PoEstate Silva #53: Rosangela Zoppi, da “Fiore di stecco”

 

A Teta di Cervara

Dalle tegole macchiate di muschio
lo sguardo sale alla linea dei monti
poi torna docile in cima alla loggetta.
China sul suo pasto frugale
la vecchia gioca con le dita e la forchetta
che non raccoglie più abbastanza;
nei suoi modi sembra tornata
a un’infanzia diversa
dove giorno per giorno disimpara.
I raggi pietosi le sfiorano i capelli
raccolti sulla nuca di bambina
mentre la lunga fiaba della vita
volge lenta alla fine.

 

Quadretto

Escono a frotte,
nel pomeriggio infuocato,
i fanciulli,
spargendo manciate d’allegria
sulla strada deserta.
Al fragile vecchio che passa
risuona improvvisa la memoria
di lontani svaghi.

 

La citofonata

Mentre che stavo tutt’affaccennata,
co le mano impiastrate de farina,
sentii debbotto una citofonata
che me fece sbarzà ne la cucina.

Dissi: “Pronto!” E una voce dilicata
M’arispose: “Buongiorno! Come sta?”
Poi sta voce se fece più accorata:
“Voglio dirle, se ancora non lo sa,

che la causa del male che ci affligge
dobbiamo ricercarla in noi stessi.”
(Già la carne in padella stava a frigge
e li spinaci ereno guasi lessi).

“Me scusi, lei chi è e chi la mànna?”
Dice: “Mi chiamo Lina e sono qua
per conto di Colui che ci comanda
e che dall’alto tutto vede e sa”.

“Si è vero che sa tutto, fora e drento”,
je feci pe levammela de torno,
dovrebbe da sapé che a sto momento
ciò da fà er pranzo: è guasi mezzoggiorno”

“Certo, però, se solo mi consente,
forse sarebbe il caso di parlarne,
ché lo spirito è un’arma assai potente
contro la debolezza della carne”.

“Uh… la carne! Mannaggia er diavolaccio!”
strillai ner véde l’ojo che fumava,
me s’è abbruciata tutta. E mo che faccio?”
Ma quella, gnente, propio nun mollava,

“Viviamo – fece – nell’oscurità.
Occorrono certezze in abbondanza.”
“Io una certezza – dissi – ce l’ho già:
quella che oggi a casa nun se pranza!”

 

Preghiera per Santa Maria del Piano a Orvinio

Ave Maria, tempio dell’Assunta,
gloria di Carlo contro il Saraceno.
Nell’occhio vuoto,
dove più il rosone non fiorisce,
s’inquadra il cielo
e dal romanico portale
scende lenta la serpe,
percorre la navata
(congrega d’ortiche)
e tra le viscere di pietra
muta e sinuosa spare.
Santa Maria, ospizio di colerosi,
mistica abbazia benedettina,
ignota mano ha violato i simulacri,
offeso la facciata,
saccheggiato i muri
e trafitto ha il fulmine crudele
la torre campanaria.
Ma tu proteggi l’abside
e la trifora malata,
geometria incurabile
d’un tempio ormai in rovina,
perdona l’offesa ai capitelli,
all’altar maggiore, alla campana,
fa’ che termini lo scempio,
preannuncia il suo domani.

 

Luce anniscosta (A Biagio Marin)

Luce anniscosta,
che ne l’arazzo d’ombre aricamato
dar tempo e dar destino,
nun trovi una fessura.
M’abbasterebbe giusto una sperella,
sortanto la fiammella d’un lumino,
pe seguità er cammino a la sicura.

 

Strade romane

Strade romane,
che ciànno sempre un sercio che je balla,
com’er dente da latte a un regazzino.
Strade inzolente sadiche villane,
che quanno ce cammino,
sott’ar sole o a le stelle,
si per caso me storco ’na cavija,
le sento ride, ride a crepapelle.

Rosangela Zoppi, Fiore di stecco. Antologia, Cofine 2018

 

ROSANGELA ZOPPI è nata a Roma, dove vive. Laureata in Scienze Politiche, è stata insegnante di inglese. Poetessa in lingua e in dialetto romanesco, ha pubblicato diverse raccolte di poesia, due libri su Roma e il romanzo storico Una donna contro un re (2000). Si è occupata di traduzioni per due case editrici e di teatro (testi e regia). Tra i libri di poesia ricordiamo Le mie parole per gli altri (1990), Mo ch’er primo cartoccio l’ho vòtato (2001), Neve marzarola (2004), Prima che il cuore impietri (2005), Framezzo ar maruame (2005), ’Na viola ner penziero (2009). Ha tradotto e curato Assassinio nella cattedrale di T. S. Eliot (Ed. Cofine, 2016).

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