Novità: Anna Maria Curci, “Nuove nomenclature e altre poesie” (L’arcolaio, 2015). Con una nota di Laura Vazzana

Anna Maria Curci, Nuove nomenclature e altre poesie (L'arcolaio, 2015)[Nuove nomenclature e altre poesie, di Anna Maria Curci, è uscito in questi giorni, ed è un piacere presentarlo al pubblico della poesia; un piacere doppio: come amico e come direttore di collana contento di avere seguito quasi tutte le fasi. Il ‘quasi’ è d’obbligo, perché solo al poeta è concesso vivere il momento della creazione. Io ho avuto la fortuna di leggere per primo ogni poesia, ogni singolo verso, mano a mano che diventavano libro. fm]

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Anna Maria Curci
Nuove nomenclature e altre poesie
L’arcolaio, ‘Fuori collana’
2015

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LEGGENDO NUOVE NOMENCLATURE E ALTRE POESIE DI ANNA MARIA CURCI

di Laura Vazzana

 

Partendo dal presupposto che la Poesia è comunicazione, è arte, è bellezza e, quindi, appartiene a tutti, lascerei da parte, per un momento, l’analisi competente degli studiosi o degli appassionati per considerare cosa arriva della Poesia di Anna Maria Curci ai non addetti ai lavori, al sempre menzionato uomo della strada o alla più classica casalinga di Voghera. Anche senza essere intenditori di metrica, le pagine di Nuove nomenclature e altre poesie scorrono via come una musica delicata e orecchiabile. Senza inciampi, per usare un termine caro ad Anna Maria.
Il quadro generale della nostra epoca viene dipinto attraverso le sue assurde incongruenze, le false illusioni di benessere e di sicurezza, con un’ottica amara ma coraggiosa anche sugli orrori di un passato più o meno prossimo. Con un’idea geniale annunciata nel titolo, le parole di moda sono invece il pretesto per guardare l’oggi.
Emerge, poi, dai versi la ricerca individuale esistenziale, caratterizzata dal dubbio, dai giorni del vorrei. L’espressione bellissima ‘auto-inferno’ dice già tutto. Anche la lotta eterna tra realtà e desiderio trova spazio, ma il desiderio che non sporge rinuncia contro la realtà che lo ha malmenato lascia la porta aperta alla speranza che il desiderio non cederà, che non si smetterà di sognare. Altrove, uno dei settenari recita: era sogno, era vero’ a sancire ancora che la linea di demarcazione tra i due aspetti non è sempre definibile nella vita. Tema antico ma sempre attuale su cui l’autrice volteggia con eleganza.
Anna Maria gioca con le parole con soavità graffiante e ironica (soliti ignari – spiazza affari – inodore è il tanfo) ma più che un gioco è un utilizzo sapiente, per esprimere pensieri precisi in forme stringate. La sintesi cattura il concetto e lo dipinge nitidamente. Un termine in più sarebbe inutile. Quale aggettivo potrebbe definire il vuoto di valori meglio di diserbante, per esempio? L’effetto è immediato. Il messaggio descrittivo ha la potenza di una fotografia.
Chiudo ricordando l’invito quasi gridato con vigore nei Canti dal silenzio: «ascolta… ascolta… ascolta… ascolta…»
Grazie Anna Maria. Ascolteremo di più.

Clandestino

Sta dalla parte dei respinti
e non l’ha scelto. Il tedesco
lo chiama nero, se lavora,
a bordo passeggero cieco.

Il francese lo bolla senza
carte, per l’inglese è immigrante
illegale. Soliti ignari,
qui, rispolverano il latino.

Eppure, “di nascosto” era “clam”:
cosa c’è di segreto in chi,
nell’angolo, prega che lingua
non taccia o copra il suo destino?

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Declassamento

Manovra
narcotizza
spiazza affari.

Come a Fish
nell’Arturo 
Ui
 di Brecht

– Marinus
nella storia –
sul paese

drogato
pende pena
capitale.

 

Lumpen – prefisso

Volano stracci intorno.
I veri hanno colori
da tuta mimetica,
inodore è il tanfo.

Nella notte ti culli
e ti spaventi a vuoto
per Lumpen variopinti
(rinnegati parenti).

Il cencio del risveglio
non porta la ragione.
pre-fissi la coscienza
con novelitas lumpen.

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Fuori classe

A fatica trascino
le quattro carabattole più amate
case-motto da manto declassate
a ripari ambulanti.

A sostenere il mondo
per velleità prescelta ti condanni
d’abnegazione tu sciorini i panni
e sempre giri in tondo.

Non mi distoglie scherno
e quel pallore mio già m’innamora
l’idillio di natura non ristora
chi sceglie l’auto-inferno.

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Nottetempo

Nottetempo il principio di realtà
ha preso a schiaffi il vecchio desiderio.
Il malmenato, a schiena contrapposta,
ha bofonchiato: non sporgo rinuncia.

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Preludio

Ascolta, nell’attesa, come vuoi:
mano appoggiata al mento ed occhi chiusi
oppure spalancati e testa alta.

Ascolta, non fuggire, non temere
presa rapida o lenta gestazione
del vento muto che avvolge e sospinge.

Ascolta, prendi il ritmo e cogli nota.
Ricostruisci la tua partitura:
è proprio quella che appare distante.

Ascolta e frena il piede impaziente
la nocca che si tende e il naso ostile.
Non ignorare i canti dal silenzio.

16 comments

  1. Mi piace esprimere qui il mio sentimento di riconoscenza nei confronti di Fabio Michieli, direttore della collana “Fuori collana”, di Gianfranco Fabbri, editore e autore della postfazione, di Plinio Perilli, autore della prefazione, di Laura Vazzana, che ha voluta farmi dono della sua nota di lettura, e di tutti voi che siete passati di qui e avete lasciato un segno della vostra accoglienza. Grazie!

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  2. Lo sto centellinando, ipnotizzata dalle nomenclature germaniche e dalle luci di intelligenza e ritmo. Auguri affettuosi di continuo incandescente cammino, Anna Maria!

    Leggendo Alfred Andersch

    “indignatevi il cielo è azzurro” scrive
    Andersch. Dei materni aguzzini pure
    volto affilato e le lacrime a getto
    conosco, flagellante passepartout

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