proSabato: Anna Del Bo Boffino, Violentata dalla vergogna

proSabato: Violentata dalla vergogna

«Tu scrivi di violenza delle donne» mi dice una voce d’uomo al telefono. «Ma sai che cosa può succedere a una donna violentata?» Tante cose, penso: ognuna reagisce come può ma è certo, sempre, un trauma da sanare. «Io avevo una compagna, all’inizio degli anni Settanta, che è stata violentata, e si è suicidata due anni dopo.» Si sente la voce di un bambino, e l’adulto gli risponde, poi torna a dire: «Sono un operaio, stamattina è il mio turno di riposo, e il bambino è a casa, sta poco bene. Mi sono sposato dodici anni fa, ho due figli. Ma di lei, Wilma, non riesco più a scordarmi.» Ha una voce gentile, un leggero accento meridionale, e il suo linguaggio è fluido, espressivo, ricco di parole vecchie e nuove: uno del Sessantotto, penso, uno di quei giovani operai che hanno lavorato nel movimento insieme agli studenti.
..«Eravamo fidanzati, fin da prima. Poi, dopo accaduto il fatto, per farle capire che a me non importava, che le volevo bene lo stesso, le ho chiesto di vivere insieme. Ma lei si sentiva marchiata dalla violenza. Diceva che io solo ero un uomo buono, ma tutti gli altri erano cattivi, e non voleva uscire, si chiudeva sempre più in casa e in se stessa. Per sei mesi, dopo il fatto, non riusciva più a fare l’amore. Ho avuto pazienza, mi accostavo a lei con delicatezza. E lei, poco per volta, ricominciava a rilassarsi, a rispondere. Quando ci siamo riusciti di nuovo, la prima volta, le ho detto: “Vedi che si può? Vedi che sei guarita?”. Ma lei mi rispondeva sempre: “Solo tu, e Che Guevara, siete uomini buoni.”. E aveva la fissa del suicidio. Leggeva Pavese, Sylvia Plath, Majakovskij. “Non è decadenza borghese,” diceva “l’hanno fatto anche loro”.»
..«Quanti anni aveva?» chiedo. «Venticinque quando è stata violentata, ventisette quando è morta. L’hanno sepolta al suo paese, nell’Appennino emiliano, e io vado spesso a trovarla. Sono andato anche con mia moglie, che le ha pulito la tomba, e io ero così contento, come se potessero essere amiche.» «Tu sei meridionale?» gli chiedo. «Siciliano.»
..«È andata così: lei abitava un po’ fuori Milano, e prendeva la corriera per venire giù a lavorare. La fermata era davanti a un bar. C’erano spesso degli uomini, dei ragazzi, che bevevano qualcosa seduti ai tavolini. E c’era uno che la tampinava, ma per scherzo, pareva: signorina qui, signorina là. Wilma era bella. Lei non gli badava, ma un giorno, che la corriera era in ritardo, lui le ha offerto un passaggio. E lei ha accettato. Invece che in città, si è diretto in mezzo ai campi, e l’ha violentata.»
..«Non l’ha denunciato?» gli chiedo. «No. Anch’io le avevo detto: “Denuncialo”. Ma lei rispondeva: “Mi hanno vista tutti prendere il passaggio, sono io che sono una puttana”.
Chissà cose le passava per la testa.» (Ma non è questo che fanno spesso quando una va a denunciare il fatto, o quando c’è il processo: dire che era lei, la puttana? Quindici anni fa, una ragazza libera e colta come Wilma, lo pensava addirittura per conto suo: sono stata una puttana, quello che diranno tutti è questo, e allora a che cosa serve denunciare? Quanto ci vorrà, ancora, per rovesciare i termini del rapporto?)
..«L’ultimo giorno,» continua l’uomo «la mattina, lei ha voluto fare l’amore. “Arrivo tardi” le dicevo. Ma lei mi ha risposto: ” Che importa, voglio stare con te”. Ed è stato molto bello. Poi mi ha chiesto: “A che ora esci? C’è assemblea, dopo?”. Le ho detto di sì. Sono arrivato in fabbrica con un’ora e mezzo di ritardo. E la sera, quando sono tornato a casa, l’ho trovata con in mano un libro di Pavese, e la cucina piena di gas.»
..Gli ho chiesto se potevo scrivere la storia di Wilma, e sua. «Per questo te l’ho raccontata» mi ha detto. Non so nemmeno come si chiami lui, eppure l’ho ascoltato per un’ora e poi, nei giorni successivi, pensavo spesso a quest’uomo con gratitudine: per l’amicizia che mi ha dimostrato, e anche per vermi rivelato un modo di essere maschio che promette bene. Mettevo insieme l’origine meridionale e la capacità di tanti uomini del Sud di ammette i sentimenti, di viverli e parlarne; e poi il Sessantotto, che gli aveva dato libero accesso al mondo delle idee, e delle innovazioni: quando misureremo la carica di conoscenza che si è sprigionata in quegli anni? Era un modo di sapere davvero nuovo, perché lo si raccontava in prima persona, o lo si leggeva in certi libri che diventavano esseri viventi per chi ci si accostava la prima volta con animo candido, e permeabile a tutto; c’era un miscuglio esplosivo di ingenuità giovanile e culturale, a contatto con la forza dei grandi pensieri. Questo, forse, ha ucciso Wilma: la straziante consapevolezza di essere diventata una donna pensante, e di poter essere lo stesso trattata come una cosa, e guardata come una puttana, chiunque fosse la persona cresciuta dentro di lei.

aprile 1987

© in Anna De Bo Boffino, Le domande, le risposte. Gioie e dolori delle nuove libertà femminili, Milano, Mondadori, 1989

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