Laura Rainieri, In altre stanze

Laura Rainieri, In altre stanze. Prefazione di Mario Melis. Postfazione di Giorgio Linguaglossa, Edizioni Cofine 2018

Che cosa è necessario perché la poesia possa accedere e muoversi In altre stanze, come recita il titolo del libro più recente di Laura Rainieri? A quali altre stanze si fa riferimento? Anche da questi interrogativi sono animati i testi di una raccolta dotta e ricca di vie di accesso, diritte e impervie che siano, ad altre stanze.
È del tutto legittimo supporre che il termine “stanza” vada letto qui in più accezioni, o, ancor più precisamente, con sfaccettature che trovano tra di esse punti di intersezione: dimora, luogo di sosta e riparo, camera segreta, strofa di un componimento. Tenendo fermo, dunque, l’assunto del carattere plurivoco del vocabolo “stanze”, carattere reso ancora più complesso dall’aggettivo abbinato, “altre”,  mi accingo a delineare alcuni possibili percorsi all’interno dell’opera di Rainieri oggetto di queste considerazioni e a trovare in essa risposte agli interrogativi espressi in apertura.
La ricorrenza della congiunzione “se”, la sua frequenza come sillaba di attacco di numerose anafore, rivela come il dispiegarsi di ipotesi, l’esprimere determinate condizioni – siano pure, tali condizioni, di marcato azzardo e rischio – si attestino come presupposti, dunque come varchi di accesso ad altre stanze e, allo stesso tempo, come riconoscimento e accettazione di limiti, oltre che come sfida a saggiare costantemente la resistenza di tali barriere: «Se affonda con i pioppi riflessi», «se nello smottamento confonde case (Con i pioppi riflessi), «Se qualcuno furtivamente ti fa un dono/ e più splendido lo dice di un diamante?». «Se lo scopri che è un fuoco d’artificio […]?», «E se un canestro è vaporoso […]?», «Se qualcuno dice – Mio dolce amore -» « Se qualcuno il cui tronco ha tanti giri/ osa dire – Mio dolce amore -», «Se il giorno è avaro», «Se un corpo abbiamo un corpo» (In altre stanze),«Se il sogno incontra il sogno» (Questa serenità), «Se cerchi di spezzare un filo» (Otre), «…eppure se l’uno esiste» (… eppure se l’uno esiste), «Se tutto è stato detto nel vuoto vortice» (Il detto), «Non è morbida la neve/ se ha uno zoccolo/ di ghiaccio stratificato.» (Il tempo della neve), «E se piove il verde è cupo» (E se piove il verde è cupo), «se recitando dice la verità» (La lontananza), «Se non ha ali per volare» (Un’estate).
Altra chiave di accesso alle altre stanze è senza dubbio il paesaggio, carico di affetti e valenze, che sia esso radicato nell’anima, illuminazione nell’incontro di un giorno o esposto alla devastazione degli umani. In tal senso si può affermare che la dimensione geografica – dalla natia Bassa e dal «Taro fangoso» (abbinato a questo aggettivo il fiume delle origini ricorre in più di un testo) al quartiere Alessandrino di Roma – di questa poesia costituisce un tratto identificativo di primaria importanza e che il testo di apertura, Con i pioppi riflessi, raccoglie in maniera esemplare aspetti e moti di una animata geografia che è anche geografia dell’esistenza.
