Roberta Ioli, Radice d’ombra

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Roberta Ioli, Radice d’ombra, Italic Pequod, 2016, € 13,00

*

Prolegomena

Il patto era non interrompere l’infanzia.
Nella stagione del circo solare
un anello imbandiva
di promesse la tavola. Era il fuoco
che arde in una periferia qualunque.
Era innocenza. Come poteva
la bambina dei numeri e dei miti
imparare l’arte della gioia
balbettare la propria imprecisione?

Togliere cibo al corpo in fioritura
alle tenere giunture dei tredici anni
era forse devozione sulla via
del perdono. Per quali peccati?
Rapita l’anima, la carne resta creta
indurita agli abbracci, scintilla infine
di quella fiamma prima, di quel negato amore.

*

In un istante dal cratere della luna
precipiti nelle ferite dell’insonnia
e ti chiedi se sia lo stesso cielo
e tu la stessa incauta
creatura che teme la quiete e poi
il fragore cinetico dei giorni.

Siamo tesi all’ascolto
mai interamente compiuto
stretta la feritoia dell’anima
e tutt’attorno, fuori dentro,
la gola di un tempo senza memoria.

*

Sincronie

È la domenica di marzo che annuncia il disgelo
e ridesta con il sole
ogni cosa impolverata nella stanza,
tagli di porte da aprire piano –
la memoria si fa strade e case.

Quando la luce spalanca il sottoscala
ti ritrovo sul greto del mattino.
In una Roma tiepida tra le corse dei treni
mi aspettavi con Gesualdo e i madrigali,
inattuale tu con il sigaro
e la faccia da bambino,
io con la bottiglia di vino mediocre
e di lungo viaggio.
Non chiedevamo niente,
solo quel cielo di storni impazziti
quel sapore di ferro sul binario
staccato da ogni cosa attorno a noi
nell’attesa che si compie e non consuma.

*

Matera

Ci sorprendiamo a spiare paure
nella terra dei forti.
Nella crepa dell’ascolto seguiamo
la traiettoria dell’insetto
il tamburo che percuote l’orecchio
la testa di toro –
due fori bianchi agli occhi.

Gli angeli hanno disertato picchi e guglie
le case sono senza focolare
ma il cielo è un quaderno pulito
scrivono gli alberi dell’altra nostra vita
scrive infine il silenzio
e cancella l’inutile parola dell’amore.

*

È così che si precipita
senza sparo alla partenza
senza avviso che disponga alla caduta.
All’improvviso si sta nel buio
della tana, spoglio il mondo si dilegua,
ignorando il tocco delle cose
il sapore del pane e del vino.
Si sta nel sottoscala
nemmeno la paura di passi sconosciuti
tiene desti. Ci raccontiamo del risveglio
– e sarà presto – come di una fame nominata:
si chiama luce a primavera, profumo
nel mese di maggio, rose tra i libri.
Ma è proprio questa la condanna:
non c’è più fame nel silenzio della tana.

*

© Roberta Ioli

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