I poeti della domenica #353: Eugenio Tomiolo, [Deme ancora da pecar, un fià vu deme]

 

Deme ancora da pecar, un fià vu deme,
e ve prometo ancora, po’, de obedir,
che del gninte de ‘sto mé pecar
lassarà ‘sto mé pìe la strissa in tera
cô i me strassinarà a la promessa.
Mì no so, né vu donca savaré
e xé proprio zontar dime al mistero.
Forse pecar xé tentar ‘na nova.

[Datemi ancora da peccare, un respiro datemene] Datemi ancora da peccare, un respiro datemene, | e vi prometto ancora, poi, di obbedire, | che dal niente di questo mio peccare | lascerà questo mio piede la striscia in terra | quando mi trascineranno alla promessa. | Io non so, e nemmeno voi dunque saprete | se è appropriato aggiungere norme al mistero. | Forse peccare è tentare una notizia.

© Eugenio Tomiolo da Osèo gemo, Milano, Scheiwiller, 1984 in Poeti dialettali del Novecento, a c. di Franco Brevini, Torino, Einaudi, 1987

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