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I consigli di lettura #2022 della redazione Poetarum

Il 2022 è stato un anno variegato in termini editoriali: sono tanti i titoli inediti, le riedizioni inaspettate, gli esordi e le traduzioni che hanno animato e arricchito il dibattito culturale.
Quest’anno la redazione di Poetarum Silva ha selezionato per voi alcuni di questi titoli da inserire in #wishlist, o leggere durante questo periodo di festività.

E quindi ecco la nostra selezione e buone feste a tutte e tutti voi!

Medieval Disco Club, by Giulia Bocchio + StableDiffusion

 


Giulia Bocchio

Francesco D’Isa, L’assurda evidenza (Tlon)

Perché non esiste esperienza che non sia squisitamente-amaramente-egoisticamente personale, specie il dolore, specie il modo di pensare non solo la finitudine ma l’assurdità stessa della vita, del tutto. Ma cos’è poi il tutto, se non ho ancora leccato il fondo del nulla? Nulla. Si tratta di un diario filosofico molto denso, che stimola la riflessione, che confonde attraverso alcuni disegni presenti all’interno del testo. Francesco D’Isa rende umani e personali quesiti complessi, che animano la filosofia (e non solo quella Occidentale) da secoli, e coraggiosamente li generalizza a partire da quel ‘Qualcosa esiste’, che apre il percorso stesso del libro e che conduce a un resoconto  illuminante per chi scrive: ‘La vita è assurda’. Ok, e adesso?

 

Scheena Patel, Ti seguo (Atlantide)

L’alleanza fra Instagram e la voce di Sheena Patel è spietata e corrosiva. Perché sebbene chi scrive scardini senza retoriche le controversie della logica occidentale, mettendo nello stesso tempo a nudo ogni centimetro di pelle del desiderio femminile, il risultato è uno scenario ancora precario, imbellettato a festa, la cui tovaglia bianca dell’apparenza a un certo punto viene macchiata da quel vino a basso costo che tutti e tutte fingiamo di non aver mai assaggiato. La voce che emerge, pagina dopo pagina, è una personalità che lotta, che tenta di mettere insieme i pezzi di tutte le contraddizioni che ci caratterizzano come esseri in costante mutamento, nel tentativo di rompere le catene millenarie dell’oppressione patriarcale, di andare oltre un costrutto morale assemblato dagli uomini, rivendicando corpo, desiderio e vulnerabilità. Autenticità. In questo romanzo, smartphone ed emozioni formano una colata lavica perfetta per mettere in evidenza il divario di genere che ancora caratterizza le relazioni perché «mi rendo conto che sto sopra un orologio e il tempo scorre diversamente per me. Sono una femmina».

 

Raymond Chandler, Il lungo addio (Adelphi)

Capolavoro noir che Adelphi riporta in libreria con una nuova traduzione a cura di Gianni Pannofino. Quello di Chandler è un linguaggio che codifica l’estetica stessa del genere, che ha una caratteristica fondamentale in letteratura: l’essere inconfondibile.
C’è tutto dentro: l’amicizia tanto casuale quanto mortale, donne e uomini dannati, uno scrittore che ormai detesta la sua stessa scrittura, molto alcol e un’infinita malinconia. Sembrerebbero dei semplici cliché e invece si tratta di allure.
Eppure nessuno sembra dire addio come Marlowe.


 

Maria Teresa Rovitto

Ottiero Ottieri, Contessa (Utopia)

