La musica del futuro o dell’errAre romantico.

Prima di scorrazzare errabondi tra gli interstizi della musica del futuro vi si voleva avvisare che è stato deciso a “lunanimità” che da oggi per ogni anno a venire ogni 5 giugno 2020 sarà la Santa giornata dell’avremmo potuto. Mai come in questa data, oggi di un futuro che si gonfia, gonfia e gonfia come un pallone ovviamente blu, a noi umani musicofili del passato tutto sarà rivelato, come quando si cammina in un bosco e improvvisamente ci si ritrova in una ra-du-ra dove ci aspetta lui, DE WOLFA per ricordarci sardonico che di tutti i futuri oggi, proprio oggi è il giorno in cui noi avremmo potuto: Dire, Fare, Baciare, Lettera e…
Sì anche quello ahimè, perché questo libro nasce e cresce in migliaia di miliardi dei futuri che i nostri eroi hanno attraversato, ma finisce nell’unico futuro che non era prevedibile. Zagor Mirko Bertuccioli Camillas ci ha salutato in un dispettoso 14 aprile 2020 per colpa del Covid 19 e ce lo ricordano sia Ginevra Lamberti nella sua precisa affettuosa introduzione che Ruben Camillas a chiusura di queste pagine che inesorabilmente come un fantasma sono qui per bussare alle porte dei posti, e nostro malgrado possiamo anche provare a leggerle come l’involontario testamento di chi farà di tutto per venire a trovarci di notte per tirarci via le lenzuola e ricordarci che da quel 14 aprile dobbiamo ricominciare a leggere e ascoltare la storia della musica attraverso una prospettiva assolutamente diversa o con le parole di Ginevra “in un’increspatura della realtà”.
Riprendiamoci adesso, tratteniamo il respiro e iniziamo a “errare” tra le pagine di questo libro e prepariamoci a incontrare Pino Corallo, Dino Gubìroli e Aldo Troppo, personaggi cruciali nel definire delle coordinate entro le quali orientarci romanticamente in quella che è la musica del futuro.
Chi assiste a un concerto dei Camillas e poi (inevitabilmente) ci torna è o diventa consapevole di far parte di una narrazione che si è interrotta solo temporaneamente lì in sua attesa pronta a ripartire. Nel preciso istante in cui ha inizio lo spettacolo, tempo e spazio non sono più coordinate ma diventano corollario alla festa di Zagor e Ruben (senza nulla togliere alla ricchezza espressiva di Michael e Theodore, ovviamente) e ogni dettaglio, ogni parola, ogni singola nota, gesto, riprendono la loro continuità in un atto che non è evento, ma racconto. Così è La Storia della musica del futuro, le tracce che ci arrivano come fossero appunti di viaggio, frammenti spiegazzati di una Fanzine o Post It lasciati su un frigorifero si adattano e combaciano perfettamente all’apparente presunta banalità di atti, oggetti o luoghi per trasformarli, renderli causa efficiente di un futuro che non ci interessa più prevedere, primo perché tanto comunque già lo stiamo vivendo poi perchè – rassegnamoci tutti – alla fine dobbiamo fare i conti con il nuovo disco di Aldo Troppo che altro non è se non tutti i nuovi dischi del futuro:

«Quando vivevo in Italia stavo molto attento alla disposizione dei miei spostamenti, alla mappatura delle senzazioni. Avevo sempre un occhio di riguardo per le cicatrici e per le esperienze non edificanti. M’interessava molto l’attesa, quello che succedeva nell’aspettare: il canticchiare, il ripensamento, la lettura, il chiacchierare, la comodità, l’odore, il desiderio, la paura le luci al neon, i binari, i quadri alle pareti, gli orari. Il magnifico tempo improvviso da riempire di decisioni e distrazioni, riflessioni e creazioni».

Chi ha scritto queste righe sa perfettamente cosa è la Musica del futuro e ce la sta raccontando con parole che noi umani siamo ancora in tempo a comprendere. Non si sta scherzando, questa signori non è un’esercitazione. Qui ci sono due musicisti che scrivono bene di quanto conoscono meglio: la musica.  Attenzione però, come già con La rivolta dello zuccherificio, (Saggiatore, 2015) è vivamente sconsigliato l’approccio dadaista alla lettura, perché vuole dire ritrovarsi a errare in percorsi assai oscuri e intricati e fraintendere così totalmente un messaggio che ci arriva esclusivamente attraverso la lingua dei cortili, dei giochi di strada, della mosca cieca, delle filastrocche, delle favole. Eccoci quindi di nuovo nella radura, pronti per la penitenza: restano dire, fare e baciare. Io sono di parte, mi tocca ammetterlo e so bene che se prima di andare a dormire leggerò il libro al contrario, Zagor mi apparirà in sogno con la stessa maglia sudata con cui ci siamo abbracciati e baciati a febbraio, (questo futuro ancora doveva arrivare) ma sarà comunque un’altra maglia perchè oggi è già il 5 giugno 2020, il primo di tutti i futuri compleanni di Zagor e oggi avremmo veramente potuto dire, fare tante cose, a cominciare dal leggere insieme questo libro, su un palco, su una poltrona, su un pattino su una spiaggia pesarese o sederci a gambe incrociate in una radura per ascoltarlo ancora e ancora.

Li prenderemo, li prenderemo” aveva detto piangendo il tizio del piccone.
E singhiozzava al microfono.
È sempre questione di suono.

 

© Iacopo Ninni


I Camillas, La storia della musica del futuro, People edizioni 2020

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