PoEstate Silva #48: Salvatore Contessini, da “La cruna”

 

PUNCTUM

Sono nel dove ignoto
di un deserto
intorno un orizzonte
senza emergenze verticali.
Un centro occulto di sentenza
in un silenzio vuoto di vento
che cerca padiglioni per l’ascolto.
Il tempo di stagione terminale
volge alla fine, al cambio scena
lo segna luce che si allunga
e ombra che ritira egemonia.

 

PERCEZIONE

Così, in uno spazio
di bianco nuvolare, segni di cielo
e geometrie molecolari,
comprendo una fessura, simmetrica di piano,
sfumata nei richiami di favore astrale
a forma di simbolo carnale
sospesa a un’ara disposta al sacrificio.
Composizione in pietra dura,
fusa dal fuoco del mantello
in cerca di camino in cui eruttare.
Per anni fissa come icona,
guardiana del riposo orizzontale,
ne scopro finalmente un senso
Compiuto nello spazio verticale
a fantasia sbrigliata priva d’illustrazione.

 

TRAS/POSIZIONI

Pallido sole tripartito
oltre il cristallo spesso
accende bianco d’alberi
come sculture surreali.
Il freddo spettro di silice
varca lo schermo che protegge.
Di qua la vita si lascia trasportare
con linea dritta a moto orizzontale,
di là, come un altrove,
comanda un campo alieno
a distorsioni che visitano svolte.

 

RIPRESA

Quale pietà che rende muti
è il suono che trascorre?
In esso è pianto e grido
selva dell’oltre mondo
aspra di timbro,
voce mancante d’ombra di corpo
ferma, nel tempo senza tempo,
sul desiderio del lamento.
Porta la trasparenza d’acqua,
il turbamento per il vuoto che divide.
La lingua dei poeti traduce il tiglio
il turno della ghianda fattasi quercia.
Una sequenza d’orme sui sentieri:
e metamorfosi si compie.

 

TRILOGIA DA SOSTA

Io sono altrove e il nostro incontro
accade come ritrovo. Che sia al tramonto
di uno specchio d’acqua o all’umido
di un primo piano, tutto ritorna
come se fosse un ciclo,
tutto si assesta a irripetibile passaggio.

Un intervallo, il tempo costipato,
variabile d’imponderabile movente
indugia con funzione lineare
che vive di costante incrementale.
Le mie risorse di ragione
sanno di astratta previsione
la sorte di un arco temporale
bersaglio scorto per lecita saetta.

Dimmi del cambio ciclo
e dell’umore torvo
che attende i lumi.
Dimmi di un’asola di tempo
fatta colonna della storia.
Sappiamo solo l’entità che è stata
nUlla del salto che ci aspetta:
se occhiello di chiarore scorto
è cruna d’ago da ricamo
o flebile lucerna di memoria.
Fissiamo sguardo che si svolge indietro
contro l’abbaglio che genera lo specchio.

 

AVVERSIONE

Tutti assolti a Occidente.
Il tribunale non prevede
orientamenti diversi,
la difesa è in lingua aliena
e fa la storia vecchia
di centinaia d’anni:
rapaci e indifferenti
a migrazioni del bisogno.
Le corti di voci omologate
sono destini già tracciati
bugiardi giudici parziali
che salvano la forma
senza mirare al contenuto.

 

Salvatore Contessini, La cruna. Poesie. Prefazione di Piero Marelli, La Vita Felice, Milano 2018

One comment

  1. Convince il lavorio intenso, artigianale, sulla parola, il tono caloroso, le immagini vivide e certe soluzioni che risaltano alla lettura. Un po’ meno certi passaggi riecheggianti e un po’ troppo artificiali nella propria densità. Ma complimenti.

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