Il prezioso lavoro di recupero della casa editrice Utopia continua con un’opera di Ottiero Ottieri
(1924-2002), definito da Zanzotto “un isolato, un erratico” che “resta come uno scoglio a parte nella letteratura del secondo Novecento”. Contessa (1976) è un romanzo che tiene insieme, grazie a un’insuperabile armonia delle forme, la poetica dello scrittore, dove elementi romanzeschi si combinano a quelli autobiografici, del saggio narrativo e a riflessioni filosofiche. Nella storia narrata si esplora il tema di tutta la sua opera: il disagio esistenziale e lo stato di alienazione dell’essere umano all’epoca delle grandi trasformazioni del lavoro e delle relazioni sociali dal dopoguerra. L’attenzione alle condizioni patite nei centri di potere organizzati si concentra qui sulla clinica psichiatrica, anche se la fabbrica resta presente, essendo la protagonista una psicosociologa con stretti contatti nel mondo industriale. La donna lotta con un profondo disagio psichico e fisico per il quale si sottoporrà a lunghe sedute di analisi. Insieme terapeuta e paziente, cerca invano di alleviare la sua sofferenza sviluppando una
dipendenza dall’alcol, gettandosi nella ripetitività di incontri amorosi e nell’agonia della vita mondana. Non sembra esserci una cura alla malattia depressiva in una quotidianità disumana, in una società che continua a funzionare in base a regole che accentuano le nevrosi. Lettura necessaria, dunque, per tornare alle origini di processi in cui tutt’oggi siamo immersi, ascoltando la voce di uno dei primi e più grandi autori che ne ha fatto materia narrativa.

 

Joseph Ponthus, Alla linea (Bompiani)

Edito quest’anno da Bompiani, Alla linea di Joseph Ponthus (1978-2021), uscito in Francia nel 2019, romanzo in versi liberi di tipo autobiografico, non è solo un capolavoro della cosiddetta letteratura working class che racconta la storia comune di una riproletarizzazione generazionale patita nel sistema capitalistico finanziario, ma è un’opera che eleva, con la profondità verticale della visione poetica, da un disagio esistenziale connaturato allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Recuperando a suo modo l’orgoglio e la dignità di operai e precari di oggi, ci insegna ad affrontare con il distacco che segue a un grande dolore, la ripetitività e l’alienazione della nostra quotidianità, donandoci il racconto della sua esperienza in fabbrica e delle sue fughe mentali grazie alla conoscenza, quindi alla letteratura, alla musica e alla scrittura. Lettura imprescindibile lungo il cammino di ricerca di un significato esistenziale da persone libere.

 

Simon Critchley, Note sul suicidio (Carbonio Ed.)

Note sul suicidio di Simon Critchley, è una lettura consigliata in quanto saggio filosofico che
risponde all’esigenza di dar luogo a un dibattito adulto e meditato su un argomento troppo
spesso affrontato con timore, giudizio e confusione. L’uomo è l’unico essere in grado di scegliere tra la vita e la morte, ma della morte non si ha esperienza, dunque qualunque parere razionale su tale scelta è impossibile. Da qui l’autore riflette sull’impoverimento del linguaggio usato sul tema, sull’insufficienza dello stesso linguaggio razionale, esamina le ragioni storiche del nostro atteggiamento, ragiona sulla percezione che abbiamo del sé e del sé in relazione al mondo, procede per capovolgimenti filosofici nel tentativo di «aprire uno spazio per pensare al suicidio come a un atto libero, che non dovrebbe essere moralmente rimproverato o silenziosamente condannato». Propone, inoltre, un’affascinante lettura dei messaggi di addio dei suicidi, noti e meno noti, nonché passaggi essenziali delle riflessioni di grandi pensatori. In appendice si trova il saggio Del suicidio di David Hume.


 

Omar Suboh

Vanni Santoni, La verità su tutto (Mondadori)

La (de) formazione spirituale di Cleopatra Mancini, da sociologa all’università a Shakti Devi (alla guida di una comunità con quasi un milione di adepti…), è la storia di un viaggio iniziatico per annullare sé stessi, nel tentativo di liberarsi dal «ciarpame educativo» in cui siamo immersi dal principio – e quindi come deviare la traiettoria dai percorsi prestabiliti? Dalle letture obbligate che mostrano soltanto una parte di un mosaico molto più vasto e incommensurabile? –. La verità su tutto di Vanni Santoni è profonda meditazione metafisica sulla necessità di una rifondazione del sacro, di una rivoluzione interiore necessaria per ogni ribaltamento futuro.

