Simone Marcelli: poesie da “Archivio privato” (Zona, 2018)

 

Ginevra sbuffa sulla linea del lungolago, in qualche centinaio di metri
di Jet d’eau: di rigetto per jeu, sta lì fermo pour jeu il getto al principio
sfogo energetico dell’impianto idroelettrico che passando in bus
è monumento della rivoluzione industriale ogni decennio più alto
ogni decennio più alto e alla fine: un petit jeu per i turisti
che fanno il bagno di vapore, ma nessuno ce la mette sopra
la mano: che la trancia. Passando in bus è un jeu che nemmeno
bagna: una nuvola-ago ferma punto esclamativo scontornato,
passando in bus il mediterraneo M. solo come un cane dopo il crollo
delle storielle il decadimento della menzogna sull’autosufficienza
sul trionfo della piena autonomia energetica, andato tutto
a farsi benedire con il saluto ai controlli d’imbarco; e chi rigetta chi,
chi rigetta cosa, un gioco di getto, l’acqua vaporizzata
acquisisce volume e pare di più, acquisisce volume e pare di più
il gioco che acquisisce volume e pare di più un jeu d’eau, jeu di vapore,
o di nuvola o di partenza, di giocare all’autosufficienza, all’auto-
spurgo e nemmeno spruzza l’acqua in faccia, passando con i turisti
col bus che con la coda tra le gambe prosegue sulla via per la dogana.

 

immagine della voce-segnale – nel tempo della non-risposta
tra la domanda dell’emigrato M. e il silenzio di sua madre –
che si perde al valico, la parola-scarica che viaggia su reti di linee
invisibili sui tetti sulle teste su trecce di cavi montani e pedemontani
e satelliti orbitanti e antenne
costeggiando strade viaggiate silenziosamente e invece accanto
le parole-impulsi simultanee: se non salta per il vento se non salta
per la neve o per il turbamento satellitare della calotta di raggi
che si chiude sul capo del mondo, che ci lancia le parole che ci porta
le parole, che ce le ascolta, che ce le ruba: facili facili parole fuori
dalla bocca alla velocità della luce: struttura perfetta funzionante
retta sull’aria e sulla firma del contratto con il gestore, da ringraziare!,
ora è facile vivere ovunque nel mondo per poca bolletta, ora è facile,
o sei bamboccione?, seppure talvolta c’è un singhiozzo c’è un secondo
di forzato silenzio, o finché il sole non esplode una tempesta o al gestore
furiosamente non girano le palle.

 

I.

la tela rossa è nera con la cerniera chiusa la mela verde con la cerniera
chiusa è nera la bottiglietta di plastica cric croc al passo al sobbalzo
odore di tramezzini al tonno solo l’odore con la cerniera chiusa la tela
tiene l’odore se si apre la cerniera chiusa esce l’odore la bottiglietta
di plastica si riempie di acqua la mela diventa verde e c’è l’incarto
unto dei tramezzini al tonno, esce l’odore e rimangono i tramezzini, la tela
rossa torna rossa, rosso più scuro nelle pieghe, ci sono sempre le pieghe
con il rosso che tende al bruno, sul fondo sotto all’incarto sotto
alla bottiglietta da mezzo litro sotto alla mela ora verde finalmente ci sono
trenta copie di cv, curriculum vitae in formato europeo, europass per passare
la primissima diffidenza per darsi una norma formale riconoscibile nei confini
comunitari, cambiano solo i dati, i riempimenti, ma la griglia, ma la griglia, trenta
copie, macchie di unto sul foglio, le pieghe, si provi a calcolare quante pieghe
si producono in una settimana su dei fogli all’interno di uno zainetto
un plico di novanta fogli, ovverosia trenta copie di tre pagine di cv ferme nel fondo
dello zainetto di tela rossa per una settimana ferme nel fondo, si calcoli le pieghe,
le pieghe seguono una curva esponenziale di divisione-moltiplicazione, ciascuna
si fraziona in piccole pieghe in più piccole pieghe ma pieghe comunque
cioè a dire: un cv spiegazzato unto bisunto una pessima presentazione
a prescindere, dopo una settimana nello zainetto di tela il cv
è un reperto è una pessima presentazione a prescindere, si potrebbe ristampare?
Si potrebbe: fanno 10 cent per 3 pagine per 30 copie uguale 9 euro,
certo che si potrebbe!, per soli 9 euro presentarsi con decoro
non merita forse decoro la trascrizione di un vent’anni di formazione?
Certo che lo merita!, per soli 9 euro, li aggiungiamo comodamente agli altri
tanti tantissimi 9 euro per un vent’anni di formazione, quanti ce ne sono
di 9 euro in vent’anni di formazione? Ma che fai non li paghi? Che fai?

