I poeti della domenica #82: Fabio Pusterla, Due rive

Fabio Pusterla, Pietra sangue (Marcos y Marcos)

Due rive

I

Una barca attraversa l’acqua, poco prima dell’alba:
si avvicina? si allontana? Nella luce
metallica, ancora, grigia, nell’aria fredda,
tra i vapori e le brume notturne, va sicura
e sposta adagio l’acqua, remo su remo.
Poi arriverà anche il giorno, a illuminare
quello che era indistinto. Ma la barca
solca un confine fragile
e scompare. Che sia inutile,
questo viaggio. Inutile ed essenziale.
Nessun trasporto, o luogo dove andare.
Solo l’acqua da attraversare,
la luce da anticipare,
il giorno da separare
dalla notte.

.

II

Se la vedi, qualche volta, pensi anche
a due rive immaginarie e fuori vista.

Da una parte
rovine, vasti mucchi
di terriccio o di ghiaia, uno scenario
travolto, serale – forse una strada stretta,
di case alte e smangiate e scale grigie, ringhiere,
stanze e bottiglie vuote, il funerale
di coriandoli, un lavandino
che butta per sempre o fino a mai più,
fino all’ultimo fiume
che esplode nelle vene, alla morìa
di spettri laceri, affranti:
non ricordateci, o fatelo, non serve
a restituire nulla, siamo nella pianura
gelata, sotto una crosta dura, non siamo neppure
lì, forse vorremmo soltanto non essere
mai stati –,
una stanchezza del sole e del tempo, atrocità
minime, quotidiane: ventuno, ventidue, ventitré,
nessun respiro;
e verso l’altra riva che non c’è
un po’ di nebbia vaga, azzurrina,
il chiarore inatteso
che stupisce e rallegra quando accende
la rinnovata pulizia dell’aria
– stelle, stelline, lucciole, pulviscoli
sulla corrente d un fiume, ali impreviste
che radono o, più semplicemente, dietro l’angolo
la prospettiva di strada che socchiudono
qualcosa, forse un’ipotesi o uno sguardo
più intenso sulle cose, meno greve:
ricorderemo il tuo sguardo dolce, diremo il tuo nome
ai nostri figli come quello di un amico,
ti cercheremo nella pianura, nell’erba rada –,
e un invisibile moto increspa l’acqua,
suggerisce un bagliore cangiante,
alga pesce o riflesso…

Ma non ci sono rive, non c’è barca
tra loro, o non si vede
già più, rimane l’acqua,
e sopra l’acqua un’ombra sembra aprirsi,
sembra espandersi quasi, collegare
qualcosa che non vedi;
un’ombra, o una scia…

.

da: Fabio Pusterla, Pietra sangue, Marcos y Marcos, 1999