 

Gian Marco Griffi, Ferrovie del Messico (Laurana Ed.)

Uno degli aspetti che colpisce di più della lettura del romanzo di Griffi è la capacità di ricreare un mondo, partendo da uno dei periodi storici più frequentati dagli scrittori italiani e non solo, come quello della Seconda guerra mondiale, e di trasfigurarlo nella sua elasticità in una potenziale macchina generatrice di storie senza fine, orientate verso un punto indefinito di quella mappa geografica mentale redatta dall’autore, in cui il lettore si muove come uno scopritore di tesori disseminati un po’ ovunque in ogni pagina del testo. Plasticità dei personaggi e della lingua, la cui lezione di Carlo Emilio Gadda mischiata con quella di Beppe Fenoglio, si riflette su ogni vocabolo scelto e impiegato come in uno spartito musicale da Griffi, dando vita a una creatura tentacolare in grado di attrarre a sé come un magnete irresistibile.

 

Giada Biaggi, Il bikini di Sylvia Plath (nottetempo)

Il bikini di Sylvia Plath, di Giada Biaggi,  è molto di più di un libro su una storia d’amore tossica o sulla dipendenza da sostanze, e su quella affettiva verso qualcun altr*: è indagine filosofica e sociologica su una società, come quella occidentale, che sembra non abbia più nient’altro da offrire se non i suoi prodotti firmati, come scrive Michel Houellebecq in Piattaforma. Infatti l’autrice si sofferma ossessivamente sulla minuziosa riproduzione di marchi e dettagli degli abiti indossati dai suoi personaggi, che si muovono come in un teatro il cui sfondo è più nero dei cerchi e dei quadrati dipinti da Malevič e evocati dall’autrice, ma sempre impeccabili in superficie, abbagliati dalle luci – All of the Lights, come il celebre brano di Kanye West con Rihanna e Elton John – che li rendono il riflesso di qualcosa di più grande a cui ritornare, come in un viaggio verso le origini. 


 

Annachiara Atzei

Livio Santoro, Commedie del vespro e della notte (Edicola Ediciones)

Commedie del vespero e della notte è una raccolta di racconti fantastici in cui si ritrovano la metafisica di Borges e la finzione di Cortázar. Si tratta di testi brevi e brevissimi nei quali, con l’uso di una scrittura densa e musicale, Livio Santoro attraversa la tenebra per giungere a scenari estremi e cupe visioni. L’autore sceglie il genere della commedia – onirica e surreale, a dire il vero – per parlare di ciò che ci riguarda più da vicino e indagare a fondo il lato più nascosto dell’umano attraverso una narrazione che solo in apparenza è priva di senso logico, ma che invece è compiuta e razionale. Nel patto tra scrittore e lettore, ciò che non si comprende si accetta: “Invero mi uccisero in cento, duecento modi (…). Fin quando tutte le fosse furono piene, dalla prima all’ultima, e nessuno venne più a svegliarmi al mattino, e potei finalmente dormire per sempre”. Questo è ciò che succede qui: la scrittura di Santoro proietta ovunque sappia condurre l’immaginazione.

 

Giorgio Fontana, Il mago di Riga (Sellerio)

Michail ″Miša″ Tal’ fu un campione del mondo inconsueto che giocava a scacchi come se volesse sovvertire l’ordine delle cose. Lui stesso raccontava che durante le partite si estraniava e pensava a tutt’altro. Giorgio Fontana parte da questo aneddoto per tessere la trama di una storia ricca di flashback e narrare gli episodi della vita estrosa e anticonformista di un uomo disallineato dal regime e sordo alle chiacchiere della propaganda. In una società rigida come quella sovietica, nella quotidianità così come nel gioco, Tal’ era portato al rischio e all’attacco e si spingeva sempre al massimo. Fontana racconta i tornei, gli amori, le sbornie e la sete di libertà di un genio precoce per il quale gli scacchi erano puro gioco, arte e invenzione. Un romanzo brillante che nasce dall’amore dell’autore per il carismatico scacchista di Riga.

