L’infinito, Leopardi e le versioni poetiche di Tusiani e Rilke

Il panorama visto dal colle dell’Infinito

 

A 220 anni dalla nascita di Giacomo Leopardi, proponiamo il testo originale del XII dei suoi Canti, L’infinito, e due versioni, rispettivamente in inglese e in tedesco, nate dalla penna di due poeti, Joseph Tusiani e Rainer Maria Rilke, che alla loro traduzione donano note molto originali.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Giacomo Leopardi

 

Infinity

Fond I was ever of this lonely hill,
And of this edge, that from my view conceals
The farthest limit of the firmament.
But, sitting here and gazing, I can feign,
Far and beyond it, still unbounded space,
And an unearthly silence, and the deepest
Quietude where my very heart is nearly
Frightened. And as this moment I perceive
The wind around me rustling through these trees,
To that unending silence soon I liken
The passing of its voice: eternity
I so recall, and all the seasons dead,
And with this lively stir the present one.
Founders in such immensity my mind,
And drowning in this sea is sweet to me.

versione poetica di Joseph Tusiani
(edizione di riferimento: Joseph Tusiani, L’arte della traduzione poetica. Antologia e due saggi. A cura di Cosma Siani, Edizioni Cofine, Roma 2014, p. 89)

 

L’infinito von Leopardi
Übertragen von Rainer Maria Rilke

Immer lieb war mir diese einsame
Hügel und das Gehölz, das fast ringsum
Ausschließt vom fernen Aufruhn der Himmel
Den Blick. Sitzend und schauend bild ich unendliche
Räume jenseits mir ein und mehr als
Menschliches Schweigen und Ruhe vom Grunde der Ruh.
Und über ein Kleines geht mein Herz ganz ohne
Furcht damit um. Und wenn in dem Buschwerk
Aufrauscht der Wind, so überkommt es mich, daß ich
Dieses Lautsein vergleiche mit jener endlosen Stillheit.
Und mir fällt das Ewige ein
Und daneben die alten Jahreszeiten und diese
Daseiende Zeit, die lebendige, tönende. Also
Sinkt der Gedanke mir weg ins Übermaß. Unter-
Gehen in diesem Meer ist inniger Schiffbruch.

versione poetica di Rainer Maria Rilke
(edizione di riferimento: Gabriella Rovagnati, “L’infinito e gli infiniti. Alcune versioni tedesche del XII canto di Leopardi fra il tardo Ottocento e il primo Novecento”, in M. Ponzi (a cura di), Spazi di transizione, Mimesis, Milano 2008, p. 243)

One comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.