Per due voci
E sia. Tiresia ha chiuse le persiane.
Dalle notti fallaci e reticenti
– quei cieli pieni d’astri e così spenti –
torna a salde ombre pomeridiane.
Tocca ad altri affacciarsi: a queste umane
nostre nature doppie e divergenti
fiutando venti siderei e eventi.
Alziamo allora il nostro sguardo da cane
agli abissi lassù a nostro rischio,
fisso, e poi, a tutto il tempo delle
stelle dalla pupilla basilisco,
o portiamolo agli ingorghi di luci
per le strade istoriate da favelle
vive o morte incongruamente in un cruci
verba che allinea cicli lontani
e venturi in un unico presente
storico nell’incubo dell’esistente.
O tu che dai ieri ricicli i domani,
Tiresia, ostile e cieco ai soni vani!
E noi con gli occhi alla struttura assente,
riaperti a dare qui, nell’immanente,
disegno e trama a inerti indizi arcani.
Con questi occhi ancora che hanno visto
sgorgare in corsa il tempo ormai da quelle
nebulose, periture disco a disco,
e dentro i nostri giorni iscritta in nuce
l’eternità ferita delle stelle,
lo stesso buio in fondo agli anni luce.
© Mario Socrate, Il punto di vista, Garzanti, 1985

