Gianfranco Barcella, inediti da ‘Il labirinto della luce’

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IL LABIRINTO DI LUCE

Scoglio radente allo stendardo del mare
mi rifletto sull’acqua qual vessillo d’ombra;
imbarcadero in un recondito golfo
attendo all’ancora un cenno del comandante
per iniziare a navigare nell’eterno presente

E farò naufragio fra picchi orlati di verzura
fino all’ultimo bordo; non lascia orma
di vita nell’oblio che dura, tristemente a terra.
Come l’azzurrino fiore di ciano
in un labirinto di luce,
baciato da un raggio porporino,
non voglio perdermi in un tragitto vano.

 

L’ECO DEL SILENZIO

Un sonno continuo mi sigilla la mente
come di creatura che non sente.
Il tocco degli anni terreni risuona
di sterile vita

e mai così seducente, nel silenzio delle ore,
ho sentito il sapore del bacio sulle labbra,
bagnate d’amore.

 

RETELIT

È inutile vivere sopra tutte le splendide apparenze,
oscillando come un batter d’ali verso il giorno che respira
nel cosmo immanente, tutt’intorno

La natura fulgida e sovrana degli scambi quotidiani
ci concede solo una vita in elemosina che si dissolve
in ricordi vani come un mare d’ansia.

Malinconia profonda fa vibrare le corde dell’anima,
vana sostanza che cerca un punto fermo d’appiglio
in un perenne franare di vita,
sospinta da un impeto invisibile che fende

lo spazio di un bit. Venendo al mondo
senza sapersi uomo, prima di scoprirsi vecchio,
tutto credendo di capire quando si è vicini alla lusinga
di inutili speranze, è meglio affidarsi solo al retelit.

LO SCONFORTO

Vedo sorgere lo sconforto d’amore
tra le stelle scialbe che tracciano
una labile via verso la dissoluzione.

E’ quella di una lenta morte
che appanna l’occhio interiore della sorte.
E risorge in una terra di nebbie
l’infinita scia della verità
in un frammento delle ore.

 

IL TORBIDO SOGNO

Laggiù nel grembo lontano della vita
germoglia l’amore che ci attrae più della terra.
Si accoglie come il più alto volo dello spirito
che si leva sublime tra le nuvole in tripudio.

È solo un improvviso incanto che si dissolve
in un ricordo e sposa il quotidiano pianto
come in un torbido sogno, una favola
che ricrea un desiderio innocente,
rubato alla vanità del niente.

 

HO PIANTO

Ho pianto e non ho creduto
ad alcun incanto consolatore.

Anche le lacrime sono state
un inutile lavacro.

La vita è solo un sogno agro
che stringe alla gola
e fremo di sdegno al pensiero
che ci induce alla gioia
come un dono vero.

 

© Gianfranco Barcella

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