Piero Simon Ostan da Il verde che viene ad aprile

 

da Attesa

III mese

in questa ora zero mi sono
svegliato monocellulare
e neanche il ricordo di essermi
addormentato dentro i sogni
di mamma e papà: un attimo
e sono molto più di un’idea.
Ho un sacco di cellule in cantiere
con un sacco come cameretta
e tavolo di lavoro per
sistemarle in sicurezza.
Adesso sono un germoglio
ma so già dei capelli la sfumatura
e che colore gli occhi

 

IV mese

sono il centimetro con dentro il mondo
una misura senza misura
sono del mondo la sola misura
sono presenza, essenza, sostanza
sono l’ennesima potenza

 

.

da È così anche il nostro stare qui

il vento che tira

in questo posto dove ora abito
con i cantieri in costruzione, la gru
a pungere il buio, nel lotto da vendere
con i resti rimasti abbandonati
fallita l’impresa le piastrelle scartate
a lastricare l’erba i pannelli
dell’isolamento, come materassi marciti

il pezzo arancio della rete segnaletica è una bandiera
che ora va verso il vento che tira.

Tu, per favore fingi di non vedere l’architettura
delle nuove case-cubi senza tetto:
non aggiusteremo mai più i nostri sguardi tinteggiati di grigio
lo so, le montagne sono nascoste lontano

ora solo panorami di calcinacci

 

.

da La consistenza delle nuvole

la fine della lettura

lassa el poeta el palco, la so voxe ta l’aria, persa
passada come un fil de vento de sora le teste.
La meccanica dell’ultimo applauso
decreta la fine della serata, cancella
in un soffio il pugno di versi.

Cussì xe passae le parole come un respiro
drio quel altro, cussì, come un giorno
drio quel altro fa na vita intiera.

Il parterre presto si svuota
nella penombra del palco il tecnico
battaglia con il groviglio di cavi
anche i poeti piano se ne vanno.

No digo cossa de solito i se dixe o no i dixe
su quanto oggi costa far poesia.

Verso casa ta la strada drita che fa meter
el pilota automatico ai pensieri,
qualchidun sentirà forte un sbisigarse:
come miliardi de formighe in allarme.

Subito dopo il niente, mentre soltanto resta
e pesa il silenzio nello spazio tra le parole.

.

© Piero Simon Ostan, Il verde che viene ad aprile, Qudulibri 2019

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