Sempre nella poesia che apre la raccolta, Con i pioppi riflessi, si fa strada, dapprima timidamente, poi con un carattere deciso che occupa quasi con prepotenza la scena, una tavolozza di colori che spiccano per il loro doppio legame, da un lato al paesaggio nel quale si manifestano, dall’altro al significato simbolico al quale tendono: «dire a che serve/ che il sole inanella il bucaneve/ e tenta la viola timida l’uscita?/ Il sole rosso di fuoco beffardo/ si affaccia a quasi notte:/ una sortita/ sulla china dell’argine». L’azzurro ricorre con il suo carico potentissimo di connotazioni e con gradazioni varie di intensità, per alternarsi talvolta al giallo, con esiti vivaci e corrispondenze con le arti figurative (la pittura di Paul Klee in Passaggio). E il giallo si intreccia al rosso per effetto del sole a novembre in Lucania antica (Latronico).
Il mito e la fiaba rivestono un ruolo fondamentale come mentori per inoltrarsi in altre stanze. A proposito del mito, è interessante da un lato sottolineare la versione, rinnovata da una sofferta contemporaneità e da una altrettanto sofferta dimensione autobiografica, del mito di Ulisse (con un’eco particolarmente sonora nel II movimento del testo In altre stanze), del labirinto – anche di parole (Questa serenità) – e di Arianna, del suo filo (Calce viva) e del suo abbandono (Tu) dall’altro rilevare l’intreccio, talvolta la fusione, del mito originario della Grecia classica con costellazioni mitologiche della modernità, principalmente di impronta shakespeariana. È quello che accade nella poesia Rinascita oscura, là dove la preghiera rivolta a Orfeo diventa l’invocazione alla «pena d’Ofelia» dell’io lirico: «Non voltarti mai indietro,/ o mia pena d’Ofelia».
La ‘fiaba delle fiabe’, la cornice delle Mille e una notte, si fa occasione per meditare sul potere d’incanto delle parole così come sulla loro capacità di sciogliere sortilegi: «le parole che sciolgono il racconto/ lungo le mille e una notte?// Mentre il Sultano dalla finestra guarda nel cortile.» (I movimento della poesia In altre stanze). Anche il complesso mondo fiabesco, ‘a chiave’ di Lewis Carroll in Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio trova posto qui, in particolare nel IV movimento del testo In altre stanze.
I richiami letterari, le citazioni esplicite, così come quelle visibili, per così dire, ‘in controluce’, costituiscono, a leggere attentamente questa raccolta, una strumentazione indispensabile; non solo sfoggio di erudizione, dunque, ma bussola e sestante e mappa. Dalle poesie dell’antichità classica a quella italiana, da Foscolo di In morte del fratello Giovanni (si veda Rinascita oscura) a Ungaretti, passando per Carducci (Coperto dalla nera terra).
Tra queste poetiche chiavi di accesso alle altre stanze non è raro trovarne, quasi rannicchiate e abilmente mimetizzate, di provenienti da altre lingue e letterature moderne, come avviene per la «coppia in aria di storni» che, a conclusione della poesia Con i pioppi riflessi «precipita amando» e si riallaccia idealmente ai versi di Bertolt Brecht nella canzone Gli amanti da Ascesa e caduta della città di Mahagonny.
«Non altro che il canto per te posso»: così Laura Rainieri afferma nel componimento Alla poetessa Elena in memoria ed è un canto, il suo, che ‘di stanza in stanza’ merita un ascolto attento. Già, perché le altre stanze alle quali si fa riferimento si rivelano territori aperti di incontro di esistenze molteplici, di assi temporali che si intersecano, sprigionando possibilità inattese, meandri e viali di meditazione, lampi di luce da una finestra o un abbaino, inondazioni di sole da un bovindo e riservando, allo stesso tempo, angoli ospitali d’ombra.

