PoEstate Silva #8: Irene Pellegrini, da ‘Albe crepuscolari’

Autunno

Che Autunno sarà questo
davvero non so.
Ogni giorno di più
mi inabisso come sole morente.

Trasportata dal caos
di settimane e foglie secche
brillo d’oro macchiato,
di vendette sanguigne.

Presto sarà buio piovoso
fuori, nel mondo:
dentro me piove da mesi
di una notte senza stelle.

 

Cose di casa

C’è uno spazio,
nella mia mente,
vuoto come il posto a tavola
dove non ti siedi più.
Chiunque lo occupi, da quel giorno,
assomiglia sempre un po’ a te.

E quando ho tolto il piumone dal letto
– perché ormai è Estate, sai –
l’ho abbracciato stretto
fino a soffocare,
sussurrandogli l’addio
che avresti dovuto darmi tu.

L’accappatoio, poi,
ho dovuto gettarlo via;
l’immagine di te avvolto nel viola però
l’ho conservata.
Continuerò ad asciugarmici:
quella è fatta con spugna più resistente.

Cose di casa, queste, che
vorrei davvero poter chiudere
nello sgabuzzino,
oppure poggiare fuori dalla porta
insieme alla spazzatura.
Se solo ne fossi capace.

 

Ἰώ

Mucchietto d’ossa scricchiolanti
ricoperto da kili di pelle che paiono sempre troppi;
capelli di sole arricciato incoronano d’alloro
un globo di luce accesa a intermittenza
il cui interruttore spesso risiede più in basso,
tra grate aperte come cancelli bloccati.
In mezzo alla scena due sfere cangianti,
ambrate d’Estate, legnose d’Inverno,
osservano il mondo senza capirlo;
poco sotto una fessura mobile si schiude di rado,
preferendo rimanere serrata
per segregare parole da non pronunciare.
A estremità variabili infine stanno
dieci matite che non colorano,
unico tramite tra la realtà e il cumolo di nostalgie
di un Io a volte troppo largo, a volte troppo stretto,
indefinito come uno schizzo d’autore ignoto
su un blocco da disegno.

 

La Montagna

In un silenzio di morte quieta
scivolano giù i pendii
a tratti spigolosi come linee spezzate
che poi si riannodano in morbide curve
di cotone ovattato:
enorme monade satura
di fiocchi di neve danzanti.

 

Maturità(?)

Ho le falangi sporche di macchie
che non somigliano a marmellata;
lo zucchero marcisce in un barattolo
chiuso ormai da quando avevo dieci anni.

Chiuso ormai da quando avevo dieci anni
e di rossetto non ne mettevo,
mutuo era muto con troppe U,
le sei del mattino esistevano solo nei sogni.

Le sei del mattino esistevano solo nei sogni
e invece adesso le raggiungo vegliando
– malessere facile, ansia del vivere –
mentre cerco di trovare una conclusione.

Mentre cerco di trovare una conclusione
il tempo, dal canto suo, mi sfugge di mano
così che il presente resta
incompiuto.

.

Irene Pellegrini, Albe crepuscolari, L’erudita – Giulio Perrone, 2018

3 comments

  1. C’è qualcosa di interessante nell’affastellamento di oggetti e minuscoli fatti che registrano la quieta ansia degli anni che conducono alla maturità. Tuttavia, il lavoro per imprimere significato al catalogo è lungo ed accidentato, ma che questo non scoraggi il cammino.

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      1. Ciao, volevo intendere la nominazione degli oggetti quotidiani e le costellazioni di senso che dalla loro aggregazione scaturiscono. Effettivamente, la poesia si compone di corpi, animati e non, che ci danno coordinate tra cui muoverci e inventare un significato.

        Mi piace

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