Renato Fiorito, Andante con pioggia

Quale può essere la cadenza di un canzoniere, Andante con pioggia, che attraversa più epoche di composizione nel percorso poetico di un amato amante della poesia come Renato Fiorito?
Non può essere, quella cadenza, che mutevole, e non per volubilità dell’autore, quanto piuttosto per un armonico voler assecondare le diverse fasi, le variate condizioni, i paesaggi in movimento così come i paesaggi dell’animo differenti.
Le variazioni della cadenza – nel suo duplice movimento del risuonare e del trafiggere, così come si manifesta compiutamente in Cadono le parole – si accordano, inoltre, al variare di interlocutori e destinatari in questo canzoniere che, per essere precisi, è ‘canzoniere all’amore’ ancor più che ‘canzoniere d’amore’.
Se infatti sono in gran numero i componimenti rivolti a un’amata, non mancano, tuttavia, canti d’amore a paesaggi (Squarcio, Azzurrità, Le nuvole), a scorci urbani (Inverno leccese, Caruggi, Lungotevere, Vicoli), a epifanie che si addensano attorno a visioni (Una donna-cigno) oppure a incontri fortuiti (Treni).
Cadenza varia, dunque, alternarsi di accelerazioni e rallentamenti, cambio di tempi, dal moderatamente lento dell’andante del componimento – Andante con pioggia, appunto – che dà il titolo alla raccolta, al moderatamente veloce di un ‘allegretto’, alla rapidità di un Vivace con brio, come recita il titolo di una delle sezioni che compongono la raccolta.
Così come cambiano i tempi, cambiano anche le tipologie dei singoli brani, nei quali l’aspirazione a fondere musica e poesia – «De la musique avant toute chose»! – si incontra con un lavoro rigoroso sulla nitidezza del dettato, che si distende tra la profusione delle immagini e il coraggio della sottrazione. Così, tra sezioni e composizioni singole, troviamo Notturni, Rapsodie, pastorali, ballate, romanze, Chiaro di luna.
È qui, nel variare le tipologie così come nella ricerca attenta e appassionata della perfetta esecuzione, che l’amato amante della poesia dispiega la sua fidata e fedele consuetudine all’ascolto delle voci altre.
Se dunque, e non soltanto per le origini partenopee dell’autore, più di una volta risuonano echi della poesia di Salvatore Di Giacomo, non di rado ci imbattiamo in suggestioni provenienti da altre lingue, da altre culture: Paul Verlaine poc’anzi menzionato, Wilhelm Müller di Fiori secchi da La bella mugnaia e Heinrich Heine di Quieta è la notte dal Libro dei canti (entrambi i componimenti furono musicati da Franz Schubert). Inatteso e tanto più sorprendente è, rivelato già dal titolo di un componimento, vale a dire Azzurrità, il risuonare di passaggi e paesaggi della poesia di Georg Trakl. Di un testo di Trakl, in particolare, il suono affine giunge con particolare intensità. Quel testo è Canto della sera e i due versi conclusivi, che riporto nella mia traduzione, sembrano essere stati interiorizzati e messi a frutto da Renato Fiorito: «Eppure quando scura melodia l’anima affligge,/ Bianca tu appari nel paesaggio autunnale dell’amico.»
Appaiono degne di nota, accanto alle scelte su cadenza, timbro, velocità e coloritura della parola, quelle su linee prospettiche, inclinazioni dei raggi, moti complementari nel velare e nel disvelare la luce.
Si tratta di scelte oltremodo efficaci nel rendere sia i rari trionfi, sia le frequenti sconfitte d’amore, nella tensione e nella tenzone dell’incontro e dello scontro, nel travaglio dell’abbandono come distacco, separazione, e nell’appagamento donato da un altro tipo di abbandono, quello fiducioso a un’entità che si riconosce come oltreumana, oppure al cosmo, dove  immergersi, smarrirsi felicemente, è motivo di gioia (e se non di gioia, almeno di acquietamento del dolore, come in Più nulla ci serve), o, ancora, alla meta, al bersaglio, all’approdo del sentimento amoroso.
La poesia passa, e non può fare altrimenti, per la cognizione del dolore: di questa universale constatazione l’opera tutta di Renato Fiorito ha fatto tesoro di espressione. Sotto questo aspetto Andante con pioggia è nel segno della continuità, non della rottura.
Nonostante la consuetudine con lo scomodo, aspro, cocente compagno inseparabile, il dolore, la poesia non si insabbia, non si disperde. Così, dal parco a Piedigrotta, dove riposano Virgilio e Leopardi, la poesia riparte, consapevole del mutare delle sue vesti, delle sue visioni e delle sue cadenze, con uno slancio considerevole. Essa si nutre e si fa grande, non uguale nel tempo eppure fedele alla sua forza di testimonianza: «Per questo la poesia, se si fa grande/  non resta uguale nel corso dei decenni/  ma si riempie del dolore altrui,/  di quelli che leggendola hanno pianto./ Allora è la poesia che si rigonfia/ come un fiume che cresce con la pioggia,/ diventa forte e tumultuosa e bella/ si fa parola in bocca della gente» (Piedigrotta).

