I poeti della domenica #102: Cesare Garboli, da Sei poesie

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Non lo so e non lo sai nemmeno tu:
sarebbe come chiedersi
quale colore ha il vento. Eppure
sì, gli anni e le ore
di una vita sbagliata forse è giusto
che li calcoli un cieco
oste confuso, e che s’imbrogli
scarabocchi leccando la matita
numeri con dolcezze, conto illogico
che non torna, zoppi versi…
La vita può pagarlo, può permetterselo,
la vita così tanto più eccentrica
dell’arte, o come l’arte.
……………………Chi
dentro il mucchio di tenere bisce,
nel cesto di anguille, nell’antro
fragrante di ostriche, polipi, spelonca
di noi come umide
alghe, semi, salive, chi nel mostruoso
sputo vede, sa?
…………………….‘Tuo padre mi prendeva, nel sole
a chiazze sopra i tavoli dell’osteria,
ma non era tuo padre, aveva i baffi,
il sigaro e una camicia bianca a righe’.
‘Ma mio padre li aveva’, e perché fuggi
spaventata − rido − perché corri, t’arresti,
e perché tremi?
………………………Dunque tra le crepe
e i ruderi assolati, celle, spalti
di vestiboli e camere regali
è questo che irrompe cielo
e implora vivo e timido, l’antilope si slancia,
altera cresce e impavida l’erba.

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© Cesare Garboli, da Sei Poesie, in «Paragone», Anno XVIII, Numero 200/20, Ottobre 1966.