 

Luigi Trucillo, Birds (Antonello&Giacometti)

Da sempre l’essere umano è stato affascinato dal volo: ciò che è distante e irraggiungibile traccia il limite di ciò che gli è concesso, ma è anche il punto oltre il quale proietta ogni idea e tenta di realizzare la propria libertà. Luigi Trucillo si chiede cosa succede in cielo, se osservare gli esseri che hanno la capacità di librarsi in aria ci consente di connetterci con quanto ci circonda e se davvero l’uomo sia al centro di tutte le cose. Così facendo, dà vita a un testo di ecologia culturale che, attraverso la figura degli uccelli e l’uso di un linguaggio simbolico, descrive un bisogno reale della nostra epoca, quello di un nuovo equilibrio tra l’uomo e la natura. Seguendo un percorso che tocca “Segni”, “Funzioni”, “Cielo”, “Origine” e “Il popolo migratore” offre al lettore innumerevoli suggestioni e spunti di riflessione e lo conduce nella continua meraviglia della poesia.


 

Paola Deplano

Il primo libro che mi preme segnalare è La dittatura dell’amore, di Antonio Nazzaro (Delta3 2022). In questa silloge poetica Antonio ci rende partecipi del suo accompagnare la madre, anziana e malata, verso l’inevitabile fine. Sono poesie sobriamente struggenti, niente di melenso o di dolciastro. Entrambi sanno cosa li aspetta e vivono questo lento crepuscolo con pacata intensità, sorreggendosi a vicenda. Questo scambio di ruoli, con una madre che torna bambina e va vestita, lavata, accudita dall’unico figlio, ha il sapore d’un amore più forte di tutto e di tutti. Forse, solo il legame di sangue è l’unico eterno. L’unica dittatura a cui Nazzaro, cittadino del mondo e spirito libero, poteva ubbidire. Da leggere, perché lo sappiamo tutti che la morte è l’unica certezza della vita.

Il secondo libro è Circe, di Madeline Miller (Marsilio). Circe, in queste pagine, è più donna
che maga e dea. Ella sperimenta, infatti, molte delle situazioni che qualsiasi donna “normale” si
trova a vivere nel corso della propria esistenza: i difficili rapporti con la famiglia d’origine, gli
amori ingarbugliati e conditi d’abbandono, la volontà di crescere e progredire come persona, le
gioie e i dolori della maternità, la violenza sessuale inaspettata e assurda, l’amore corrisposto per cui vale la pena di vivere e di lottare. Un romanzo di formazione al femminile, quindi, che rivisita i temi del mito, attualizzandoli con un personaggio senza tempo, di una modernità sconvolgente. Così descritto, sembrerebbe una lettura che possa piacere solo alle donne. In realtà credo che questa Circe, creatura fantastica, ma non troppo, abbia molto da dire anche agli uomini.

Il terzo è una silloge poetica di Alessandro Ardigò, dal titolo Cedere ed altre cose dette
d’amore (Eretica Edizioni). Corredato dalle foto (belle) di Eugenio Tonoli, questo luminoso viaggio nelle tante facce dell’umano mi ha incantata. Eppure ne leggo, poesia, e tanta, e spesso bella. Però, ripeto, non riesco a non tornare, ogni tanto, a trovare alcune di queste poesie. Quella in cui sogna un amore da inventare, il suo ritorno a casa, dopo una giornata di lavoro, i suoi gesti sinuosi e quotidiani da donna angelicata. (Eh sì, c’è spesso Dante, dietro Ardigò – e si vede). Mi piace andare a trovare il disincantato e originale epigramma dedicato alle farfalle. Oppure il petit poème en prose dove il blu, colore malinconico per eccellenza, si avvolge nelle spire notturne di un lenzuolo che esiste ormai solo nei ricordi. Un testo particolare. Provare per credere.


 

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