© Anna Maria Curci

Con i pioppi riflessi

Se affonda con i pioppi riflessi
nel Taro fangoso
–in questo rigido aprile–
a che serve
se nello smottamento confonde case
il pieno terragno con la liquidità dell’acqua
dire a che serve
che il sole inanella il bucaneve
e tenta la viola timida l’uscita?
Il sole rosso di fuoco beffardo
si affaccia a quasi notte:
una sortita
sulla china dell’argine
al torrente di mulinelli
se pure mi fermi i fianchi.
Interrato il mio tempo
oltre il cerchio sfondato della secchia
nonostante adocchi la punta dell’aghifoglia
e la coppia in aria di storni
e precipita amando.

In altre stanze
I

Se qualcuno furtivamente ti fa un dono
e più splendido lo dice di un diamante?

Se lo scopri che è un fuoco d’artificio
e scoppia tra le mani
sprizza nella sera divisa?

E se un canestro è vaporoso
intrecciato di giunco
le parole che sciolgono il racconto
lungo le mille e una notte?

Mentre il Sultano dalla finestra guarda nel cortile.

II

I passi di sirena urgono
da imbandite profondità marine.
Battono il pavimento
Agitano l’ora
Palpitano onde fitte
Cera alle orecchie
al varco di Cariddi.
Prima che l’oro brilli sui capelli.

Alla poetessa Elena in memoria

Presente sei in me
viva perché “ricordo” non vale.
Cadono le foglie e il tronco è secco.
La calda voce echeggia il tuo coraggio
il piglio civile, la denuncia.
Il passo di danzatrice
percorre le mie stanze
e la borsa pesante di poesie e futuro
al viale Alessandrino.
Nuotatrice di idee e di progetti
nel mare di Sperlonga azzurro azzurro.
Con radici nella terra
tu hai lasciato il segno.
Vola ora in quell’orizzonte celeste.
Non altro che il canto per te posso.

Roma, 3 marzo 2016

 

Il Taro

Ancora ieri il Taro fangoso
esplode nel gonfiore delle acque.
Raramente è così azzurro il mare.
C’è una sacca
in quel punto della curva
dove gli ontani abbeverano i rami
che vuole alzarsi a livello dell’argine.
Affabula la sua giovane storia
ora alla foce.
Una carezza di braccio che si chiude.

 

Lucania antica (Latronico)

Novembre
piove e spiove.
Il sole intreccia il rosso
con il giallo. La nebbia sale da Latronico*
alle cime
e copre una terra di lupi e di pittori.
Alto il falco
e i paesi sulle creste.
Non il muro di nebbia padana.
È questa girovaga irrisolta
una voglia di cielo.
I cumuli nivei tra i dirupi
si sfaldano alle fiumare.
La nebbia scesa a valle
scopre cime tormentate
riverse ad una luce.
In alto Dio decide.
Paesi di tufo in bilico
spazzati come piume.
Lungo le strade e i tratturi
raro un casolare.
La vecchia ha il rosario tra le mani.
Pare mille anni fa.

 

___________________________

Laura Rainieri, nata nel 1943 a Fontanelle di S. Secondo (Parma), risiede a Roma, dove ha insegnato lettere negli istituti superiori. Per un decennio si è interessata della poesia femminile presso la Casa Internazionale della Donna di Roma; è stata cofondatrice dell’Associazione “Rosella Mancini” di Roma; collabora con l’Associazione “Periferie” e con la Biblioteca comunale “G. Rodari” per interventi culturali diretti al pubblico e alle scuole. In versi ha pubblicato: La nostra spada, la parola, Ibiskos, 1997, primo premio Padus Amoenus; Nessuno ha potuto sposarci, Bastogi, 2001; E serbi un sasso il nome, Campanotto, 2004. Il racconto in versi La Bassa piana e le Fontanelle, La Colornese, 2012. In prosa i racconti: L’ultimo Guancho, Campanotto, 1998; Angelo pazzo e altri racconti, ExCogita, 2007; Badante sissignora, ExCogita, 2010; Un viaggio in Romania (tra realtà, fantasia e utopia), Studia, 2014 (tradotto in romeno). Nel 2012 ha vinto il primo premio “Padus Amoenus”, per una silloge inedita nel dialetto della Bassa parmense dal titolo “Adèss av cont” (Adesso vi racconto). Poesie e recensioni sono state pubblicate sulle riviste “Pagine”, “Capoverso”, Periferie”, “La Ballata”, “I fiori del male”, “Incroci”, e sulla rivista bilingue on-line “Orizzonti culturali italo-rumeni”. Alcune poesie sono state tradotte in sloveno, trasmesse per Radio e pubblicate nella biografia di Ciril Zlobec Lontananze vicine (ZTT-EST, Trieste, 2012).

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