“Divinazione” di Francesco Zanolla. Inedito

© Kersti K.

© Kersti K.

DIVINAZIONE

……………..Oh Sunshine,
……………..your love and beauty passed me by
……………..should I waste my time
……………..in your valley, beneath your sky?
……………..(Kyuss)

……………..Quando per la terza volta lei gli alza la palla in banda con il bagher, lui non può che schiantarla di nuovo sulla rete.
……………..Ancora una volta gliel’ha servita male, bassa e troppo sotto rete, costringendolo ad un mezzo avvitamento carpiato in elevazione che lo ha fatto arrivare fuori tempo alla sbracciata.
……………..Così rumina una mezza bestemmia mentre atterra.
……………..Poi raccoglie la palla e la scaraventa lontanissima, verso la foresta gialla e blu degli ombrelloni.
……………..“Scusa” balbetta lei.
……………..Io guardo la mia compagna di squadra.
……………..“Basta” sentenzia lui ed esce dal campo a testa bassa.
……………..“Ti ho detto scusa” ripete lei, incredula e forse appena un po’ irritata, ma lui ha già imboccato la via delle docce, e così lei, dopo avermi rivolto un’occhiata supplice attraverso le maglie della rete, non può fare altro che trotterellargli dietro, sollevando piccoli spruzzi di sabbia ad ogni passo.
……………..La mia compagna di squadra intanto si è accovacciata a terra, la faccia rivolta al sole del mezzo pomeriggio che picchia come un fabbro sulle nostre teste.
……………..“Ti va di bere qualcosa?” le chiedo.
……………..“Certo” risponde “Ma non dovremmo riprendere la palla?”
……………..Il mare, oltre la cintura colorata delle sdraio e degli ombrelloni è poco più che un singhiozzo soffocato
……………..“Tanto è di Tiz”

……………..Tiz.
……………..Da un po’ di tempo s’è messo in testa di trovarmi una donna.
……………..“Così una sera usciamo in quattro”.
……………..Mi propone rendez-vous con segretarie lampadate, commesse palestrate, sciampiste part time, P.R. alcolizzate, stagiste anoressiche, amiche delle amiche delle amiche, spesso poco più che scarabocchi di lettere e numeri su angoli smozzicati di tovagliolini raccattati tra le tre e le quattro del mattino, a qualche festa che si avvia zoppicando verso la chiusura.
……………..Buchi nell’acqua, per i quali poi si incazza. Quasi fossero affronti personali.
……………..Quello di oggi si chiama Anna, e lavora per uno studio legale.
……………..Gambe lunghe, culo di marmo e tette piccole, ma rotonde. Una di quelle bellezze lisce ed ordinarie, vagamente nordiche, che noti subito quando ti entrano nel campo visivo, ma che poi tendono a restare sempre come sullo sfondo.
……………..“Secondo me è una giusta per te”
……………..Così me l’ha venduta, questa volta. Un sabato pomeriggio al mare. Due scambi a beach volley, qualche bagno, aperitivo in spiaggia e magari una pizza.
……………..“Niente di troppo impegnativo” ha continuato “Giusto per vedere come butta. E poi a Vale farebbe piacere. È un pezzo che non si fa più nulla insieme”.
……………..È che a volte può sembrare il classico casinaro in costante bordeggio lungo i limiti dell’idiotismo congenito, ma in fondo non è cattivo.
……………..Vale se lo è portato dietro dall’America, dopo due semestri di lettorato con borsa al dipartimento di filosofia politica dell’Università di Boston. Lui stava finendo un master in ingegneria gestionale.
……………..Tiz.
……………..Che poi sarebbe Tiziano.
……………..Simpatico. Concreto. A intermittenza, come oggi, assolutamente folle.
……………..Parlano di sposarsi in capo a un anno.

