proSabato: Giovanni Comisso, Frammenti – seconda parte (1953)

 

Viaggio nella sera attraverso l’antica terra del Norico. Dense foreste di pini isolate sui declivi dei monti, disseminate. Vi sono bianchi filoni di neve nell’ombra delle valli. Penso profondamente a questi alberi immobili che vivono chiusi nel freddo sopra questa terra senza luce. Come sono lontani da essi gli uomini che ho visto cibarsi di carne, guardarsi con occhi smorti e poi sedersi tranquilli attorno al fuoco. Nulla di più delle piante domanderebbero i popoli della terra.

*

Dentro la chiesa vi era un’area tiepida, odorosa di gigli. I giovinetti cristiani vi erano convenuti dietro alle loro bandiere di seta bianca, crociate in rosso.
Avevano test dolci e occhi miti come se si fossero destati allora. Tra essi bene Era uno che aveva un vero volto d’angelo tanto era inespressivo. Aveva poi il corpo fatto d’un esile busto su forti cosce, le sue gambe scendevano ignude illuminate da raggi di sole riflessi dal pavimento.

*

A bordo del veliero il mozzo era come la donna di casa. Dopo mezzogiorno ancorati in porto, mentre gli altri dormivano egli Se ne stava sotto la vela tesa come una tenda a lavare i piatti e ad accudire alle altre faccende: Versare l’acqua della Botte entro un catino, stendere un po’ meglio i panni messi ad asciugare, spazzare. Lavorava Così muto tranquillo e ogni tanto volgeva gli occhi: verso la riva a guardare i rari passanti o s’appoggiava al parapetto per spiare con intensità verso certe chiatte dei nudi ragazzi che si buttavano a nuoto. E spesso con un energico colpo di testa ributtava indietro i lunghi capelli che gli scendevano sugli occhi.

*

Quale tiepido silenzio di Venezia di mattina presto d’aprile. Le case delle calli con gli appartamenti chiusi per sonni leggeri. Il mormorio a due metri da terra di voci serene intense salendo i larghi gradini del ponte. E L’ombra del canale porto via il grido improvviso di un ragazzo col remo tra le mani, nella barca. Le donne, il profumo dei gigli dagli orti. Gli occhi delle donne guardano d’angolo e sono neri come occhi di pesce, i loro volti sono bianchi gigli imbellettati. Il fanciullo buffonesco col capretto attorno al collo come un boa da signora sorride a tutti ed altri attraverso la strada alla ragazza per tutta, che abbraccio della vecchia ciabattosa parla alla voce di Cristo che muore e risorge.

.

In «La Fiera Letteraria», anno VIII, n. 16, 19 aprile 1953

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.