Come leggono gli under 25 # 6 – Giorgio Fontana – Per legge superiore

FONTANA: LA LEGGE SUPERIORE E’ NEL DUBBIO DELLA COSCIENZA

di Maddalena Lotter

A lei sembra che il mondo sia migliorato?”, chiese.

In che senso?”

In generale. Da quando era bambino.”

L’ultimo romanzo di Giorgio Fontana edito per Sellerio (2011) affronta di petto due temi che, attualmente, risultano centrali per l’Italia: l’immigrazione e la giustizia, intesa in tutta la sua complessità di sfaccettature che coinvolgono, in un incontro/scontro, la regola indiscutibile della Legge e l’etica che non sempre la asseconda. Roberto Doni è di professione magistrato, vive una vita da uomo “arrivato”, con una compagna altrettanto impegnata nella carriera e una figlia fuggita all’estero per studiare; una famiglia del Nord Italia come se ne vedono tante, insomma, con dinamiche famigliari di incomunicabilità purtroppo comuni (il rapporto fra Doni e la figlia è compromesso, lei non sembra cercare un contatto e lui è piuttosto impacciato nello scambio epistolare). Irrompe su questo sfondo statico, asettico, quasi rassegnato in cui viene gestito l’importante ruolo della Giustizia, il fresco personaggio di Elena, giornalista freelancer che è figura portatrice di consapevolezza; Doni non può fare altrimenti, deve riconoscere le sue ragioni e assecondare le sue ricerche in merito al caso Ghezal, in cui è implicato un giovane immigrato. Elena scuote la fermezza di una classe giuridica arroccata sulle sue posizioni di sempre, mentre Doni incarna il ruolo dell’incertezza della società, quella che si mette in discussione, quella che non ha dimenticato il difficile percorso della Verità. Scrive Alfonso Berardinelli a proposito del personaggio del romanzo novecentesco: “sembra davvero esserci sempre, in modo ossessivo il rapporto difficile fra individuo e società … come se fra le leggi interiori (la coscienza) e le leggi esteriori (la società) non ci fosse più un rapporto stabile, spontaneo, accettabile e vitale.” (A. Berardinelli: Non incoraggiate il romanzo, sulla narrativa italiana, ed. Marsilio, pag 20); si accende questo stesso smarrimento anche in un uomo di rettitudine morale come Doni e in una giovane donna energica come Elena, con una differenza: il personaggio novecentesco era inadeguato alla società in continua evoluzione, ora è la società, immobile, granitica, ad essere inadeguata a chi vive nel romanzo e ai suoi lettori.

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La giustizia come ‘tappeto’ nel nuovo romanzo di Giorgio Fontana

di Alessandra Trevisan

Quella luce era speranza di giustizia:
non sapevo quale: la Giustizia.

Pier Paolo Pasolini

La vita e il lavoro di Roberto Doni, magistrato sessantenne alle prese con un controverso caso d’accusa ai danni di un muratore tunisino, in galera per un crimine commesso dalle parti di via Padova, e la comparsa di una giovane giornalista free-lance, Elena, che intende cercare una nuova modalità di lettura del caso, nella speranza di salvare un uomo -a suo avviso- innocente. Narrare una storia di cronaca nera filtrandola attraverso gli ‘occhi di una legge altra’, in una Milano contemporanea che può essere ancora ‘casa’, luogo d’integrazione e anche ‘grigia poesia’: questo è Per legge superiore di Giorgio Fontana (Sellerio, 2011), un bel libro e lo dico subito per rompere il ghiaccio, e perché lo sento. Vorrei esplorare qui tre punti focali che ritrovo in tutta la scrittura di Giorgio, autore che apprezzo da anni per la limpidezza e la lucidità, l’intelligenza e l’esattezza.

In primo luogo la CITTÀ che pulsa ad ogni giro di frase, con la sua doppia anima rimasticata già in molte altre cose da lui scritte -ad esempio il magnifico reportage Babele 56, Terre di Mezzo, 2008-, una città che pare un formaggio pregiato smangiato dai vermi: Milano è qui vera, verissima, e «che non mente mai» come ben Fontana stesso ricorda. È sincera come in quell’altro bel volume di Aldo Nove Milano non è Milano (Laterza, 2006), e mi verrebbe da dire che della sua verità ci si innamora facilmente.

Il romanzo è poi pervaso da una colonna sonora lirica che accompagna la parola, che si fa appunto ‘poesia’ aumentando d’intensità: la MUSICA classica non è solo una passione del protagonista ma serve anche a far echeggiare degli stati d’animo, rinforzando, dando maggior vita alla scrittura, e ristorandola/ci. Ma è la GIUSTIZIA in questo romanzo ad accompagnare come un mantra il lettore, intesa come ‘necessità etica’; e allo stesso modo della luce invocata nei versi di Pasolini mette di continuo in dubbio e in bilico Doni; questa giustizia sta in ognuno dei fili della trama e nelle vite dei personaggi (e di tutti noi o quasi), ed è perciò un ‘tappeto’ tessuto con maestrìa. E mi sentirei di dire che sta anche in tutta la scrittura di Giorgio, che dice di sentirsi un ‘artigiano della parola’ ma per me è un ‘miglior fabbro’ di questa nostra letteratura italiana.

[Leggetelo se vi va su http://www.giorgiofontana.com]

3 comments

  1. “il personaggio novecentesco era inadeguato alla società in continua evoluzione, ora è la società, immobile, granitica, ad essere inadeguata a chi vive nel romanzo e ai suoi lettori.” evidenzio questo passaggio del brano di maddalena, perché concordo. Sottolineo, invece, ancora una volta, come siano diversi i vostri modi di raccontare un libro e la maniera di presentarlo a chi legge. grazie

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