……………..Mentre ci dividiamo una caraffa di the ghiacciato, pigiati intorno all’ultimo tavolino libero del chiosco in fondo alla spiaggia, Anna mi chiede se può leggermi le carte.
……………..“Sono sempre stata un po’ sensitiva” comincia a spiegarmi.
……………..La storia prosegue con lei che ha imparato a leggere le carte da una signora anziana che assisteva quando faceva volontariato. Prima però c’è una breve digressione, in cui mi informa che per un periodo si è interessata anche di meditazione yoga e pranoterapia.
……………..“Il problema è che per tenere i chakra allineati devi fare una vita monacale. Niente carne. Niente alcol. Niente fumo.”
……………..Mentre lo dice si accende una sigaretta.
……………..È andata. Completamente, penso.
……………..“Decisamente troppo drastico” taglia corto lei.
……………..“Hai i tarocchi in borsa?” chiedo.
……………..“Io leggo le carte normali. Adesso vado a domandare al barista se ha un mazzo”
……………..Da dove siamo seduti riesco a tenere d’occhio il nostro piccolo accampamento. Tiz e Vale sono tornati lì ad asciugarsi dopo la doccia.
……………..Figurine in campo lungo. Movimenti stilizzati, sbalzati dalla luce del pomeriggio.
……………..Credo di intuire che stiano ancora discutendo della scenata di poco prima.
……………..Poi Tiz si siede e cerca qualcosa nella borsa frigo.
……………..Vale scuote la testa prima di ficcarla sotto l’asciugamano.
……………..Anna intanto si risiede al suo posto.
……………..“Non è che ti andrebbe una birretta?” mi chiede, mentre comincia a mescolare un mazzo bisunto di trevigiane da scopa.
……………..Giusto per non allineare troppo i chakra.

……………..Anna sparge le carte a faccia in giù sul tavolino.
……………..E Vale inizia a camminare verso di noi.
……………..Le anche e le spalle oscillano leggere finché viene avanti.
……………..La prima volta che l’ho notata, questa sua camminata, stavamo rifiatando dopo cinque minuti di corsa in Prato della Valle, l’ennesimo tentativo abortito sul nascere di fare un po’ di moto con l’arrivo della primavera.
……………..Anna mi dice di pescare una carta con la mano sinistra, la mano del cuore, e di metterla da parte, senza guardarla. Mi fa ripetere l’operazione ancora tre volte.
……………..In quel periodo c’erano anche i pomeriggi a cercare di dare una forma alla sua tesi sulle “Trasformazioni del linguaggio repubblicano nel tardo umanesimo civile veneziano”, le discussioni circolari sull’ipotetica superiorità di “Apocalypse Now” rispetto a “Il cacciatore”, un paio di manifestazioni di protesta (l’ennesimo progetto di riforma dell’istruzione superiore, una guerra in qualche sperduto paese del terzo mondo), il suo primo e unico saggio di “danza olistica” in una specie di scantinato polveroso con una squadra di scoppiati e un coreografo maoista.
……………..Anna adesso appoggia i palmi delle mani sul tavolo e distende le dita.
……………..Sono magre e pallide.
……………..“Fammi concentrare un attimo” sussurra, e strizza gli occhi fino a chiuderli del tutto.

