Giuseppe Musmarra, poesie da Contra Superbos

Giuseppe Musmarra, poesie da Contra Superbos, Editrice Zona

TRANNE IL LAMENTO

Amo chi ha consumato i marciapiedi
e dalla vita non ha avuto regali
Amo chi non parla di diritti
senza conoscere doveri
e nel frattempo fa mille mestieri
C’è un’epoca dello scontento e un’epica del fallimento
Ma tutto sopporto, tranne il lamento.

 

IL PRIMARIO

Mia madre doveva morire
Ho provato a parlare al primario
Ma lui raramente si concede
di solito incede
solcando sacro i corridoi del reparto.

Mia madre doveva morire
Era una strana piccola vicenda la nostra
come cercare la pietà tra le infermiere
rubando qualche sguardo
al drammatico problema del cambio turno.

Mia madre è poi naturalmente morta
Nella stanza tutto funziona a dovere
Non avrei – davvero – rimproveri da fare.

 

PADRE MIO

Padre mio che già sei nei cieli
e ci sei da qualche tempo almeno
dicono occorra santificare il tuo nome
anche se per la verità io a santificare non sono bravo

Io che il tuo regno lo rispetto
ma non l’ho mai conosciuto
e nemmeno in gran parte tua volontà conosco
e anzi del cielo capisco poco e forse anche della terra
posso dirti che pane quotidiano ne ho avuto
anche se forse ne volevo di più
e i miei debiti li ho sempre ripagati
macompensandoli talvolta con i crediti

Forse mi libera dal male
proprio questa tua preghiera
splendida e breve
come l’amore che mi hai dato

 

CI VORREBBE UNA GUERRA

Ci vorrebbe una guerra
per riprenderci la generosità perduta
il sorriso spontaneo del vicino
la schietta stretta di mano
del contadino

Con una giumella di lenticchie e di belle parole
partiremo così sorridenti per il fronte
in guerra con la rabbia che ci ha diviso
l’invidia che ci ha contaminato
l’abisso d’odio piccolo
che ha devastato il nostro mondo

È una guerra santa davvero
contro il cinismo del possesso
il rifiuto dell’elemosina
l’ingratitudine dell’amico
il sorriso viscido e perfetto del burocrate

Libereremo così nuovi canti d’amore

 

CANTO IDEALE DI DONNA DOPO UN ADDIO

Tu uomo non mi vuoi più bene
ma non che sia una cosa così grave

Cose assai più gravi al mondo abbiamo.
La cicala per esempio vittima della formica
quando la cicala – si sa – è la parte bella della storia
L’uva non raggiunta dalla volpe
ed è sempre volpe – giammai uva – la parte bella della
storia
Caino che uccideva un giorno Abele
e come vibra la rabbia di Caino
quanto m’è noioso invece Abele

Tu uomo non mi vuoi più bene
ma tranquillo, ripeto, non è così grave

Cose assai più gravi al mondo abbiamo.
Un maremoto per esempio, con tre differenti tipi di
tsunami
e annessa eruzione di tutti i conosciuti vulcani
o una guerra nucleare con sei miliardi di morti
Soprattutto non capire più ragioni e torti
(e questa è la parte brutta della storia)

.

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