© Anna Maria Curci

 

Lungotevere

Tra il fiume e la gente
passa senza rumore
la vita sotto i platani.
Risuonano segrete le parole
che un tempo mi dicevi.
Ci ritroveremo una sera
a raccontarci con gli occhi
il dolore di questa vita
passata senza cercarci.
Un fanale si accende contro la notte
e questo ci basta o ci uccide.

 

Andante con pioggia

Cade in baci
la piccola pioggia di marzo,
ha bocche di gelo
che inzuppano il cuore.
Alza le mani la sera
e le passa tra i capelli.
Tira fuori i remi la luna
per attraversare il cielo.
Accartoccio il mio amore
e ne faccio una bolla
per conservarne la luce.
I miei piedi
incontrano i tuoi
e se ne vanno via
senza voltarsi.

 

Al largo

Mi inabisso.
Ho mani palmate.
Non temere i miei sogni.
Vado al largo.
È stanco il corpo oramai
ma ho pinne di squalo
e azzurrità infinite.

 

Cinema Farnese

Come faccio ad odiarti? No, non posso.
Se mi ci impegno torna in mente il Farnese
e l’odio perde il punto suo d’appoggio
e affonda nel sorriso che mi viene
al pensiero del film che non vedemmo
e che perciò ho amato più di tanti.
Non credo che ci andrò mai più al Farnese
né credo che ci andrai tu con un altro
che non sappia di bolle di sapone
e della luce che fanno tutt’intorno.
A meno che un giorno che sei stanca
e ti prende un po’ di nostalgia
della bellezza che tra noi c’è stata
non decidiamo di tornarci insieme
dicendoci che il film è ancora quello.
Tanto neppure questo poi vedremmo.

 

Napoli era così

Napoli era così, io la ricordo
Era la gente che mi conosceva
La porta schiusa per chi voleva entrare
Il venditore d’acqua in fondo al vico
Il contadino che vendeva more
Il mare steso per i poverelli
che prendevano il sole in canottiera
sulle pietre disposte a frangiflutti
proprio di fronte a Capri, in faccia al cielo.
Era la passeggiata per Toledo
per prendere il caffè e ritornare
Era la vita esposta sui banconi
dalle donne dei bassi per campare
dove trovavi quello che cercavi
e a volte anche qualche cosa in più.
Napoli è la malinconia che non ti lascia
quando decidi che devi andare via.
È la luce che gira tra le case
la pioggia lieve che solleva voci
e il rapido tirar dei panni stesi.
Napoli è l’anarchia che fa sistema
e resiste agli abusi dei potenti.
Napoli è una ragazza che cammina
e che non ha paura di guardarti.

A Giacomo Leopardi

Piedigrotta

Per molti anni le tombe in abbandono,
Virgilio il grande e Giacomo vicino,
il solitario, amico di chi porta
le pene antiche e eterne dell’amore.
Gli fu breve la vita e travagliata
Forse fu amato o forse mai davvero,
nascose il suo dolore dentro i versi
e dentro i versi ritroviamo il nostro.
Per questo la poesia, se si fa grande
non resta uguale nel corso dei decenni
ma si riempie del dolore altrui,
di quelli che leggendola hanno pianto.
Allora è la poesia che si rigonfia
come un fiume che cresce con la pioggia,
diventa forte e tumultuosa e bella
si fa parola in bocca della gente.

Si racconta che al corpo del poeta
manchi la testa, qualcuno l’ha rubata.
Ma io voglio pensare che la testa
fuggendo il freddo di quel grigio marmo
sia migrata leggera in mezzo al mondo
per farci dire, guardando oggi la luna,
luna graziosa anch’io, anch’io rammento.
E proprio mentre dalla selva pende
la luna riconosce il suo poeta
e spande per la notte una carezza
che conforta le pene degli amanti.

 

Renato Fiorito, Andante con pioggia. Prefazione di Dante Maffia, Terra d’ulivi edizioni 2019

One comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.