Anna Maria Curci – Nuove nomenclature e altre poesie

curci

Anna Maria Curci – Nuove nomenclature e altre poesie – L’arcolaio, 2015

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Leggere le poesie di Anna Maria Curci significa, tra le altre cose, accettare numerosi inviti. Significa giocare su più tavoli, con più giocatori. Quando si leggono i versi di Anna Maria Curci, si sta dentro il nostro tempo, molto caro alla scrittrice e traduttrice romana, ma, contemporaneamente, si è invitati a confrontarci con la storia. Quello che è accaduto prima di noi, delle nostre vite e in quelle degli altri, segna il nostro presente e, che ci piaccia o meno, il nostro futuro. La storia entra nelle parole, ci entrano le guerre, i bombardamenti, ci entrano i ricordi, i racconti dei vecchi. Conta la memoria. Il bianco e nero vale quanto una fotografia a colori. L’altro invito che riceviamo è quello del confronto con la letteratura. Anna Maria Curci convoca in queste pagine tutte le sue letture, i suoi studi. I libri e gli autori che ha amato o che l’hanno influenzata. Gli scrittori, quasi sempre europei, sono o citati indirettamente, o menzionati, o, comunque, fonte d’ispirazione. A farla da padrona è la letteratura tedesca, di cui la Curci è ottima e inesauribile traduttrice. Si sente la Bachmann, si sente Trakl, e poi Pastior, e molti altri, ma anche il nostro Scotellaro. Sono lì presenti e irrinunciabili.
Per questi motivi leggere le poesie qui raccolte vuol dire leggere anche molte altre cose, vuol dire mettersi in un’ellisse dentro la quale spostarsi di rimando in rimando, di pronuncia in pronuncia. Significa, in sostanza, prendere appunti e andare poi a cercare qualche libro, qualche passaggio. Traendo ispirazione dalla letteratura che ama, Curci fa un regalo a noi, non ci resta che accettarlo.
Il libro si divide in sei sezioni, o capitoli. Nuove nomenclature; Staffetta; Settenari sparsi; Dodici distici del disincanto; Distici del doposcuola e Canti del silenzio. Facendo scorrere i titoli si può, da subito, comprendere quanto sia alta l’attenzione alla metrica. Tutto quello che conosciamo, o che dovremmo conoscere, sulla metrica e sulla ricerca del ritmo e del suono in questo libro c’è. Settenari, endecasillabi, ottonari, doppi settenari, distici, sonetti, quartine, rime alternate o nascoste. Leggendo si può ripassare la lezione trovando la bellezza, perché questa raccolta, molto ricca, è bella. Potremmo dire, per semplificare, che la Curci scrive in maniera tradizionale, per fortuna, ogni tanto, qualcuno lo fa. La domanda, poi, che non dovremmo smettere di porci è: Dove finisce la tradizione, dove comincia la sperimentazione?. Io credo che la poesia funzioni sul serio quando i due aspetti non si perdono di vista. Quando la sperimentazione si dimentica del significato, quando la tradizione diventa noia, quando la sperimentazione dimentica che l’eventuale sforzo chiesto al lettore deve essere ricompensato, allora ci troviamo davanti a qualcosa di non riuscito. Anna Maria Curci fa sì che dopo la lettura di ogni poesia non si sia costretti a chiedersi perché ho fatto questa fatica?
Un altro aspetto importante della poetica di Curci è quello dell’ironia. L’ironia è sempre in scena, in ogni capitolo, quasi in ogni poesia. È lo strumento naturale dell’autrice, è il suo modo di osservare le cose e di raccontarle. L’ironia permette di affrontare molti argomenti e di sfuggire al patetico; soprattutto aiuta a sopportare, almeno un po’, l’orrore e le paure. Il lavoro di traduttrice di Anna Maria Curci e  la sfida che la traduzione comporta si sentono nella scrittura. Si avvertono nella scelta dei termini, nell’ampio respiro. È facile, poi, scovare le tracce del lavoro di insegnante. La passione per la scuola cara anche a Grace Paley è qui presente come arricchimento, come qualcosa che somiglia all’amore.

© Gianni Montieri

10 comments

  1. Grazie, Gianni, anche da parte mia! E complimenti per il dispiegarsi piano e armonico della tua scrittura. Domani rilancerò la tua scheda nei portali de L’arcolaio. Grazie!!! Il libro di Anna maria merita molte osservazioni critiche.
    Tuo Gianfranco.

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  2. Una lettura di questa nuova opera di Anna Maria Curci che si fa pienezza nell’essenza, evidenziando quell’assoluto rigore del dettato poetico che si spinge al limite, e noi con esso…

    Leggere Anna Maria mi ha sempre lasciato senza fiato, il suo è uno scatto fulmineo, preciso, la sua voce non è mai sommessa, ogni volta è come se dicesse: “Prendere o lasciare, caro lettore! …”
    Ci lascia una scelta, che scelta non è. Come la porzione infinitesimale della speranza, quasi assente – o meglio, ne cogliamo una scarsa concessione e probabilmente bisogna meritarla. Tutto è spigoloso, perfino urticante. Dunque: coraggioso.
    E oltre il coraggio c’è la consapevolezza dei propri mezzi, per cui la forma metrica di cui parla Gianni.

    Amo – e trovo originale, personalissimo lo stile, la voce di Anna Maria.
    Ci trovo profonda onestà. Mi fa riflettere. Mi scuote. Mi commuove.
    Per questo la ringrazio. Il suo canto è anche preghiera solidale.

    Grazie, grazie per tutto questo.
    Nina

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  3. Sì, Nina: Enten-Eller, aut-aut. Grazie per aver messo in evidenza la precisione della lettura di Gianni. Grazie per aver snidato nelle mie parole il tratto che sottende, la lama nel tascapane, la partitura disadorna o colma di accidenti che pur chiede di essere intonata.
    Anna Maria

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