proSabato: Milo De Angelis, da “Cosa è la poesia?”

da Cosa è la poesia?
di Milo De Angelis

 

Il silenzio ha accompagnato tutta la mia infanzia. Il silenzio che impediva di accedere a una qualunque narrazione. Fin da bambino non riuscivo a raccontare la mia vita. Anzi, non riuscivo in assoluto a raccontare. Se mi chiedevano quello che mi era successo il giorno prima, non sapevo da che parte cominciare. Emergeva solo qualche spezzone separato dal resto. Chi mi ascoltava, perplesso, non coglieva una storia, una successione di eventi, un qualsiasi ritmo narrativo. C’erano solo spezzoni e brandelli che non entravano in sintonia. Oppure c’era una scena su cui mi fermavo troppo, con accanimento, con un pathos ardente e fuori luogo. Come in certi film gialli, fissavo la mia telecamera su un dettaglio, rimanevo fermo lì, creavo uno stato di allarme. Chi mi ascoltava finiva per perdere il filo, oppure per esasperarsi. Sentiva una tensione, un accento drammatico e anche sincero, che però non trovva il suo sbocco. Avvertiva qualcosa di urgente, qualcosa che stava per precipitare, il senso di un’imminenza cruciale, di un evento decisivo. Ma l’evento, sul più bello, scompariva. Piombava il silenzio.

Il silenzio ha accompagnato tutta la mia giovinezza. Nel silenzio fantasticavo, ricordavo, preparavo incontri e situazioni, partite di calcio o giochi temerari. Giungere dal silenzio alla parola era un lungo cammino, un cammino pieno di ostacoli, sabbie mobili, posti di blocco. La parola era lì, imminente eppure irraggiungibile, così imminente da farsi remota. L’energia che in lei doveva sfociare si addensava invece su se stessa, non trovava svolgimento, non si spiegava. Ma tutta questa pressione, questa forza trattenuta e tempestosa, tutto questo universo ammutolito stava cercando in realtà la sua strada, non si rassegnava a rimanere invisibile. La strada era la poesia. Certo, era la poesia. Ma non si delineò subito. Dovevano passare degli anni. Ho scritto i primi versi convinti a diciotto, diciannove anni. Prima c’è stata una lunga gestazione, a partire dalle Scuole Elementari, un’epoca di sotterranei e silenziosi preparativi, una stagione che vorrei definire così: la stagione silenziosa dei temi in classe.

 


da Milo De Angelis, Tuttle le poesie (1969-2015), Mondadori, “Lo Specchio”, 2017, pp. 411-412

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