II.

Certo che li paghi, pensa la mamma mammina, certo che li paghi fa il babbo
se tu sommi tutto insieme ti piglia un colpo, ma sai cosa facciamo?
Ve li spalmiamo nell’arco dei vostri respiri, che manco ve ne accorgete che manco,
ma quanti siete a pagare 9 euro? Mamma che tanti, mamma che troppi!
E se aggiungiamo altri 9 euro? Vedi che siete già un po’ di meno? Allora
facciamo questa cosa, facciamo una bella gara di resistenza, vediamo chi regge
vediamo chi tiene il fiato chi tiene il sangue e non lo sputa:
avviso agli esercenti: non accettare curriculum per la prima settimana: et voilà
altri 9 euro, per le pieghe, per le sdruciture.
Ma che tanti che siete ma che troppi, capite bene che la legge
della domanda e dell’offerta non funziona così, ma mettiamoci d’accordo
o tanto a pochi o poco a tanti, siete tosti eh? Non lo sputate il sanguaccio eh?
E allora facciamo che si procede per sottrazione, no? Facciamo che vediamo un po’
il vostro ordine delle priorità. Per esempio cominciamo con il deprezzamento
per esempio non solo contrattuale eh, ma prima si attui una certa svalutazione
della merce, dalla mano-merce, dell’occhio-merce, dell’insieme capitale
degli strumenti, codesti strumenti debbono essere sfoderabili ben inteso
estraibili ben inteso, le vostre mani le vostre gambe i vostri sorrisi
le aspirazioni, e l’intelligenza sovrastimata,
si proceda poi con la decontestualizzazione con
la ricontestualizzazione, con il decentramento, con la mobilità, con l’osservazione
per esempio, si prosegua con lo svilimento dei contesti precedenti dei legami
precedenti per esempio, e poi declassamento che serve ad aumentare
il saggio di profitto, se serve. Se serve abbandonare svalutare le implicazioni
capite bene che è come una mongolfiera, capite bene che è come le zavorre, capite,
quali zavorre siete disposti a sganciare? Da dove cominciate a tranciare? Capite,
se tranceremo le funi i pesi se tranceremo per esempio le reti per esempio

III.

vedrete come galleggeremo vedrete amici miei come prenderemo quota, diventeremo leggeri
non più spiegazzati ma leggeri leggeri con il favore delle correnti gentili,
lusinghiere correnti, e finalmente noi intonati noi a tono noi col vento
vedendo da lontano davvero da lontano la terra, le nostre terre le case casette
sempre più piccole, rinunciamo anche alle case, che bastano piccolissime che bastano
come sagome di quattro mura, finalmente galleggianti finalmente senza nulla che ci leghi
senza nulla, non essere un legame amore mio, non essere impedimento, tu:
che la forbice è pronta.
Che tanti che siete ancora che troppi, alziamo allora l’asticella, venite più su!,
ci arrivate qua su a questo prezzo? Ma che tanti che siete a fluttuare così tanti
ma sì che ci arrivate qua su sì che vi piace l’altezza, a prescindere l’altezza,
che tanti che andate dove soffiamo, che tanti che ci costate praticamente zero,
per le gentili famiglie 9 euro nell’arco dei respiri, a babbo morto, e i tramezzini nello zainetto
la bottiglietta d’acqua e le copie bisunte del cv.
Che bella la vista! Che tanti che siamo che tanti, e dove andiamo?

 

Simone Marcelli, Archivio privato, Zona 2018

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