Anna Maria Carpi – due inediti (con una nota di Gianni Montieri)

milano foto di gianni berengo gardin
milano foto di gianni berengo gardin

 

NON LO SENTI ANCHE TU che non c’è più?
Il tempo non c’è più.
Tu sorridi: in che senso?
non stiamo forse andando…?
Sì, uno a uno,
ma finora il tempo era anche altro,
era anche un padre.
L’avevamo in comune.
Viaggiavamo attraverso i continenti
nel suo carico immane giorno e notte,
e il generoso non perdeva nulla,
teneva strette a sé
le feste le sciagure il come fu e il sarà.

È stato cancellato.
Now life is now. Tu, noi,
gli altri, altri
figli del nulla,
tutti passanti,
e folli come pesci nella rete
e in ogni sguardo in fuga
un “non ho tempo”.

*

ACCANTO A ME  nel letto
un fruscio una spalla. Tre di notte.
Dormi non dormi?
Non glielo chiedo. Forse torna il sonno,
Se non fosse
quest’ansia senza meta,
l’inferno delle cose,
diverso il suo dal mio
così di poco, che non vale la pena
di parlarne.
Tutto sappiamo tranne cosa fare.

 

***

Tutti passanti

 

Sì è spesso scritto sulla poesia di Anna Maria Carpi (sottoscritto compreso) parlando di chiarezza, di comprensione, ma nelle poesie della Carpi la posta in gioco è molto più alta, e questi due inediti aiutano a dimostrarlo ancora una volta. Il grande tema della poeta milanese è la condizione umana, la sua miseria e il suo elevarsi. Il racconto dell’umano dove passa se non attraverso il tempo che scorre e la solitudine? Come lo si spiega se non con la somma delle angosce e la sottrazione dell’amore? Sono gli incontri a fare la differenza, è il calore di un abbraccio o di un sorriso che viene a scuoterci, che porge il conforto. Qual è il mistero della poesia? Quando si compie? E, qui, dove si compie la poesia di Anna Maria Carpi? La poesia viene a noi perché la chiarezza, cui accennavo prima, non risolve alcun mistero, né fornisce risposte (anzi, solleva altre domande), ma lo mostra in una luce dentro la quale tutti possiamo guardarlo. Tutti possiamo ritrovarci e rimanere sgomenti davanti a Tutto sappiamo tranne cosa fare. Siamo noi, siamo sempre noi, noi siamo la Carpi, noi siamo con la Carpi. Guardiamo questo tempo che si trasforma e, soprattutto, diventa sempre meno, e quando ne resta meno è diverso. Diversa è l’attesa, diversa è la memoria. Le due poesie qui presentate sembrano un proseguimento ideale dei testi di Quando avrò tempo che, a loro volta, lo erano di quelli di L’asso nella neve, segno che Anna Maria Carpi segue un percorso poetico chiaro, di forte identità, ma altrettanto forte è l’angoscia, la paura delle cose, l’esserci della poesia certifica l’esserci come persona sempre in bilico, sempre sotto una pioggia troppo forte, sempre e per sempre preda dei rapidi saluti, della sera che è già arrivata, ma non era mattina poco fa? Tutto questo ragionamento non avrebbe alcun senso se prima non ci fossimo soffermati sulla bellezza di queste due poesie, se non fossimo rimasti in silenzio dopo aver letto i versi, se non ci fossimo commossi, se non avessimo provato la paura che si avverte quando ci si riconosce, se non avessimo tremato arrivando in questo punto: «quest’ansia senza meta, / l’inferno delle cose, / diverso il suo dal mio / così di poco, che non vale la pena / di parlarne.» Bene, non parliamone ma leggiamo Anna Maria Carpi.

 

 

Gianni Montieri

 

Nota: i due libri di Anna Maria Carpi qui citati Quando avrò tempo e L’asso nella neve, sono entrambi editi da Transeuropa

 

3 commenti su “Anna Maria Carpi – due inediti (con una nota di Gianni Montieri)

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