I poeti della domenica #327: Anna Maria Ortese, La naturalezza di questa vita piena

 

….La naturalezza di questa vita piena
di cose non naturali, il dolore
di non capire cos’è il dolore, la disgrazia
di cercare ostinatamente un nome, un segno
qualunque di riconoscimento, e trovare
silenzio e sigilli fin sui rami degli alberi.
….Non in me, da ferita
sempre aperta sgorga
la rossa fontana del chiedere,
il mormorio del ricordo
futuro, la frescura di vaste
zone da cui venni, ed era noto il mio nome,
là tra gli astri,
ora tremanti di vergogna. Questa porta
sbarrata sul vero, questo triste
villaggio che tutti hanno lasciato,
questo porto senza navi verde di rimorso.
è il mio universo quotidiano.
….La disperazione talvolta mi ricopre,
frusta tutte le mie ossa,
si dibatte come un vento per trovare il nome la colpa. L’origine
della colpa che dette origine alla caduta
− da cui nessuno deve trarmi, alcuna grazia chiamarmi −
in questo quieto interminabile
….giornaliero Esilio.

.

In Il mio paese è la notte, sezione “Pagine dimenticate”, Roma, Empirìa, 2011

One comment

  1. La vita è contraddizione, la vita è ossimoro. E’ ricerca in vista di una risposta e di un viatico ma spesso non raggiunge né l’uno, né l’altro. E’ innaturale, è dolorosa quando non concede gli strumenti per comprendere cosa sia il dolore e come esorcizzarlo, come allontanarlo. Continuare a chiedere è una sorta di nemesi perché alla domanda talvolta non si riesce a rispondere individuando una definizione, un nome, un appellativo. Il senso più profondo di questa lirica di Maria Ortese risiede in questo. Qual è il luogo della nostra provenienza e quale il ricordo futuro che il presente sta costruendo alle nostre stesse spalle e nostro malgrado? All’ansia e alla smania di chiedere si affianca la consapevolezza della solitudine, del villaggio abbandonato, del porto senza navi in approdo, dell’esiziale caduta che conduce all’esilio quotidiano.L’essere umano è un angelo caduto, è un angelo sciocco, per dirla con il Saul Bellow de “L’uomo in bilico”.
    “La disperazione talvolta mi ricopre,
    frusta tutte le mie ossa,
    si dibatte come un vento per trovare il nome la colpa. L’origine
    della colpa che dette origine alla caduta […]”

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