PoEstate Silva: Elisabetta Sancino, Poesie da “Il pomeriggio della tigre”

 

Il pomeriggio della tigre

Sia resa gloria a quei pomeriggi
in cui la tigre ti salta in grembo
nel perimetro sacro del letto
e lì si posa, come una sfinge bizzarra
che sa e non dirà ancora
cosa nel suo cuore brucia.
Fuori dalla savana
dallo zoo e dalla gabbia
in questo spazio non-spazio
abitato dalla penombra
posso finalmente fiutarla
estrarre l’oro del suo sguardo
cavalcare il suo dorso elastico
corpo a corpo
in un incastro perfetto
finché alfabeti schizzano sulle lenzuola
balzati fuori da una lesione primordiale.
È per questa lingua irrimediabile
che ogni mia umanissima cellula
venera l’animale.

 

Nella notte

Nella notte invento nomenclature
numeri vertiginosi, cataloghi di rosso
trapiantati dalla crosta delle stelle.
E l’animale in me fraseggia
il sanscrito del buio
poi s’acquieta e tace.
Si spalanca il giorno
il foglio è un bianco immenso.

 

Ho ancora parole

È lunedì
è fine estate
è una vita che siedo qui
insieme ai gatti del Castello
e non ho più fogli su cui scrivere
nemmeno un brandello di pelle
-l’ho imbrattata di alfabeti cuneiformi
e grafemi di polline
ma ho ancora parole
versi invisibili affiorano dal mio costato
quando lo tengo accanto al fuoco.
Giorno dopo giorno
a dimenticare la lingua madre
scomponendola, rifondendola in coaguli di luce
evitare la morte imparando a scrivere.

 

Preparativi per l’inverno

Faccio la maglia coi ferri roventi
con la fiamma ossidrica mi rattoppo le scarpe
e poi zappo, concimo, semino
a mani nude, scorticate dal freddo
intreccio ghirlande di rovo
per addobbarmi l’incavo del seno.
Ti consiglio di fare altrettanto
se vuoi tenere alla larga l’inverno
trapianta qualche vena nel pavimento
portati la volpe in cucina
fatti un nido nell’armadio
raccogli la melagrana
crivellata dalla cornacchia
falla a pezzi e mangiala tutta
perché dentro è intatta.

 

Ophelia 2.0

L’odore della lisciva
è sospeso nell’aria
come le tracce del suo rossetto
le cobbie stipate di marmo
e il mio canto.
Petali di robinie sull’acqua scura
-potrei anche scivolare là sotto
continuando a intonare poesie.
Nessun anglico bardo in ascolto,
solo cumuli di lattine.
Vicolo dei Lavandai, Alzaia Naviglio Grande

 

Elisabetta Sancino, Il pomeriggio della tigre, Terra d’ulivi edizioni 2018

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