Novità: Carlo Cipparrone, Poesie da “Crocevia del futuro”

Carlo Cipparrone, Crocevia del futuro
A cura di Saverio Bafaro
L’arcolaio 2021
Dalla Introduzione del curatore Saverio Bafaro

«Quale futuro si può mai scegliere e avere se non coltiviamo l’arte della riconoscenza e del ricordo? Non ultima della commemorazione di personalità silenziose e miti come è stato Cipparrone? Contro i distruttori, gli urlatori, i compratori arriva, nella sua nudità, la Poesia in una condizione e in un posizionamento che rappresenta, appunto, un “crocevia” (una “croce” e una “via”), un luogo in cui non ci si può non imbattere: un punto di arrivo, un approdo finale, ma anche, e al contempo, un punto di fuga, di svolta, un nuovo possibile inizio, nel segno di una rivivificazione cosciente contro le facili cancellazioni e i troppo veloci oblii, in quello spartiacque tra passato, presente e avvenire che più da vicino appartiene al mandato letterario e alla eredità da consegnare. […] Faceva parte della stessa ed esplicita volontà dell’autore raccogliere le sue “poesie brevi e brevissime”, un aggregato di testi rimasti fuori dalla sua ultima antologia dal titolo Teatro della vita, silloge che racchiude, al contrario, i componimenti medi e lunghi da lui stesso individuati. Nelle nostre sempre più assidue occasioni di incontro e scambio, iniziate per via della collaborazione al semestrale Capoverso – Rivista di scritture poetiche di cui Carlo è stato fondatore e attivo promotore, mi chiese se era mia intenzione voler scrivere una prefazione ai testi rimasti non pubblicati, in quanto avrebbero trovato uno spazio a sé in una raccolta “altra”. Il mio ruolo, dunque, dopo la sua scomparsa, si è reso, a dovere, maggiormente impegnativo: non soltanto prefatore, ma curatore vero e proprio, per riproporre e riattualizzare la sua visione del mondo con questa pubblicazione. […] La creatura poetica deprivata della sua umanità ed emotività profonde inganna il lettore e se stesso, che la parola poetica faccia ritrovare nuovamente i valori veri e autentici dell’essere uomo e dell’essere artista, vissuti come un unicum inseparabili, che la morte possa riacquisire “corpo”, che i veri poeti possano essere riconosciuti.»

 

Se i colori dell’iride

Se i colori dell’iride vedi
nella chiazza di nafta su cui
piove nel grigio cortile,
è un cielo misero
che si riflette sulla poca terra
che tu solo conosci
come il palmo della tua mano.
Ma è anche un segno di pace,
pietà che dietro si lascia
un passato ormai scritto.

 

Non bastano i fiori

Non bastano i fiori,
si cerca l’utile, il frutto;
ecco allora tagli obliqui
innesti legati con la rafia.
La mia carne penetra la tua
vibra in un’altra vita
riscatta la sua solitudine selvatica.

 

Verità notturne

Di notte, tra zigomo e fronte,
l’orbita ridiventa un’umida cavità
tra palpebre avvizzite.
L’occhio finto, rimosso,
confida al bicchiere il suo segreto:
come un pesce esanime
nella boccia di vetro
fissa dal comodino il soffitto.
Di notte anche le protesi
dopo le fatiche del giorno riposano:
le dentiere escono dalle bocche
che svuotandosi si ritraggono,
le gambe artificiali riposte
occupano le sedie accanto ai letti,
le mani di plastica smettono d’agitarsi
allo sportello dell’ufficio invalidi.

 

Crocevia del futuro

Dopo troppe notti senza luna
l’alba stenta a farsi luce.
Non è ancora giorno
quando, graffiando la nebbia,
le gru riprendono a roteare e intorno
crescono piloni, tralicci, antenne.

Assediata da tutti i lati,
la collina si sgretola.
Nuovi mostri violentano
la placida innocenza della campagna:
tenere groppe cedono
all’assalto delle benne.

Al crocevia sfrecciano veloci i motori,
percorrono viadotti audaci, attraversano
tunnel lunghissimi, vanno
verso un tempo smemorato.

 

Come un surf

Come un surf spinto dal vento
sul filo rapido dell’onda,
seguire rotte audaci
squarciando l’acqua stagnante
dei soliti pensieri, spingendo
all’angolo l’io introverso.
E, volgendo lo sguardo
avanti e ai lati, scoprire cose
che prima restavano nascoste.

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