……………..Vale ci ha raggiunti al tavolo.
……………..Mi posa una mano sulla spalla scottata e sorride.
……………..La luminosità del suo sorriso è rimasta la stessa. La stessa armonia rinascimentale dell’epoca in cui ci eravamo conosciuti, registrazione dei voti di “Politica comparata 1”. Ventotto a ventisette per lei.
……………..All’epoca teneva spesso i capelli raccolti.
……………..Ha cambiato decisamente taglio. Corto davanti, un po’ meno dietro.
……………..All’epoca c’erano anche i pranzi a tramezzini e patatine in sacchetto, perché il budget settimanale era quello che era (e alla mensa dell’ESU, manco a dirlo, si mangiava di merda), le fotocopie bruciacchiate degli appunti del corso avanzato di Diritto Costituzionale, il concerto dei Marlene Kuntz, e c’ero io, forse con troppa barba, seduto di fronte a lei, festa di addio tre giorni prima della sua partenza per l’America, la mano come un ragno che sosteneva un lato della testa e l’occhio appena vivo, forse solo clinicamente, mentre l’altra mano cercava il bicchiere pieno per metà di un aperitivo troppo acquoso; e lei che mi ascoltava, con un’aria che aveva un che di complice e curioso.
……………..C’erano i capelli che le ricadevano soffici sulle scapole.
……………..E c’era il sapore di parole ancora una volta morte sulla punta della lingua.
……………..Correnti abissali che si limitano a sfiorarsi in traiettorie curve ed ampie.
……………..“Allora” cinguetta Anna riaprendo gli occhi “Cosa vuoi chiedermi?”
……………..Moti serpentini e sinuosi.
……………..“Sei tu la sensitiva” butto lì. Cerco di non ghignare troppo “Dimmelo tu”.
……………..Le implicazioni apocalittiche di quel sabato sera mi sono chiare soltanto ora.

……………..Anna cincischia con il mazzetto di quattro carte che mi ha fatto scegliere.
……………..Poi, tira un gran sospiro e mi pianta gli occhi addosso. Fanali azzurro ghiaccio, che vibrano intensi e distanti al tempo stesso.
……………..Il mare è un rumore di sottofondo, smorzato dall’aria calda e densa che ci intrappola.
……………..Un minuto.
……………..Un minuto e mezzo.
……………..Chiude ancora gli occhi, inspirando profondamente.
……………..È davvero andata, mi dico. Ha sbroccato. È bruciata. Persa. Kaputt.
……………..Poi spara in unico fiato “Tu hai in mente qualcuno”
……………..Vale intanto si è spostata al banco del bar. Come sospesa in una bolla di purezza pacificata.
……………..È che forse dovrei smettere di desiderare di sprofondarle dentro.
……………..Quindici secondi.
……………..Mezzo minuto.
……………..Ma non credo di poterlo fare.
……………..“Assolutamente no”
……………..Le parole escono dalla mia bocca, ma a rispondere è il gemello che non ho mai avuto.
……………..Quello che siede al mio posto in queste occasioni.
……………..Lo lascio parlare.
……………..Anche se ho smesso di credergli tanto tempo fa.

You move your own mountain
The trees have grown, now it’s over
Now it’s over
And I’m coming home
(Kyuss)

© Francesco Zanolla

.

foto bioFrancesco Zanolla è nato il 19 maggio del 1975 a Venezia. Maschio, caucasico, occidentale e pertanto decadente, vive in provincia di Treviso.
Dopo un diploma, una laurea e un master di primo livello, nel corso della sua vita ha fatto l’educatore part-time, lo strozzino telefonico a progetto, lo spedizioniere, l’assicuratore e l’impiegato commerciale.
Alla soglia dei quarant’anni non ha ancora capito molto del vero motivo per cui si trova qui, ma c’è da dire che rispetto al passato, la determinazione con cui si pone la domanda s’è molto affievolita.
Si interessa di drammaturgia, cinema, risiKo, letteratura, air guitar, air drumming, storia del pensiero politico, donne e scrittura creativa.
Nel 2010 un suo racconto è stato finalista al Premio Subway Letteratura- Sezione Città di Treviso.
Da giovane ha calcato le scene locali con gruppi più o meno sperimentali. Ogni tanto torna sul palco solo per realizzare che forse è il caso di smetterla del tutto.
Ha pronte due raccolte di racconti brevi, ovviamente rigorosamente inedite, e sta faticosamente tentando di portare a termine la stesura del suo primo romanzo che nasce nell’ambito del primo “Master di Narrazione” della Scuola Palomar, la scuola di scrittura creativa che Mattia Signorini ha fondato a Rovigo.
Ha recentemente eletto il Jack&Cola a bevanda tutto-pasto.
I suoi blog sono www.francescozanolla.wordpress.com e www.terminalpolitics.wordpress.com