Ostri ritmi #2: Ljubka Šorli. A cura di Amalia Stulin

Ostri ritmi è una rubrica a cura di Amalia Stulin che, ogni ultimo venerdì del mese, ci introduce a voci della poesia slovena del Novecento. La traduzione è della stessa curatrice, che propone a ogni post anche una breve nota biografica sull’autore. È questa un’occasione di scoperta di poeti mai tradotti in italiano e sino a ora non affrontati su «Poetarum Silva», con un taglio nuovo e personale. Il titolo è tratto da una lirica di Srečko Kosovel: Ritmi affilati.

sorli-poetarum

Immagini dai giorni di guerra

X

Lentamente, un vecchio saliva la china —
gli pesavano i lutti e gli anni.
Ma un’immagine segreta, concepita dalle lacrime,
nel cuore gli leniva il dolore.

Sopra di sé vedeva l’azzurro del cielo —
Il creato per lui era il libro del mondo,
che intreccia l’anima con la divina pietà,
perché spieghi le sue ali tra le vette.

Il vecchio è arrancato tra i massi,
dove fucilato riposava suo figlio…
Lo fissava con orrore e piangeva, piangeva.

Tutto attorno gemevano i monti,
quando scavava per il figlio un’ultima dimora,
ché aspettasse più comodamente il mattino della resurrezione…


Slike izza vojnih dni

X.

Počasi stopal starec je v strmino —
težile so ga žalosti in leta.
A tajna slika, od solzá spočeta,
mu v srcu je blažila bolečino.

Nad sabo videl je neba sinjino —
zanj stvarstvo je bilo ko knjiga sveta,
ki dušo z božjo milostjo prepleta,
da svoja krila razprostre v višine.

Priplazil se je starec med skalovje,
kjer ustreljen počival sin njegov je…
Strmel je z grozo vanj in plakal, plakal.

Ječalo je krog njega vse gorovlje,
ko sinu zadnje je kopal domovlje,
da laže jutro bo vstajenja čakal…

*

Nel bosco

Tutto è immerso nei sogni —
lontani sono i pensieri quotidiani.
I pini tacciono.

Qualcosa in loro si è mosso,
qualcosa ha scosso dai sogni
il mio cuore.

Come se oscuri ricordi
nell’arcano silenzio del bosco
mi scorressero accanto.


V gozdu

Vse zatopljeno je v sanje —
daleč so misli vsakdanje.
Bori molče.

Nekaj se v njih je zganilo,
nekaj iz sanj prebudilo
moje srce.

Kakor da temni spomini
v gozda skrivnostni tišini
mimo beže.

*

L’autunnale

Tutto è triste e desolato.
Che il sole tema l’autunno,
che si è nascosto dietro le nubi?
Sento ora nel cuore l’angoscia.

Non c’è sole sui nostri pascoli,
bui sono tutti i campi, i boschi.
E morti, senza foglie sono gli alberi —
e buie sono le nostre case.


Jesenska

Vse žalostno je in otožno.
Mar sonce boji se jeseni,
da skrilo se je za oblake?
Tesno zdaj pri srcu je meni.

Ni sonca po naših planinah,
vsa temna so polja, gozdovi.
In mrtvo brez listja je drevlje —
in temni so naši domovi.

*

I prati bruciano

Sul terreno carsico
soffia il vento,
le viti spogliate sorridono d’oro.
Pure il gemito dei pini
si disperde al sole
come sogni tristi.

E i cespugli di scòdino?
Su essi
come ristoro
s’inseguono i raggi
e le foglie scarmigliate
scrosciano rosse.

Il viandante passa oltre,
si ferma stupito,
si sfrega gli occhi
Ah, i prati bruciano.


Gmajne gorijo

Čez kraško pokrajino
veter piha,
vinograd obran se zlato nasmiha.
Še borov ječanje
se v soncu razblini
ko žalostne sanje.

In ruja grmiči?
Po njih
za oddih
se žarki lovijo
in liste razkuštrane
rdeče škropijo.

Popotnik gre mimo,
začuden obstane,
oči si pomane.
Joj, gmajne gorijo.

*

Per i campi gialli

Per i campi gialli
la bora ha soffiato
e mesta ha cantato
un canto all’autunno.

Là, nel giardino dietro casa
sono fioriti gli astri
e a fatica ci hanno ispirato
un pensiero all’autunno.

Ma i pini si sono piegati
scuri sul suolo
e in silenzio hanno recitato
una preghiera all’autunno.


Po njivah rumenih

Po njivah rumenih
je burja zavela
in tožno zapela
je pesem jeseni.

Tam v vrtu za hišo
so astre zacvele
in težko so vplele
v nas misel jeseni.

A bori so temni
do tal se sklonili
in tiho molili
molitev jeseni.

I testi dell’autrice sono tratti da due antologie di poesia femminile in più volumi: Antologija slovenskih pesnic 1: 1825-1941 [Antologia di poetesse slovene 1], a cura di Irena Novak Popov, Založba Tuma, Ljubljana 2004; Antologija slovenskih pesnic 2: 1941-1980 [Antologia di poetesse slovene 2], a cura di Irena Novak Popov, Založba Tuma, Ljubljana 2005

Ljubka Šorli nasce nel 1910, il 19 febbraio. Lo scoppio della Prima guerra mondiale e la partenza del padre per il fronte porta la famiglia ad abbandonare la città natale Tolmin (un piccolo centro a pochi chilometri dal confine italiano, nel cuore delle Alpi Giulie) e a trasferirsi presso alcuni parenti nel vicino paese di Jesenice. Tornato dalla guerra, il padre muore nel ’23 e Šorli inizia gli studi a Gorizia. Partecipa con frequenza alle attività delle organizzazioni culturali del luogo, entra nel mondo della musica e inizia a dirigere il coro femminile parrocchiale e a suonare l’organo. In questo contesto conosce Lojze Bratuž, l’organista della chiesa, con cui si sposa nel 1933. Sarà un’unione breve: Bratuž era un personaggio noto al commissariato fascista per la sua renitenza all’assimilazione italiana e la sua costante lotta per la difesa dell’identità culturale slovena; tre anni dopo, nel 1936, al termine di una messa cantata dal coro sloveno di cui era direttore, uno squadrone fascista lo rapisce insieme ad alcuni coristi. Lo costringono a bere un bicchiere di olio di motore e benzina. Bratuž muore dopo due mesi di sofferenza estrema.
A Gorizia Šorli si mantiene affittando camere a studenti. La permanenza a casa sua di due fratelli di Janko “Vojko” Premrl (partigiano, eroe nazionale sloveno) costituisce le basi per l’arresto, che avviene all’inizio di aprile del ’43, dopo che già la madre e la sorella erano state arrestate e internate in un campo di prigionia laziale. Portata alla Villa Triste di Trieste, viene picchiata e torturata dal commissario Gaetano Collotti (a capo della nota “banda Collotti”) perché sospettata di essere in contatto con lo stesso Premrl. Le violenze continuano per tre settimane, poi la poetessa viene internata nel campo di Zdravščina, dove rimarrà fino al 8 settembre 1943.
Con l’armistizio Šorli torna a Tolmin, dove diventa insegnante, ruolo che non ha più abbandonato fino alla pensione. Fino al 1993, anno della sua morte, scrive e collabora con riviste, circoli ed eventi culturali. La città di Nova Gorica ha deciso di omaggiarla con un busto su Erjavčeva ulica, accanto ad altri grandi nomi del panorama culturale transfrontaliero.

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