proSabato: Carlo Bernari, da “L’ombra del suicidio. (Lo strano Conserti)”

La maniglia gemé con suono molesto, i cardini emisero uno stridio e la porta si aprì lentamente come mai era avvenuto, sino a battere contro il muro; e comparve il Consigliere Delegato; era lui, non potevano esserci dubbi.
Con moto simultaneo tutti piegarono il capo in segno di saluto, benché nessuno conoscesse il visitatore; ma era il Consigliere Delegato, certamente, colui che entrava, con tanto frastuono, seguito da dieci persone tutte calve, con occhiali e cravatta a farfalla, che si fermava con aria di padrone al centro dell’ufficio e non salutava gli impiegati.
Erano tutti affascinati ed oppressi; si guardarono rapidamente intorno, notando il disordine che regnava nell’ufficio, le luci accese senza necessità, le carte sparpagliate sui tavoli, le macchie d’inchiostro sul pavimento; qualcuno era stato sorpreso mentre, seduto su una scrivania e con i piedi su d’una sedia, ascoltava una lunga storiella di Conserti, si precipitò giù e non ebbe più il coraggio di guardare in viso il Consigliere Delegato.
Solo Conserti, mentre i compagni pronunciavano un timido buonasera, si mise a passeggiare con aria che dissipasse i sospetti nell’ambiente dominato da greve silenzio, sul quale, come in uno schermo bianco le ombre, si proiettarono con improvvisa chiarezza le voci e i rumori della stanza.
Qualcosa di irreparabile accadeva, che la fantasia non poteva prevedere né correggere; come il tuono che s’abbatte in una valle deserta non rivela i segni della catastrofe che lo accompagnano, così la visita del Consigliere Delegato pur non facendo presagire nulla di buono, non svelava i motivi che l’avevano determinata né le conseguenze che da essa dovevano scaturire: fosse stato almeno uno scherzo, come spesso ne facevano tra impiegati: uno entra all’improvviso e con aria allarmata dice: il Direttore Generale! tutti corrono ai loro posti e invece del Direttore entra con sussiego un collega dell’ufficio registrazione; allora è un gran ridere, un volare di fogli appallottolati, e spesso capita tra quelle carte trasformate in proiettili, la pratica importante il cui smarrimento fa vivere ore e giorni d’angoscia agli impiegati, sinché essa non torna spiegazzata, lacera o sporca, nuovamente tra le immondizie di un fattorino volenteroso.
E non era uno scherzo; la realtà si apriva dinanzi ai loro occhi con ben diversa crudezza, con ben diversa logica, di come ognuno se la fungeva nella febbrile esaltazione provocata dall’insolita visita; stava in mezzo a loro il grande il potente Consigliere Delegato, del quale essi conoscevano appena l’indecifrabile firma per averla scoperta un giorno in calce ad una lettera riservata; del quale conoscevano l’asciutta e tagliente prosa, per averla letta nella quarta pagina dei giornali quotidiani, nell’epoca in cui viene pubblicata la relazione agli azionisti del bilancio annuale; del quale avevano una volta sola intravista una fotografia in un settimanale illustrato, in cui egli appariva in panama e pastrano, curioso contrasto, che parve loro la più singolare stravaganza che uomo ricco possa commettere.

Edizione di riferimento: Carlo Bernari, L’ombra del suicidio. Lo strano Conserti. Inedito del 1936. Prima edizione, Tascabili Newton 1993, pp. 7-8

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