Alberto Marchetti, Inediti

 

L’ONDA E IL VENTO

È il vento che rincorre l’onda
o insieme s’inseguono invano?
Si tengono stretti per mano
o bramano prima la sponda?

Lo scoglio frantuma ogni assalto
ma leviga il mare il suo aspetto,
consuma il granito ogni getto
e sabbia produce ogni salto,
lavora incessante e quel moto
che varia ma non ha mai fine
trasforma le coste e il confine
tra quello che è certo e l’ignoto.

E l’onda ora spuma di vento,
fa gorghi e mulini, e veloce
nel cielo in un ballo feroce,
contorta in volute d’argento,
s’innalza, coll’urlo dei cento
titani che assaltano Giove,
impazza l’inferno lì dove
si fanno, acqua e aria, tormento.

Poi corre una brezza leggera,
il vento abbandona, riposa,
e immemore l’acqua, sua sposa,
ritorna tranquilla, com’era.

 

L’ATTIMO

Ci fu un momento antico
che ero ancora bimbo
come un azzurro lampo
un accertarsi sghembo,

disteso sotto il cielo
di un lungo agosto torrido,
poco distante il melo
del mio solito posto.

Ogni bambino ha un prato,
un albero e una traccia
il suo regno fatato
una spada, una roccia,

lì con il naso in alto
la luna sopra un dito
immaginavo viaggi
sognavo l’infinito.

Fu la coscienza, un attimo,
di esser su una biglia
scagliata a folle corsa
dentro l’oscurità,

sentii la rotazione,
il rombo dello spazio,
la magica vertigine
della velocità.

Ci fu un momento antico,
a volte lo ricordo,
un attimo soltanto
d’alta felicità.

 

IL RESTO DI UN UOMO

Cosa resta di un uomo, dei suoi gesti,
di ciò che disse e d’ogni sua esperienza,
delle sue gioie e dei mattini mesti,
dei dubbi e della sua vana sapienza,
dei suoi momenti di ripensamento,
dei suoi tormenti, dei pensieri incerti,
della ragione sotto un movimento,
dei suoi silenzi tra parole e inserti,
delle isolate sue malinconie,
d’intuizioni rapide e fugaci,
di mosse, dubbi, di fotografie
degli occhi tanto mobili e vivaci?

Che resta delle attese e lo stupore
di un bacio, di un insulto, di un restare,
di giorni di fervore, stasi, amare
e repentine rese, di un ardore
che generava sogni e ambizioni,
dei lampi più segreti, dei progetti,
di scritti poi bruciati, di canzoni
mai terminate e tutti i libri letti
dimenticando il tempo e la realtà,
dei rapimenti, delle pennellate,
delle sconfitte, delle passeggiate,
delle vittorie, della libertà?

Poche preposizioni confessate,
letture di parole inascoltate,
poche giornate opache di ricordi,
frammenti di discorsi, suoni sordi,
la traccia di un percorso mai avviato,
l’impronta di un concetto travisato.

 

NONNO

Aveva speso gli anni a terra e figli
e lavorato anni a mezzadria,
lasciando mezza schiena sui pendii
di altre proprietà, e così sia,

parole poche, sguardi che ti toccano,
caparbio come gli uomini passati,
i gesti di rispetto che già dicono,
la cura nei saperi ereditati.

Aveva visto troppo a Caporetto,
quando sui ponti stavano i gendarmi
a giustiziare qualche poveretto
che aveva perso compagnia e le armi.

Mentre mesceva il vino dalla cavola,
vino che rispecchiava l’anno in corso,
mi ricordava sempre quella favola:
“La vita ci disseta appena, un sorso”.

Andavo sotto l’olmo a richiamarlo
tra quegli amici oltre gli ottant’anni
e non potevo che in silenzio amarlo
lui che la vita gli fu solo affanni,

silente in casa, a mesi da parenti
come una nave che, lasciata l’onda,
alterni i moli prima che gli eventi
la portino all’ultima sua fonda.

Ma tra quei solidali d’avventure
loquace diventava e io, rapito,
vivevo brani di esistenze dure
vissute dentro un mondo più finito.

E mentre dalla vigna si tornava,
lui a piedi e io sull’asino, sul dorso
tra due fasci di legna, mi diceva:
“La vita l’addentiamo appena, un morso”.

 

LA BALLATA DELL’ISOLA SCONOSCIUTA

La ballata è liberamente ispirata al “Racconto dell’Isola Sconosciuta” di Saramago, una novella sorprendente che meritava questa riduzione cantabile, come nelle antiche ballate di una volta.

Un uomo chiese al Re “Cedetemi una barca”
“Cosa te ne faresti” rispose il monarca
“Sono convinto esista un’isola sconosciuta”
“Ma non ce ne son più, la cosa è risaputa,
le isole son tutte segnate sulle carte,
sa già dov’è l’approdo ogni nave che parte”

“La mappa è il tentativo di vincere l’incerto,
misura e segna i limiti di ogni spazio aperto,
determina i pericoli, confina ogni sorpresa,
ma è, carta contro acqua, una labile difesa.
Un’isola diversa, seguendo rotte nuove,
vedrò un bel giorno a prua, vi porterò le prove”

Il Re restò stupito, persuaso poi dal sogno
dispose la consegna di quanto avea bisogno:
d’esser seguito ignaro l’uomo raggiunse il molo.
La serva del re, il cuore già conquistato e in volo,
lo sguardo già perduto, fuggendo via da corte,
lasciò gli stracci e l’ago per seguirne la sorte.

Proprio quando pensiamo che sia tutto finito
e l’orizzonte al largo pare rimpicciolito,
ecco, il destino gioca, ci tocca sulle spalle,
e non c’è un prato in fiore senza le sue farfalle,
non può una delusione negarci di sognare,
e ogni mare ha un’isola su cui ricominciare.

La nave aveva gli anni ma ancora ricordava
il vento di bolina di quando navigava.
Col carico di semi nell’ultimo trasporto
mai giunta alla sua meta era tornata in porto,
dimenticata al molo dopo quella tempesta
sul ponte s’era estesa una fitta foresta.

La donna salì a bordo, dicendo “Com’è bella
la nostra nave, guarda, sembra una caravella”
“Non paventate l’onda, l’ignoto, l’incertezza?”
“la libertà mi inebria, e il cielo, e questa brezza ”
Si misero al lavoro fino all’ora di cena,
dalle stive alla coffa, da poppa alla polena.

Lei disse: ”Buonanotte” rispose lui “A domani”
ma l’avrebbe baciata, il viso tra le mani.
L’amore spesso inganna, altera le distanze,
trasforma in miglia i metri che uniscono due stanze,
rimase a lungo sveglio, cullato dalle onde,
all’alba riaprì gli occhi tra le sue ciocche bionde.

“Non vedrai mai un’isola se non la lasci mai,
e ti vedrai, davvero, solo se partirai”
l’uomo sorrise limpido, il cielo era un po’ incerto,
sembrò la nave fremere di uscire in mare aperto,
allora scrisse il nome, ch’era già una promessa,
partì l’Isola Sconosciuta in cerca di se stessa.

 

Alberto Marchetti, archivista bibliotecario, giornalista musicale, giardiniere, sommelier, scrittore di racconti rime e canzoni, cura da anni rassegne di teatro, musica, scritture, letture.

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