Galleria ci fermano due ragazzine carine e gentili con in mano un questionario: «Scusate signore che libri leggete? Romanzi? Gialli?» La Luisa tira dritto e dice: «Parlate con lei, la chiamiamo “la lettrice forte”.» Non avevo voglia ma le ragazzine mi facevano simpatia e ho pensato che guadagnassero dei soldi facendo quella cosa e ho risposto al questionario. A modo mio.

Ragazze care adesso vi insegno una cosa, le domande vanno fatte bene. Sì, lo so che vi hanno fatto un piccolo corso dove vi hanno spiegato cosa e come chiedere, e che avete le caselle predisposte, ma non ci si può accontentare di riempire le caselle, non credete? Ma sto blaterando, insomma voi lo sapete che la distinzione andrebbe fatta tra narrativa e saggistica, tra narrativa e poesia. Non avete la poesia tra le domande? Beh, è molto strano perché le poesie sono domande, pongono interrogativi, mica danno risposte. Perché chiedete se leggiamo gialli? Insomma: la letteratura, i libri, sono una cosa più complessa di un questionario. Certo, quella roba lì sarà commissionata da una multinazionale che alla fine vuol sapere quante volte io attraversi questa piazza, scavalcando i piccioni, e entri nel megastore di fronte. Io sono una professoressa e i libri sono stati quasi tutto nella mia vita. Se avete uno spazio per le osservazioni scrivete questo oppure barrate le mie caselle a caso. Mi chiamo Leda.

La Luisa dice che mi avranno scambiato per matta ma che è stato divertente. Dice che quando me ne parto con queste filippiche sono insuperabile. Mi sembrava di aver detto solo un paio di cosette. Beviamo un caffè con un dolcino e poi camminiamo lungo Via Torino. Le biciclette gialle che usano in tanti qui, credo sia un servizio del Comune, danno l’idea di essere molto, troppo, pesanti. Tra sanpietrini e binari del tram non deve essere uno scherzo andarci in giro. Resteremo sempre degli improvvisatori, non si dovrebbero fare prima le ciclabili e solo dopo mettere in piedi un servizio di bici a noleggio? La Luisa sbuffa che brontolo sempre e che non mi rilasso mai. Non si può mai fare un ragionamento, sarà meglio lei che si fionda su ogni vetrina come se ci fossero esposti l’ultimo pullover o l’ultima camicia al mondo.

A Milano ci sono più biciclette nei locali che in strada. Ne ho vista una color argento in Brera, in una vetrina dove vendono borse e penne molto care. Un’altra di un bel verde chiaro, una Bianchi tipo quelle di Fausto Coppi, all’ingresso di un parrucchiere, l’insegna dice Hair Stylist. Del resto siamo a Milano. Non faccio fatica a immaginare che almeno sei/sette tra bar e ristoranti avranno delle biciclette all’interno, come arredi. Del resto siamo a Milano. Del resto siamo a Design. Tutte queste cose non le dico alla Luisa, le impedisco, però, di comprare un orribile foulard giallo e turchese. C’è un limite a tutto. In una via non distante da Porta Genova c’è un locale Le biciclette. Sbircio dentro, questi ce le hanno appese al soffitto, almeno sono coerenti. L’avvocato una volta mi  ha detto che il ciclismo ha i giorni contati, se venisse più spesso a Milano ne avrebbe la certezza.

Leda

 

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© Gianni Montieri

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3 comments

  1. Le ho nel cuore, le biciclette.
    Vero sì, per me, quel che afferma l’avvocato: il ciclismo ha i giorni contati.
    Grazie, Gianni.
    c.

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