Lucianna Argentino, inediti #1

Il poema della luce
(o del teorema della ricorrenza*)

La vita è aria tessuta
con la luce.
(Jacob Molesch)

Dal treno la rivincita sul tempo
non la credeva e nemmeno sul rammarico
perché di rado se n’era visto uno sparito così,
semmai addolcito, eppure quello, adesso rinverdito,
la esortava: guardami gli anni mi hanno cambiato,
ma so che tu mi riconosci, che non mi hai dimenticato.
Ma lei – quella in carne ed ossa – era la stessa? E lui?
Di vita ne è passata, si dissero e se la raccontarono
a Milano, senza bagaglio, mano nella mano,
lungo i viali del Castello Sforzesco.
La ghiaia sotto la panchina riverberava assoli di ricordi,
scovava dubbi in fondo agli occhi e ombre dilatate
dalla luce gentile di quel pomeriggio di settembre
che, riluttante, si congedava dall’estate.
I due vagavano attoniti nel vuoto d’anni di cui erano gli estremi,
priva di guida la memoria andava a caso
e lei smarrita girava attorno a quella clausola
che poi, di tanto in tanto, le concedeva tregua.
Perché non mi parlasti?, le chiese lui
col fiato spezzato dal rimpianto.
Non sapevo ascoltarmi, non conoscevo altro di me
che trasparenza. Ma ora tu salvami da questo gorgo,
lo supplicò lei da dentro un’ancora non arresa disputa.
Lui taceva, forse un sorriso, ma appena sotto pelle
gli sussurrava che in lei c’era qualcosa che lo riguardava.
Misuravano non il peso del passato o una sua ipotetica innocenza
ma il già eluso futuro, corroso da quanto rinnegato
quando il tempo era alleato coi battiti del cuore
e il cuore non lo temeva, ne sentiva anzi la benevolenza
ora rinnovata nel fuoco di quella ricaduta.
Sconfinavano le ore, indocili e gelose,
nella recita dei loro reciproci almanacchi
accesa la questione se dal chiuso da cui era evaso, lui,
poco persuaso che fosse libertà, si potesse edificare un’intesa.
Credevo di non avere scelta, confessò lei l’autoinganno.
Il prezzo per la revisione della storia le lacrimava dentro
e stava come la luce quando cede in grani
il suo potere all’ombra che, pentita, eppure avanza.
E avanzavano loro come attraverso il dialogo simmetrico
tra l’ape e il fiore in una ricomposta visione
lungo parole a lungo senza voce:
tuttavia sulla carta riescono a cantare,
le parole intendeva lei, ma lui aveva compreso
e soffiava via il rimpianto col fiato della riconciliazione
così che quelle rilucessero di più limpide gestazioni.
I tigli e i platani e le robinie scortavano
il loro disorientato procedere l’uno nel mistero dell’altra
e mentre la verità cresceva lei pensava all’acqua dei Navigli
in posa per la foto accanto alla fontana.
Chinava la gioia a quella prova ma intanto in petto
le raspava un senso di cagna che scava l’osso nel giardino
e lui in quel dolore ancora non rimosso
riprendeva quota dal basso continuo degli occhi di lei
che pure voltava lo sguardo nel timore di alterare lo stato
di quanto, a mano a mano, in loro si faceva prezioso silenzio.
(Anche lui guardava altrove adesso).
Era un’area di sosta, un punto di raccolta
contro il cielo di porfido l’abbraccio ancora perpendicolare
di luce deviata dalla diversa sostanza della loro attesa.
La notte tacque e laconico fu il mattino quando
si salutarono in fretta alla stazione
presagendo in corpo il lavorio di quell’incontro.

La pazienza sdrucciola di lei
portata al quorum da una moltitudine di segni
teneva a bada il dubbio e l’inquietudine,
correa la probabilità congiunta che un tu e un io
commutassero in un imprevisto noi.
Che dici è grave se ti penso?, le scrisse lui
Spero di no perché ti penso anch’io, gli fece eco lei sgomenta
dei cigolii sospetti nella struttura intera della sua biografia.
Prese velocità di rifrazione la luce
viaggiando dal Lazio alla Lombardia e viceversa,
deviò attraversando i loro cuori contemporaneamente,
indicibilmente senza un prima né un poi.
Grazie per aver cambiato sapore ai miei giorni, si dissero
ignari che la combinazione di due raggi di luce produce oscurità.

(…)

* Il teorema della ricorrenza stabilisce che nell’evoluzione di un sistema dinamico che ha uno spazio delle fasi limitato, il sistema può trovarsi in uno stato arbitrariamente vicino a quello di partenza dopo un tempo sufficientemente lungo.

3 comments

  1. Grazie Monica. E’ la prima volta che mi cimento con un racconto in versi, ma la poesia è il luogo in cui più mi trovo a mio agio; il linguaggio della poesia poi mi sembra molto più affidabile che non quello della prosa, almeno in certi casi.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...