Moira Egan: Amore e morte (a cura di Giulia Bocchio)

Moira Egan

Lasciami dire una cosa che tu non sai ma io so:
una voce dentro di me mi mantiene immune dal tatto

Moira Egan

 

Amore e morte è il nuovo libro di poesie di Moira Egan nonché ultimo tassello di Controcielo, la collana di poesia di Tlon, che ha accolto in questi anni poeti come Anne Carson, René Daumal e Charles Simic.
Il libro esce oggi: c
i troviamo di fronte a una ricchissima raccolta di poesie scelte e poesie inedite, la cui traduzione italiana è  curata da Damiano Abeni;  Amore e morte rappresenta inoltre la consacrazione del lavoro poetico della poetessa americana.
A corredo del volume, c’è l’introduzione di Melissa Panarello, che apre al lettore un ventaglio di osservazioni senza fronzoli, poiché questi, come avrete modo di leggere, non servono alla poetica di Moira Egan.

Amore e morte, pulsa già a partire dal titolo, questa la simbiosi estrema e necessaria che accende i giorni, le notti, la filosofia e l’inferno. Ma anche il sesso.
In questa raccolta di poesie, Moira Egan esprime in versi – che potremmo definire sospiri, tocchi, confessioni di fuoco e di spezie che bruciano – la portata esistenziale che ha il corpo, mosso da una mente sempre percettiva, attenta, che utilizza i sensi per poterli poi tradurre in parola poetica. L’autrice conosce bene la portata essenziale che ha la scrittura, ne ha nutrito le radici e sa coglierne ormai i frutti, collezionarne i petali.
Fra queste pagine Egan ha soprattutto il coraggio dell’erotismo carnale per davvero, il gusto che lascia in bocca la sessualità, il seme e il succo, da bere insieme a ciò che resta di un frutto maturo, che bagna tutte le labbra, che rende umide le dita e possibile il moltiplicarsi del desiderio.
È necessario che la poesia, oggi, contenga questo concentrato di vita e che sappia finalmente parlare a e di notti che hanno corroso il giorno. La poesia dalla rima eterea e che si perde nell’impalpabile non ha mai respirato l’odore che ha il sangue. O il seme della propria profezia, della propria musa.
L’impeto e la situazione, potremmo anche parafrasarlo così questo Amore e morte che è una resina sui ricordi, ma una resina preziosa, rara.
L’attitudine poetica di Moira Egan, poi, si traduce in un magnetismo della parola che conduce a un personale e universale labirinto interiore: ci siamo stati tutti e ognuno di noi, in fondo, possiede il filo…

A cura di Giulia Bocchio


Opuntia littoralis

Non ne avevo mai assaggiato
uno prima di incontrare lui, ma
era agosto a
Malta ed erano
onnipresenti, recinzioni
tra le case, folti
oltre le mura della città,
nei campi dietro le rovine
di templi di culture sepolte
da così tanto tempo che non si sa
che dèi venerassero
ma di cui vediamo nelle statuette
delle dee della fertilità un vero
amore per ciò che è carnale, maturo,
non dissimile dalla succulenza
di queste piante, in verità, le cui
radici affondano
nel suolo desertico, trovano
acqua e nutrimento perfino
nel clima più inospitale,
con una generosità
tale da fruttificare. Lo osservo
mentre cauto si protende
oltre il filo spinato,
tautologia della
recinzione, proteggendosi le mani
con fogli di giornale, e stacca
quattro frutti aculeati, rosso brillante.
A casa li dispone con cura
sulla tavola, prende una forchetta
e ne trafigge uno, poi incide
lo strato esterno e
stacca, con un’unica mossa misurata,
la buccia, ancora irta di spine, intatta.
Taglia il frutto, me ne offre
un pezzo, la polpa giallastra
d’una vaga dolcezza
e i piccoli semi neri,
perfettamente tondi, paiono inermi
così inghiottisco, e
gliene chiedo un altro.

 

La cara, l’oscuro

Mi dice che non le piace il buio:
ha il terrore di dissolversi lì dentro.
Le voglio dire che ci vuole una certa arte
per vivere nel buio. Ebano e giaietto,
giada nera o onice, ecco le cose preziose
senza le quali non si può guardare la luce
nel vero modo in cui va vista: contraddistinta:
il tepido luminoso, lo sfolgorante dolce.
Un diamante perfetto sul velluto nero; stelle
che cadono e risplendono nel cielo della sera;
quell’unica candela nella camera ardente;
la luce del faro sul mare. Lei sta per piangere
così ora le dico: è un dono sapere
come dall’ombra la luce sa emergere.

Sonetto sul tovagliolino di un pub
#11

Succede di tutto quando il mescal che bevi è troppo.
Una sera che non avevo mangiato niente
lui continuava a offrirmi da bere. Sono, purtroppo,
una tipa che quasi si innamora se si sente riconoscente,
e visto che lui era un gran fico e un sacco
generoso, il minimo che potessi fare,
la bella e la bestia, sale e limone – dolci leopardi di Bacco –
forte e tenero, come più ti piace, fu di farmi baciare,
e quando è arrivato il suo amico mi sentivo così poco pignola
e così generosa che mi sono fatta baciare anche dal nuovo venuto.
È il verme che c’è dentro, ha chiesto allora il compare,
che ti fa fare le cose che ti fa fare?
Non so se intendesse il verme o il tarlo: quello bevuto
nel mescal, o quello che mi rode dentro quando sono sola?

Gazanella

La notte scorsa, svegliatami, scossa, volevo sesso.
Non sapevo bene dove mi trovavo, né perché
non ero nel mio letto. Lui, perplesso
per la mia confusione, mi ha calmato con il sesso.
Vuole sapere perché una donna piange se
prova gioia selvaggia, petite mort, perché
un’indicibile onda di solitudine, quell’eccesso
di lutto come una fossa, ci prende dopo il sesso.
Mi chiedo se è cromosomico: l’Y che
s’è separata dall’X primordiale, e perché
o come sappia abbracciarmi tutta notte, addosso
e dentro lui come un incastro, finito il sesso.
Adesso, il sonno. Un’altra notte gli dirò perché
con lui non piango. Braccia attorno a me. Sesso.

Copyright
© Edizioni Tlon

 


Moira Egan è nata a Baltimora (USA) e vive a Roma. Suoi lavori sono apparsi in molte riviste statunitensi e internazionali e in diverse antologie, tra cui “Best American Poetry”, e in traduzione su “Nuovi Argomenti”, “Poesia” e “Lo Straniero”. Ha pubblicato cinque volumi di poesia negli Stati Uniti (il più recente Synaesthesium, New Criterion Prize 2017), e tre volumi bilingui in Italia: Olfactorium (Italic peQuod, 2018); Botanica arcana (ItalicpeQuod, 2014); e La Seta della Cravatta/The Silk of the Tie (Edizioni l’Obliquo, 2009). Con Damiano Abeni ha pubblicato numerose traduzioni in Italia di autori come Ashbery, Barth, Bender, Ferlinghetti, Hecht, Strand, Simic e altri.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: