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I poeti della domenica #107: Maria Occhipinti, Volevo essere la musa
Continua a leggere: I poeti della domenica #107: Maria Occhipinti, Volevo essere la musaVolevo essere la musa di un musicista e la modella di Michelangelo. Volevo essere la bandiera della rivoluzione mondiale. © in Maria Occhipinti, Anni di incessante logorio, prefazione di Adriana Chemello, Ragusa, Sicilia Punto L 2016, € 8,00
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I poeti della domenica #106: Vito Bonito, Nella casa
Continua a leggere: I poeti della domenica #106: Vito Bonito, Nella casaNella casa un filo di carne ascolta tutto il sangue raccolto in una tazza lo agita lo purifica lo esplora a la luce lo perde ne la luce Cos’è un filo di carne che non può dormire? Cos’è la luce dentro una tazza di sangue * © Vito Bonito, Nella casa, da La fioritura del…
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I poeti della domenica #105: Guido Cupani, Cosmologia minima
Continua a leggere: I poeti della domenica #105: Guido Cupani, Cosmologia minimaCosmologia minima Una ragazza piange. Un pianto improvviso come una scarpa slacciata fra un passo e l’altro, in piena regola, a capo chino, sola, le due mani sul viso. Io che le passo accanto e vorrei farmi albero o mosca o muro, imparo che il pianto è prima di ogni motivo, quotidiano, dimenticabile, qualcosa…
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I poeti della domenica #104: Mark Strand, Non ci sono parole per descriverlo
Continua a leggere: I poeti della domenica #104: Mark Strand, Non ci sono parole per descriverloNon ci sono parole per descriverlo Come divampavano quegli incendi che non esistono più, come peggiorava il clima, come svaniva l’ombra del gabbiano senza lasciare traccia. Era la fine di una sta- gione, la fine di una vita? È stato talmente tanto tempo fa che pare non sia mai esistito? Cos’è in noi che vive…
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I poeti della domenica #103: Jo Shapcott, La Serenissima
Continua a leggere: I poeti della domenica #103: Jo Shapcott, La SerenissimaLa Serenissima Ero sulla terra, ma la terra non apparteneva più al mondo, le era concesso poggiare qua e là su zolle galleggianti. Il marciapiedi ondeggiava sotto le mie scarpe. Tutto quel che vedevo apparteneva all’acqua: liquide chiese, e teatri, monumenti, case, liquido sole e cielo. Le mie mani vagavano nell’acqua, raccoglievano acqua. La faccia…
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I poeti della domenica #102: Cesare Garboli, da Sei poesie
Continua a leggere: I poeti della domenica #102: Cesare Garboli, da Sei poesie………………………I I Non lo so e non lo sai nemmeno tu: sarebbe come chiedersi quale colore ha il vento. Eppure sì, gli anni e le ore di una vita sbagliata forse è giusto che li calcoli un cieco oste confuso, e che s’imbrogli scarabocchi leccando la matita numeri con dolcezze, conto illogico che non torna,…
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I poeti della domenica #101: Cesare Garboli, Poesia scritta per Paragone
Continua a leggere: I poeti della domenica #101: Cesare Garboli, Poesia scritta per ParagonePOESIA SCRITTA PER PARAGONE Tra l’una e l’altra giovanile disattenzione una cosa o qualcosa era importante prima che ci confondessimo in quel gioco crudele. E che le nostre braccia erano grandi e leggere fintanto che ce le dimenticavamo crescere verso il soffitto come in un Veronese. Ma poi si vede che non ero fatto per…
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I poeti della domenica #102: Cesare Zavattini, Invcend a vrés
Continua a leggere: I poeti della domenica #102: Cesare Zavattini, Invcend a vrésInvcend a vrés büta föra in dialét col co tgnü dentr’in italian * Invecchiando vorrei buttare fuori in dialetto certe cose tenute dentro in italiano © Cesare Zavattini, Invcend a vrés in Stricarm’ in d’na parola, Milano, all’Insegna del Pesce d’Oro, 1973.
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I poeti della domenica #101: Cesare Zavattini, Mei taser
Continua a leggere: I poeti della domenica #101: Cesare Zavattini, Mei taserMei taser Véta véta, cus’ela? Mei tasér. An vrés mia disturbà chi du là chi è dré a gusars’in mès a l’erba * Meglio tacere Vita vita, cos’è? Meglio tacere. Non vorrei disturbare quei due là che si stanno chiavando in mezzo all’erba © Cesare Zavattini, Mei taser in Stricarm’ in d’na parola, Milano, all’Insegna del Pesce…
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I poeti della domenica #100: Cesare Zavattini, Forse
Continua a leggere: I poeti della domenica #100: Cesare Zavattini, ForseForse Forse l’emusión pö granda dla me veta l’é stada na not, a gh’era an stofag, an ferum, cme pröma dal teremot, Diu l’è gnu dentr’in d’la me camara impalpabilment e al m’à det a te sul a te a t’fag savé ca n’ag sum mia * Forse Forse l’emozione più grande della mia vita…