Questa parola fidata: Emily Dickinson tradotta da Silvia Bre

We wonder it was not Ourselves
Arrested it – before –

Dopo Centoquattro poesie e Uno zero più ampio (Einaudi 2011 e 2013) è uscito per la Bianca Einaudi il terzo volume di poesie di Emily Dickinson scelte e tradotte da Silvia Bre, dal titolo Questa parola fidata. “Terza centuria”, è così che viene chiamato il gruppo di poesie, con questo bellissimo nome che ricorda una legione mandata al massacro, una fusciacca stretta con perizia a un fianco.
Tradurre è un’arte di scomparsa. E Silvia Bre fa di quest’arte anche la legge della propria poesia. È una forma di sguardo che non riguarda gli occhi, e di parola che non contempla la vocalità: in musica, è quell’istante in cui l’esecuzione non è nemmeno pensata, né affidata alla messa in opera delle mani, ma ragionata con un impulso a gestire il corpo in modo che il suono esista in tal modo, e postuli una certa realtà. Non è propriamente orecchio, né mente, né mano: è l’intuizione di un rubato, un mezzoforte, perché quello che in fondo non è nostro diventi. Un’arte che non appartiene a nessuno strumento, salvo al diapason. E se Silvia Bre poetessa sembra diapason alla poesia che sta per scrivere, Silvia Bre traduttrice sembra diapason di una voce non sua, al servizio della poesia che desiderava vocarsi in un altro linguaggio, con tutt’altri suoni, con ritmi rispettosi anche se non adesivi, mantenendo intatti i fatti con i fatti, i non detti con i non detti.
Voce che è usata per dire qualcosa di assai simile, perché quello che preme a entrambe le poetesse è quello scarto minimo tra il dominio di un segreto, la realtà più reale, e il possesso di quel poco che possiamo stringere, e che pallidamente viene a visitarci. Ma se con le raccolte precedenti le poesie che lo testimoniavano sembravano strattonare, ora la scelta è più quieta: sono poesie di ragionamento aguzzo, calma dolenza, dove lo smarrimento dell’enigma si fa quasi vispa curiosità. Sono poesie che chiedono comunicazione, meno ardenti (e algide insieme, come estremi che si toccano) delle precedenti. Il loro occhio sa fissare una realtà appena balenata, ma questo non compromette l’abilità di cogliere il movimento delle ampie distese. Ecco che così sembra, affiora da quasi ognuna di queste poesie. E, come sempre, l’incredibile rigore della voce di Dickinson ci restituisce quanto di più vicino al segreto accoccolato dentro la realtà.

© Giovanna Amato

 

You’ll know it – as you know ‘tis Noon –
By Glory –
As you do the Sun –
As you will in Heaven –
Know God the Father – and the Son.

By intuition, Mightiest Things
Assert themselves – and not by terms –
«I’m Midnight» – need the Midnight say –
«I’m Sunrise» – Need the Majesty?

Omnipotence – had not a Tongue –
His lisp – is Lighting – and the Sun –
His Conversation – with the Sea –
«How shall you know»?
Consult your Eye!

[420]

Tu lo saprai – come sai che è mezzogiono –
per lo splendore –
come conosci il sole –
per lo splendore –
come poi in cielo –
conoscerai Dio Padre – e il Figlio.

Nell’intuizione, le cose più potenti
si rivelano – non nelle parole –
«Sono la mezzanotte» – serve che la mezzanotte dica?
«Sono il sole» – serve dica sua Maestà?

L’Onnipotenza – non aveva lingua –
La sua esse blesa – è il lampo – e il sole –
la sua conversazione – con il mare –
«Come saperlo»?
Consulta lo sguardo!

 

A Charm invests a face
Imperfectly beheld –
The Lady dare not lift her Veil
For fear it be dispelled –

But peers beyond her mesh –
And wishes – and denies –
Lest Interview – annul a want
That Image – satisfies –

[421]

Un fascino investe una sembianza
intravista solamente –
la signora non osa alzare il velo
nel timore si disperda –

ma scruta dietro la retìna –
e vuole – e si nega –
perché l’incontro – non annulli un desiderio
che l’immagine – soddisfa –

 

Dominion lasts until obtained –
Possession just as long –
But these – endowing as they flit
Eternally belong.

How everlasting are the Lips
Known only to the Dew –
These are the Brides of permanence –
Supplanting me and you.

[1257]

Un dominio dura finché lo tieni
un possesso altrettanto –
ma queste – che donate si dileguano
appartengono in eterno.

Quanto perenni sono le labbra
note solo alla rugiada –
Le spose della permanenza sono queste –
che me e te soppiantano.

 

Emily Dickinson, Questa parola fidata, a cura di Silvia Bre, Einaudi, 2019

One comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.